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Dal 13 marzo al 6 aprile 2010
Vernissage: Sabato 13 marzo, alle ore 19.00
Orario: martedì a sabato ore 10-13 e 16-19
Ingresso libero
Sabato 6 Marzo, Treviso si è svegliata con dei nuovi ospiti. Strane creature hanno preso possesso della città. Sono arrivati e sono tra noi… ma vengono in pace. Camminate per le vie cittadine, alzate gli occhi, guardatevi attorno e cercate, cercate, cercate… No, non sono i visitors. Sono gli alter ego di Kenny Random. Personaggi dalle caratteristiche simili, con lineamenti spesso solo suggeriti, il collo lungo, le labbra serrate e prominenti. Gli occhi, soprattutto, colpiscono: spesso sono chiusi, nascosti da un ciuffo di capelli o dal cappello, o addirittura mancanti. Ma non si tratta di cecità, hanno qualcosa di speciale, che riesce a farle entrare nel vissuto di ciascuno in maniera discreta e silenziosa, ma altrettanto potente e inesorabile. Sono creature autentiche. Seguite il percorso tracciato da Kenny, tra i vicoli e i sottoportici e all’interno dei locali più esclusivi e caratteristici di Treviso: oltre 30 creature, frutto dell’estro creativo e visionario del discusso artista padovano, si sono iniettate nel tessuto del centro storico; figure alte due metri e trenta centimetri, larghe novanta, una diversa dall’altra vi sorprenderanno dietro l’angolo, spettri mortiferi nel tram tram quotidiano dei trevigiani. Fatevi rapire da questi volti, anime intrappolate, strozzate da una malinconia sottile, desiderose di comunicare e condividere con le persone la loro ricerca introspettiva. Incontrateli, parlate con loro, immortalateli con la vostra macchina fotografica. I primi 10 che porteranno in galleria Spazio Bevaqua Panigai almeno 20 riproduzioni diverse dei personaggi di Kenny vinceranno una stampa numerata e firmata dall’artista. Avete tempo fino al 6 aprile per portare le foto in galleria, sede della mostra personale di Kenny Random, il quale ha portato a Treviso più di 70 opere, tra tele, disegni, grafiche, stampe, che saranno esposte allo Spazio Bevaqua Panigai dal 13 marzo al 6 aprile, appunto.
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Dal 10 al 27 marzo 2010
A cura di Francesca Brandes
Vernissage: mercoledì 10 marzo, alle ore 18.30
Ingresso libero
L'esposizione dal titolo Etimologie, opere di Bonizza Modolo, a cura di Francesca Brandes, consta di 25/30 opere, acrilici su tela e tavola di dimensioni variabili (da 190 x 150 a 90 x 90).
Si tratta di quadri realizzati negli ultimi anni e dedicati dall'artista ad una ricerca astratta sul rapporto tra segno e colore. Una pittura informale, in cui prevalgono poche, accese tinte (l'azzurro, il rosso, il giallo) e la forza del tratto nero. Bonizza Modolo, con Etimologie, indaga in modo particolare il concetto del confine (ideale e formale allo stesso tempo, oltre che etico): paradigma del nostro tempo, spesso inquietante, che l'artista rende attraversabile con la propria arte. Quasi a dirci, nella comune etimologia dei sentimenti portati nel quadro, che ogni segno può essere condiviso.
Con questi presupposti, l'esposizione si pone come testimonianza di scambio reciproco tra culture ed esperienze diverse, in nome di un comune destino: atto più che mai necessario oggi, che quei confini è doveroso abbattere.
Per Modolo ciò che conta è l'orizzonte della composizione. Guardare al di là ed attraverso - sostiene l'artista - è un atto necessario. Qualche volta lo sguardo spaventa, in altri casi affascina. Tuttavia, solo così facendo, attraverso la pittura e la riflessione sul proprio agire, si possono incontrare il mondo, l'altro da sé, la vita stessa.
C'è un tempo per ciascuno, in cui l'urgenza del rispondere anticipa le parole, il senso di una chiamata. Si è, improvvisamente, pronti. Sono passi fatti d'impulso, ma pieni d'integrità, come il manifestarsi di una ragione sensibile e preveggente, come albero che regali prima il frutto e poi il fiore. Faremo e ascolteremo , promettono gli Ebrei nel deserto all'imperativo divino.
Prima l'empito del fare, il segno agito; poi, la magica misura dell'attesa, in silenzio: Bonizza Modolo è maestra di questa ragione radicata nel reale; turbine che, pur essendo prossimo alla vita quotidiana, è nondimeno pensiero che si muove impetuoso. Talora, in quest'artista solitaria e pura, dalle chiarezze adamantine, la pertinenza tra gli elementi della realtà fenomenica non è definita una volta per tutte. Lo evidenziano la luce, cangiante e mutevole; l'impercettibile variare dei pesi sulla tela; l'andamento strutturale, in queste ultime opere per lo più ascendente. La relazione non è mai di tipo sintagmantico, quanto sostitutivo, perché i vari segni non sono altro che manifestazioni diverse di uno stesso e fondamentale significato.
La parte, in Bonizza, non è frazione del tutto, ma suo simbolo. Di più: gli elementi ontologicamente primari ed ineliminabili di questa pittura - coerente nel suo sviluppo storico, ma sempre inerente al mutamento (o, meglio, alla sua analisi) - non consistono nei corpi materiali, negli spazi definiti a velature sovrapposte o a campiture più dense. Appartengono piuttosto alla qualità della materia, alla sostanza dell'agire. Così facendo, l'artista trascende ogni dualismo, in favore di una visione olistica del costruire: tra sfondo e segno, tra immanente e trascendente. Il suo rifiuto non concerne solo un'ipotetica divisione concettuale del mondo, ma riguarda anche ogni discriminazione percettiva.
Modolo fa, poi ascolta. La fame di vento che la agita si compone in ordinata attesa, come il celebrarsi di una libera obbedienza. Lo stile - quella cifra rigorosa ed impervia che la rende subito distinguibile - è in lei la capacità poetica di ridurre il mondo all'essenziale e di dominarlo in una laconica unità di significato. Senza indulgere in nostalgie, lo disciplina. Nondimeno, la carica emotiva della sua pittura non ne risulta affatto sminuita.
Bonizza ha il merito, conquistato sul campo, di sapersi dare all'alterità e sostenerla con lucido affetto. La visione si dinamizza, scaricando gli eccessi lungo percorsi elicoidali. Laddove, in precedenza, l'artista andava a far combaciare i confini - formali, filosofici - in possibili convivenze, ora s'intravvede una rinnovata propensione al rischio, allo sradicamento. E non sembra esistere ritorno.
In questo ciclo di opere polite e chiare, che usano con misura cromìe assolute, come cuori pulsanti, pare avvenuto un mutamento di paradigma: in intima coerenza con il pensiero, si evidenzia in Modolo il primato dell'azione, dell'impegno coinvolgente e ruvido all'interno di un mondo privo di certezze e di consolazioni. L'arte non può, non deve evitare la frammentazione del reale. La pittura vi abita, in orizzontale ed in verticale, ed il sentimento del tempo - perso, guadagnato, denso di memorie e di speranze - ordinandosi in misura, si fa in Bonizza sentimento dello spazio, senso di avventura, costituzione strutturale di un “verso dove” che non lascia spazio all'incertezza: …ma ho fiducia che l'azione / sia preghiera anch'essa pel futuro recitano i versi di Luzi, e non è un caso che Modolo ami la forma poetica nel suo cuore di fede e di prassi.
È l'istante della potenza e dello slancio che anima questi lavori. Attraverso un'instancabile ed ostinata perlustrazione, Bonizza penetra da sempre nelle crepe che percorrono la provvisoria unità dell'io individuale. Ora il suo titanico, pervicace tentativo di arrivare all'osso del nostro giorno, diviene ancora più intenso, si allarga ai moti delle storie, alle essenze generatrici dell'aria. L'artista ci restituisce l'esistente prima del pensiero, prima della riflessione, nel suo nucleo di carità e di condivisione. La trasformazione isomorfica delle tinte e delle griglie compositive mantiene l'informazione originaria: così la ragione con radici di Bonizza risale, inesorabilmente, al senso etimologico dell'agire poetico, alle costituenti fondamentali. Luce e forma. Segno su segno, e misura.
L'etimologia è la mappa, la causa vitale, il carisma dell'operare di Modolo. La coscienza delle origini e la responsabilità della via, ecco ciò che connota il lavoro di questa artista meticolosa ed appassionata ad un tempo. L'impulso di farsi vita trova senso nell'aspirazione della materia ad illuminarsi e nella regola che Bonizza impone allo slancio. In questo modo i suoi fuochi - orchestrati ritmicamente sulla superficie dell'opera, attraverso meditati interventi del colore, quasi agisse con paste vitree sulla trasparenza dell'acqua, o con sabbie marcate come profondi graffi - crescono dal profondo di una vicenda, familiare e culturale, importante. Sacra bottega, cristallini ricordi di vite dedicate al fare arte.
La necessità della figurazione si riassesta nell'urgenza di rivelare, di porre voce. C'è l'amore del verso - con un pudore scabro - nei suoi grigi, di volta in volta perla di cielo, opaca intensità di muro. Altrettanto, nei rossi di Bonizza, volutamente integrali o appena oscurati, ci sono tutti i rossi della sua storia. Non la percorre alcun intento razionalistico; piuttosto, il suo simbolo per il tutto appoggia - appunto etimologicamente - su un'antica scienza innata, il senso dello studio e della pratica quotidiana. È anche pazienza, questa pittura faticata come il pane che lievita, la goccia che scorre e lascia traccia. L'io e l'oggetto godono in essa di un rapporto di risonanza che trascende i fenomeni ottici. Un po' alla volta, esattamente, impariamo a vedere oltre la facciata, ad afferrare la radice. Con pazienza, appunto, ci rispecchiamo.
(Francesca Brandes)
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Dall'8 al 31 marzo 2010
A cura di Marianna Accerboni
Vernissage: lunedì 8 marzo, alle ore 17.30
Orario: tutti i giorni 10.00 - 13.00 / 17.00 – 20.00
Ingresso libero
Odilia Egle Ciacchi - scrive Accerboni - persegue con intensità e passione una ricerca artistica volta a interpretare e svelare quel reticolo di emozioni e sensazioni che sottendono e animano la realtà visibile. Nell’ambito di tale sperimentazione la pittrice - che nel corso degli anni ha frequentato la Scuola dell’Acquaforte “C. Sbisà” con Furio De Denaro e Franco Vecchiet, con il quale sta approfondendo attualmente i temi dell’incisione, e gli atelier di Paolo Cervi Kervischer e Franco Chersicola - ha istintivamente tratto dalla cultura artistica del proprio tempo i parametri secondo i quali esplicitare il proprio pensiero pittorico: la traccia è stata la poetica espressionista che, nelle sue molteplici forme, ha caratterizzato gran parte del novecento europeo e internazionale.
Muovendo istintivamente da tale movimento, la cui matrice nasce dall’esperienza emozionale e spirituale della realtà, esplicitata attraverso un’intensa valenza cromatica e segnica, la Ciacchi - che, figlia d’arte, si dedica alla pittura fin da bambina e che nel corso della sua attività espositiva nazionale e internazionale, ha ricevuto numerosi riconoscimenti (primo fra tutti il Premio internazionale Agazzi a Bergamo) - è riuscita a comporre con grande sensibilità e autentica energia un universo magico e onirico, il quale testimonia tuttavia il reale, sovrapponendo e intrecciando a una lettura soggettiva considerazioni di ordine universale.
In tale narrazione, che supera i canoni dell’espressionismo figurativo, da cui l’artista era partita, la pittrice ha gradualmente abbandonato l’aspetto naturalistico della rappresentazione, sintetizzandola fino ai limiti dell’astrazione in un rapporto armonico delle forze e dei sentimenti, modulati attraverso un ritmo libero e personale e un’intensità cromatica più intensa, raggiunta nelle opere più recenti: sensazioni, momenti di meditazione, intuizioni, ricordi - conclude Accerboni - espressi, con effetto catartico, a tecnica mista, carboncino, pastello e acrilico, che vanno recepiti quali “Fonti” di energia e di vita, nell’ottica di un’assimilazione del reale, positiva e profetica di speranza e di positività.
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Dall'8 marzo al 6 aprile 2010
Vernissage: lunedì 8 marzo, alle ore 18.00
Orario: da martedì a sabato ore 11-14 15-18
Ingresso libero
Bandiere e colori simbolo di tre continenti su cui è stato tracciato il cammino dell’uomo contemporaneo attraverso lo sviluppo delle arti e delle contaminazioni culturali. Un escamotage visivo per cercare di comprendere e interrogarsi sul concetto ‘mediterraneità’, conoscerlo nel suo complesso sviluppo e significato. Una serie di indizi per comprendere l’essenza di una regione nella sua globalità che ci chiede di fermarci a riflettere sull’emergenza ambientale che caratterizza questa parte di mondo e sulle molteplici culture che lo abitano.
Ogni bandiera è iconograficamente contraddistinta da simboli che richiamano all’essenza femminile: elemento portante dell’arte della Lutski. Soggetto preferito dell’artista sono infatti le mani utilizzate come metafora della lotta portata avanti dal popolo femminile per l’affermazione dei propri diritti all’interno della società.
Un messaggio di speranza per un futuro che avrà come protagoniste donne ormai all’avanguardia rispetto alla società in cui si troveranno.
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Dal 6 al 26 marzo 2010
A cura di Jacopo Stocc
Vernissage: sabato 6 marzo, alle ore 18.00
Orario: ore 10-12.30 e 15.30-19.30
Ingresso libero
La Galleria Flaviostocco di Castelfranco Veneto presenta una mostra antologica su Virgilio Guidi (Roma 1891 - Venezia 1984) dal titolo "Omaggio". L'esposizione ripercorre tutti i periodi di questo grande Maestro del 900'. La Mostra si aprirà Sabato 6 Marzo alle ore 18.00 e durerà fino al 26 Marzo.
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Dal 4 al 24 marzo 2010
Vernissage: giovedì 4 marzo alle ore 18.00 con un momento dedicato alla danza e assaggi della cucina tradizionale.
Orario: il lunedì dalle 15.00 alle 19.00; da martedì a domenica dalle 10.00 alle 18.00.
Ingresso libero
L'appuntamento è a Venezia, presso l'ex convento di ss Cosma e Damiano, nella Sala del Camino, 620 Dorsoduro isola della Giudecca (fermata vaporetto 'Palanca').
L'associazione Fratelli dell'Uomo, Ong da oltre quarant'anni impegnata nell'ambito della solidarietà e della cooperazione con il Sud del mondo, con la collaborazione del Comune di Venezia, il patrocinio del ministero per le Pari Opportunità, presenta la mostra fotografica di Danilo De Marco e "E noi vi guardiamo... Un mondo di Donne in cammino".
Quarantacinque scatti in bianco e nero per ritrarre la condizione femminile nel mondo. Le fotografie di Danilo de Marco immortalano il volto delle donne, i loro sorrisi, le piccole grandi fatiche quotidiane, la gioia di una maternità... Immagini intense, che provengono dall'Africa, dall'America Latina e dall'Asia, per orientare lo sguardo del visitatore sugli orizzonti a volte drammatici, spesso trascurati, ma colmi sempre di dignità,forza e coraggio dell'altra metà del cielo. Sono donne consapevoli del peso della quotidianità ma in cammino per una vita più giusta e serena e portano con loro un sorriso che spesso ci imbarazza.
Alla mostra è abbinato un concorso pubblico aperto a tutte le donne dai 15 anni in su, per l'ideazione di un messaggio sociale a favore dei diritti femminili. Si può partecipare inviando all'associazione Fratelli dell'Uomo immagini, disegni, fumetti, brevi testi. Il bando si può scaricare su: www.fratellidelluomo.org/donnevenezia
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Vecchiato Art Galleries, e' lieta di presentarVi la mostra Arman: la petite exposition, presso la sede bohemienne in Via Dondi dall'Orologio 31, a due passi dal Teatro Verdi di Padova. L'inaugurazione della mostra si terrà Giovedi' 25 Febbraio alle ore 18.30, e ricostruirà attraverso le opere esposte, il percorso e l'evoluzione artistica del Maestro, che ha per anni intrattenuto un rapporto particolare con la galleria.
L'irrequietezza e la curiosità stilistica di Arman l'hanno spinto sin dagli inizi della sua carriera a sperimentare verso forme e tematiche sempre nuove. Il percorso dell'artista nizzardo inizia con il gruppo dei Nouveau Realiste, nella Parigi del 1960, dove i giovani: D.Spoerri, R.Hains, Y.Klein, M.Raysse, Ce'sar, Christo e Villegle', somatizzano il boom economico che stava prendendo piede in quegli anni in Europa, plasmando, distruggendo, dissacrando gli oggetti che la civiltà di quegli anni produce, consuma e distrugge in massa. Arman si mostra sin da subito a suo agio, nell'accumulazione di oggetti del quotidiano, proponendoli in una sorta di ripetitività visiva.
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Dal 20 febbraio al 30 marzo 2010
A cura di Nicoletta Colombo, Giorgio Ghelfi
Vernissage: sabato 20 febbraio, alle ore 18.00
Orario: da martedì a sabato 10-13 e 16-20. Lunedì 16-20
Ingresso libero
Le trenta opere in mostra, metà delle quali ad olio e metà a tecnica acrilica, appartengono, per la maggior parte, agli anni Settanta, ad eccezione di alcuni oli di Appel realizzati nei secondi anni Cinquanta e nei Sessanta. Le dimensioni dei dipinti variano dalle medie (circa cm. 50x70) alle grandi (circa cm. 70x90 e oltre)
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Dal 19 febbraio al 14 marzo 2010
A cura di Mara Campaner

