UDINE - Se gli uomini di scienza non reagiscono all’intimidazione dei potenti egoisti e si limitano ad accumulare sapere per sapere - scriveva Bertolt Brecht - la scienza può rimanere fiaccata per sempre ed ogni nuova macchina non sarà che fonte di tribolazioni per l’uomo. Un uomo che contravviene a questi principi, che rifiuta la responsabilità delle sue ricerche o addirittura le ritratta abiurando, non può essere tollerato nei ranghi della scienza…
L’uomo e il senso di responsabilità, dunque, la ricerca e l’etica, lo scienziato e il potere: si sviluppa fra questi cardini, assolutamente attuali, Vita di Galileo, una delle opere più importanti e profonde di Brecht ma anche una delle più ambigue e avvincenti. Un capolavoro senza tempo, saturo d’inquietanti chiaroscuri, atteso al Teatro Nuovo da mercoledì 11 a sabato 14 aprile (alle 20.45) con l’applaudita regia di Antonio Calenda e la grandiosa interpretazione di Franco Branciaroli (Un eroe moderno, negativo, a cui tuttavia rimane sempre la chance di agire positivamente).
Composto fra il 1938 e il 1943, e qui portato in scena dal Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia assieme al Teatro de gli Incamminati, il dramma costituì sempre un culmine nella produzione brechtiana: una sorta di testamento spirituale sia sul piano del lavoro teatrale, sia su quello del contenuto morale. Vita di Galileo percorre, infatti, la parabola dello scienziato pisano dal tempo dell’insegnamento a Padova fino agli ultimi anni vissuti forzatamente “in ritiro” a Firenze, sotto la severa sorveglianza dell’Inquisizione: un’esistenza densa di entusiasmi, sconfitte, intuizioni. La rivelazione più clamorosa riguarda il Modello Copernicano: non è Galileo ad intuirlo per primo, ma per primo riesce a dimostrarlo scientificamente, grazie proprio all’uso di quel telescopio di cui si era impropriamente attribuito l’invenzione. Le conseguenze di tale dimostrazione sono dirompenti: la Chiesa non è disposta ad abbandonare la teoria tolemaica del geocentrismo, l’Inquisizione processa Galileo e gli pone una scelta fra le più laceranti.
Restare fedele a se stesso, agli allievi, accondiscendere fino in fondo al demone della scienza e ad essa sacrificare la vita, oppure salvarsi, abiurando le teorie rivoluzionarie? Lo scienziato decide per la salvezza. E se nella prima edizione del dramma Brecht sembra scorgere in ciò il tentativo di continuare segretamente a servire la scienza e la ricerca, nelle rielaborazioni successive di Vita di Galileo appare invece sempre più determinato a condannare la codardia con cui il protagonista sottomette la scienza alla politica…
Dall'11 al 14 aprile 2007, ore 20.45
Teatro Nuovo Giovanni da Udine
via Trento, 4 - UDINE
Vita di Galileo
di Bertolt Brecht
con Franco Branciaroli
regia di Antonio Calenda
Info: tel 0432248418
