PADOVA - Va in scena dal 2 al 7 febbraio, al Teatro Verdi di Padova, un grande classico del teatro greco,
Andromaca di Euripide, nell'allestimento di Alessandro Maggi con la straordinaria Mascia Musy nelle vesti della schiava troiana e Antonio Zanoletti in quelle di Peleo.
La vicenda è nota. La schiava troiana Andromaca deve proteggersi dalle ire di Ermione, moglie tradita dal marito Neottolemo, figlio di Achille. Ermione, che odia la bella schiava per aver generato un erede che lei non ha saputo dare al marito, aiutata dal padre Menelao cerca con ogni mezzo di uccidere Andromaca e il figlio Molosso. Ma la schiava e il figlio potranno vivere per intervento divino, e sarà invece Neottolemo a morire. Nel dramma euripideo, Andromaca è concubina e schiava di Neottolemo, figlio di Achille, il responsabile della morte di Ettore, più volte invocato dall’eroina nel corso del dramma. Neottolemo è partito per Delfi, per chiedere perdono ad Apollo di avergli, un tempo, domandato ragione dell’uccisione di Achille. Le allusioni a Neottolemo sono frequenti nel corso della tragedia e creano un clima di sospensione e di attesa che in realtà non verrà mai soddisfatta, perché l’eroe non farà mai più ritorno dal santuario, dove troverà la morte per mano di Oreste, cugino e un tempo sposo promesso di Ermione.
Ma qual è davvero la strategia drammaturgica di Euripide? Un personaggio, Neottolemo, viene frequentemente citato, evocato e, via via che il testo procede, diviene un principio ispiratore attraverso il quale si sviluppa programmaticamente l’esplorazione del modulo della presenza assente, sapientemente orchestrato da Euripide. Presente assente che si trasforma: dall’attesa di Neottolemo salvatore per Andromaca, il ruolo si ribalta poi in rapporto con Ermione e il potenziale soccorritore diventa potenziale persecutore, la tragedia cambia forma con uno sviluppo antitetico delle sue premesse. Questa evoluzione non esaurisce lo sviluppo del modulo: con l’arrivo di Oreste l’ipotetico persecutore Neottolemo si trasforma in vittima. Euripide esplora l’intera gamma dei significati e delle
potenzialità connesse allo strumento della “presenza assente”, con un meccanismo che prevede la rotazione dei ruoli svolti dai diversi personaggi. Nello svolgersi del dramma si succedono l’attesa di un liberatore, l’attesa di un persecutore, l’ansia e la sofferenza connesse al ritorno di un eroe in pericolo, ossia le tre situazioni fondamentali dell’attesa tragica. Quando il presente assente giunge in scena è troppo tardi: in questo caso, Godot entra sul palcoscenico in pompa magna, ma da morto. Più che come individuo, il Neottolemo dell’
Andromaca esiste come catalizzatore delle frustrazioni, delle angosce, dei rancori e delle gelosie degli altri personaggi e, scomparendo nel nulla, ne dimostra tutta la vacuità, illustrando l’errore e il dolore come retaggio della condizione umana. In tutto questo, Andromaca assurge a protagonista, centro di questo errore che, in un misto di sorriso e ansiosamente pacata delucidazione (ansiosa perché troppo subitanea, frettolosa, misteriosamente sintetica) l’annuncio finale della divina Tetide risolve lasciandoci amaro in bocca. Non siamo di fronte a una semplice esibizione virtuosistica delle capacità tecniche di un drammaturgo. Attraverso il reiterato rovesciamento della funzione del personaggio lontano, la caleidoscopica trama di Andromaca restituisce il senso di una realtà inafferrabile e sfuggente, che vanifica sistematicamente le aspettative dei personaggi in scena, in un’attesa continuamente frustrata di un miraggio.
Stagione Teatrale 2009-2010
Dal 2 al 7 febbraio 2010, ore 20:45
Giovedì 4 e e domenica 7 febbraio, ore 16:00
Teatro Comunale G Verdi, via dei Livello 32 - PADOVA
di Euripide
traduzione di Monica Centanni
con Mascia Musy Andromaca Antonio Zanoletti Peleo Irene Vecchio Ermione Stefano Scandaletti Oreste Alessandro Lombardo Menelao Woody Neri Messaggero Mirella Mastronardi La donna di Ftia Beatrice Niero La serva Elisabetta Balia Teti Luca Vecchiarino Figlio di Andromaca
regia di Alessandro Maggi
scene: Leonardo Scarpa luci: Gigi Saccomandi costumi: Irene Monti musiche: Antonio Di Pofi coreografie: Alessandra Panzavolta
Una produzione Arena del Sole Teatro Stabile di Bologna - Teatro Stabile del Veneto in collaborazione con Teatro olimpico di Vicenza 62° Ciclo di Spettacoli Classici
Sabato 6 febbraio alle ore 17.30 li attori incontreranno il pubblico
Biglietti: da 7 a 27 euro
Info: Biglietteria
tel. 049 87770213
www.teatrostabileveneto.it