2012, una vera catastrofe di film

ConSequenze

Uno dei maggiori problemi dei film catastrofici è che sostanzialmente non hanno trama: fragile sostegno, anzi trait d'union tra le scene davvero importanti, cioè quelle in cui entrano in gioco i tecnici degli effetti speciali, essa ha in sé un difetto endemico. Ossia, quasi soffrisse di un (giustificato) complesso di inferiorità per il fatto di essere così esile ed emaciata, si deve a tutti i costi ammantare di un messaggio morale di supporto, per giustificare tanta pochezza narrativa; pensiamo all'Inferno di Cristallo, dove il disastro aveva per forza di cose dovuto esser causa dell'avidità degli imprenditori cattivi con buona pace di tutte le Confindustrie del mondo. In 2012, del catastrofista (già The Day After Tomorrow), la morale è quanto di più demagogico, banale e diabetizzante si possa immaginare: tendenzialmente, i politici sono cinici e cattivi, a meno che non intervenga il buono della situazione, cui basta un'orazione piccola che neanche Ulisse per convincere tutti, dopo intere esistenze di lotta politica, corruzione, servizi segreti e omicidi di stato, a diventare buoni e ad accogliere nel proprio seno anche i derelitti. Per il resto, il film catastrofista è davvero una catastrofe, un'accozzaglia senza senso di effetti speciali spettacolari (forse) e luoghi comuni sparpagliati a pioggia come il pecorino sui bucatini. Le immancabili fughe in auto e aereo, improbabili nei polizieschi e quando girate il slow motion, diventano davvero idiote quando sono affidate totalmente alla computer graphics: onestamente, di auto inseguite dalle crepe del terreno che gli si aprono a 30 centimetri dalle ruote posteriori e autobus che volano oltre i crepacci, di slalom tra i palazzi che crollano, di pazzi dropout che si rivelano bocche della verità, di salvataggi all'ultimo decimo di secondo (non occorre che andiamo nel dettaglio, per pietà) non ne possiamo più. Vuoi fare un film sulla fine del mondo, anche sfruttando tutte le profezie e cabale assurde possibili e immaginabili? Te lo posso pure concedere: ma la vera trasgressione sarebbe stata cercare di fare qualcosa di realistico e plausibile, non il solito cartone animato: anche gli effetti speciali sono a cavallo tra Roger Rabbit e Harry Potter, e tanti saluti alla sospensione dell'incredulità. Io me lo vedo, Ronald Emmerich, telefonare alla mamma e dirle che in questo film ci ha messo tutto, ma proprio tutto tutto: lo scienziato nero e buono, il politico bianco e cinico, le opere d'arte preservate, il geniale indiano, c'è pure l'arca di Noè e la storia d'amore con la figlia del Presidente e il secondo marito della moglie dell'eroe (perché eroe, poi? Mah...) che sai che muore perché i due si devono rimettere assieme (tanto è un chirurgo plastico, mica un nobile scrittore da 500 copie). Insomma, al confine dell'inguardabilità e ben oltre il confine dello spreco di danaro ad essere andati al cinema per vederlo: oggi che abbiamo in tanti un bell'HD in soggiorno, ad aspettare che esca in tv (manco il noleggio del DVD...) ci sarebbe stato il doppio vantaggio del risparmio e della possibilità di vedere qualcosa di intelligente durante le pause pubblicitarie. Due punti soli davvero rimarchevoli: il primo, durante una scossa tellurica si apre una crepa nella Cappella Sistina, che si insinua millimetricamente tra la mano di Dio e quella di Adamo, a simboleggiare allegoricamente una separazione tra umano e divino. Allegoria della quale sia noi che il film potevamo fare a meno, ma salta agli occhi per la sua smaccata artificiosità. Il secondo, ad un certo punto per preservare l'umanità sono pronte delle Arche Noè-style, su cui trova posto ovviamente la créme de la créme della politica mondiale: unica eccezione, il Primo Ministro italiano, che fa sapere che rimarrà in patria col suo popolo riunito in preghiera. Qui, peraltro fa la fine del topo in Vaticano, assieme al Papa che gli crolla addosso con tutto il palazzo. E qui, mentre il pubblico in sala si sbellica dalle risate, il dubbio sorge spontaneo: fermo restando che nella realtà il Premier italiano si sarebbe imbarcato per primo assieme a Confalonieri, Bossi, Calderoli e un codazzo assortito (né il Papa sarebbe rimasto a terra), trattasi di comicità involontaria, o Emmerich ci ha proprio preso per i fondelli come Nazione?
Tags: