Stazione Rogers Trieste
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Dal 22 al 28 gennaio 2010
Artisti: Alessandro Amaducci, Francesca Bergamasco, Francesca De Belli, Antonio Giacomin, Robert Gligorov, Maurizio Goina, Gruppo Sinestetico, PierPaolo Koss, Annalisa Metus, Ivan Penov, Margherita Pevere, Pietro Polotti
A cura di Maria Campitelli
Vernissage: venerdì 22 gennaio, alle ore 18:00
Ingresso libero
Catodica è promossa da Fucine Mute
E non basta: Catodica apparirà anche in uno spazio gestito da Alpe Adria Cinema, in via Pescheria, 4, con una scenografica video-installazione e tre video-postazioni. Stazione Rogers, Riva Grumula 14 Teatro Miela, P.zza Duca degli Abruzzi 3 Spazio Alpe Adria Cinema, via Pescheria 4 L’immagine di sintesi in movimento continua ad interessare artisti e creativi di tutto il mondo, per il sempre più facile accesso alle tecnologie digitali e per la consonanza delle modalità del racconto, spesso simbolicamente concentrato nello svolgimento temporale, con le esigenze attuali. Una consolidata espansione dell’antica mira del quadro in movimento, già cavalcata agli inizi del secolo scorso dal cubismo e dal futurismo, e sfociata innanzi tutto nel cinema e di seguito, con l’avanzare delle tecnologie elettroniche, nella video-art appunto che conosce ormai un percorso di cinquant’anni, tra continui aggiornamenti linguistici e tecnologici. Nutrito e variegato il programma di quest’anno: comprende svariate presenze artistiche e diverse direzioni tematiche che riflettono personali considerazioni sulla realtà quotidiana, sulle contraddizioni e le incertezze che tutti viviamo. Catodica è promossa da Fucine Mute ed è a cura di Maria Campitelli Vi predomina uno sguardo sul corpo, sulla sue espressività individuale e collettiva (v. le corpografie riprese nel Nord Corea da PierPaolo Koss).
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Dal 4 al 18 dicembre 2009
Artisti: Carlo Andreasi, Elisabetta Bacci, Giuliana Balbi, Anna Valeria Borsari, Pierpaolo Ciana, Roberta Cianciola, Florentia Corsani, Myriam Del Bianco, Cecilia Donaggio, Federico Duse, Fabiola Faidiga, Lucia Flego, Daniela Frausin, Guillermo Giampietro, Eugenia Gotti, Lucia Krasovec Lucas, Cristina Lombardo, Elisa Longanes, Elena Marchigiani, Alice Martinelli, Daniela Michelli, Giuseppe Pedi, Lucio Perini, Massimo Premuda, Adriano Riosa, Alessandro Ruzzier, Sonia Squillaci, Erika Stocker, Paolo Toffolutti, Cristina Treppo, Giancarlo Venuto, Elisa Zurlo
A cura di Maria Campitelli
Vernissage: venerdì 4 dicembre, alle ore 18.30 a Trieste, Casa Rosa, Parco di San Giovanni, Ex Ospedale Psichiatrico e ore 20.30 Trieste, Stazione Rogers, Riva Grumula 14 e
Orario: da martedì a sabato dalle 17.00 alle 20.00, domenica 10.00-13.00, lunedì chiuso
Organizzazione: Gruppo 78
Ingresso libero
Mostra patrocinata dalla Provincia di Trieste e della Regione F.V.G, Assessorato alla Cultura. con la collaborazione della Facoltà di Architettura dell’Università degli Studi di Trieste e con l’adesione della Casa dell’Arte.
Oggi, a Trieste, si rinnova questo impulso però su un terreno opposto, di mancanza e di abbandono, colorandosi dunque d’ironia, ma contenendo nel contempo una potenziale spinta alla trasformazione e al recupero. Si tratta infatti di individuare luoghi abbandonati, sia strutture architettoniche che spazi aperti, parchi, giardini o quegli interstizi anonimi - che Gilles Clement definirebbe “spazi indecisi”, lacerati - di insediamenti naturali ai margini delle costruzioni, che s’insinuano nel tessuto del territorio urbano e soprattutto suburbano. Luoghi abbandonati, disabitati e dismessi, in una parola deantropizzati, della città di Trieste e della sua provincia, che con questo progetto, vengono dapprima individuati, scandagliati, documentati e sui quali poi s’innescano ipotesi d’intervento creative, anche utopiche e visionarie, per il loro riconoscimento e per un eventuale riassetto ed utilizzo.
E’ ancora una volta il Gruppo 78, associazione culturale triestina attestata sulla contemporaneità da oltre un trentennio, a proporre questa indagine che s’innesta nella Public Art e consegue al grande progetto “Public Art a Trieste e dintorni” svoltosi tra il 2007 e il 2008 sul territorio del capoluogo giuliano.
Fascinosi da sempre, i luoghi abbandonati, oggi suscitano nuova attenzione ed interesse in una rilettura del territorio urbanizzato e non. All’eccesso di pianificazione, di organizzazione razionale, di invasivo costruire, alla saturazione del concetto di urbanizzazione si contrappone una ricerca e una valorizzazione dello scarto, di ciò che si insinua tra il costruito, di ciò che rimane al margine, lasciato da parte perchè non produttivo. Insignificanti frammenti territoriali, di cui è intessuta ogni regione, nel loro abbandono garantiscono diversità biologiche, altrimenti schiacciate dal cemento. Gli Stalker, ad esempio, attestati su questo fronte, parlano di “territori attuali” che costituiscono il negativo della città costruita, “luoghi del divenire inconscio dei sistemi urbani” dove attuale significa “diventare altro” in proiezione futura. Luoghi della trasformazione dunque, con ipotesi di ridefinizione e di rinascita tra gli anfratti di una natura non costretta, spesso intrecciata in imprevedibili rapporti con residui strutturali deantropizzati. Raccontare dunque la città in ombra che pulsa attorno e dentro a quella costruita, che chiede attenzione ed interventi diversamente pianificati, per rinascere a nuova vita contestualizzandosi con la città della luce, quella riconosciuta e praticata. Auspica perciò un’idonea progettualià che non la distrugga per continuare ad alimentare la linfa che contiene. Contrappunto compensatorio e necessario per una città più viva e vivibile dove lo spontaneo possa essere accolto e utilmente praticato col già costruito. Potrebbe diventare così una “Città radiosa” non solo emblematica, ma radicata nella realtà del quotidiano.
E’ un progetto aperto ai giovani e a nuove idee. Riveste anche una funzione educativa in quanto si propone di far conoscere luoghi dimenticati e accantonati della nostra città, stimolando la loro scoperta e relativa indagine per un approfondimento cognitivo e una successiva eventuale revitalizzazione. Quest’ultima da effettuarsi tramite i linguaggi ibridati dell’espressività contemporanea e le più aggiornate versioni della ricerca architettonica/urbanistica, così da integrare passato e futuro con uno sguardo attento all’ambiente.
E’ un progetto collettivo che insiste sul territorio con l’obiettivo di provocarne una rinnovata sensibilizzazione e una consapevole appropriazione.
Si articola in tre segmenti: mappatura o censimento dei siti pubblici e privati definibili come”luoghi dismessi” progettazione di interventi realizzazione di uno o più interventi progettati
La mappatura è lo strumento basilare di conoscenza che fornisce i dati multimediali – immagini, contributi testuali, video, suoni raccolti nel nuovo sito interattivo del gruppo 78 www.lacittaradiosa.eu, aperto da poco, ma già ricco di informazioni - su cui poi intessere i propri ragionamenti ed ideazioni di intervento. È interessante rilevare l’aspetto innovativo di questa ricerca che utilizza la tecnologia avanzata - con l’apporto dell’informatico Massimo Angelini, la grafica di Carlo Andreasi e la collaborazione di Paola Vattovani - per attuare un’informazione interattiva con un utenza potenzialmente planetaria. È il data-base, propedeutico sì alle fasi successive, ma inteso con una sua autonomia e come una vera e propria opera d’arte sociale. Da esso inizia la ricerca territoriale e di variegata informazione, aperta a tutti, con l’intento di promuovere un diverso interesse verso il territorio in cui si svolge la nostra vita, e di conseguenza una rinnovata coscienza degli spazi urbani e suburbani in cui essa si compie.
La successiva fase progettale, ora in atto, produrrà una prima mostra di ipotesi di intervento, a partire dal 4 dicembre 2009, presso la “Casa Rosa”, al Parco di S. Giovanni, ex Ospedale Psichiatrico e contemporaneamente alla Stazione Rogers, riva Grumula 14, Trieste.
Vi approdano oltre venti progetti. La volontà di evidenziare e revitalizzare svariati luoghi dismessi spazia in situazioni disparate, dagli alloggi abbandonati degli operai della Ferriera, ai residui militari della prima e seconda guerra mondiale, dagli alberghi sfasciati a splendide ville inghiottite dalla vegetazione, ai grandi impianti produttivi dismessi per il mutare dei tempi e delle condizioni socio/economiche…. . Due nuclei in particolare destano uno spiccato interesse : l’ex Ospedale psichiatrico - da cui è partita la rivoluzione basagliana e dove si svolge appunto una parte della mostra - e il Porto Vecchio, grandiosa isola a se stante prospiciente il mare, dove sono anche ancorate straordinarie strutture vetero-industriali come il pontone URSUS, con la gru alta 70 metri, del 1914.
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Dal 24 ottobre al 18 novembre 2009
Abiti e Oggetti Menoperpiù
Artisti: Mateja Benedetti, Elena Fajt, Sanja Manakonska, Bojana Nikodijevi’c, Oloop, Sanja Stepanovi’c, Neli Strukelj, Saneja Uzejrovi’c, Zvezda
A cura di Mateja Benedetti, Massimiliano Schiozzi
Vernissage: sabato 24 ottobre, alle ore 21:00
Orario: da martedì a sabato dalle 17.00 alle 20.00, domenica 10.00-13.00, lunedì chiuso
Ingresso libero
Mostra sostenuta dall’ Assessorato all’Istruzione e alla Cultura della Regione, dalla Fondazione CRUP e dalla Banca Popolare Friuladria-Crèdit Agricole e coordinata dall’Associazione culturale Cizerouno con la cura dell’immagine di Comunicarte
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Vernissage: venerdì 24 luglio
orario: da martedi a domenica, alle 10 alle 20; hiuso il lunedi'
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La rassegna di tre mostre-preview dedicate al lavoro di nove giovani artisti, prosegue con due appuntamenti nel mese di luglio.
Dal 3 al 23 luglio sarà possibile conoscere meglio il lavoro di tre dei giovani borsisti degli Atelier della Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia: Giulio Frigo, Andrea Kvas, Agne Raceviciute.
Gli artisti, seppur under-trenta, hanno già sviluppato una propria ricerca articolata e originale, operando indistintamente con il disegno, la fotografia e l’installazione. La ricerca di Giulio Frigo si inserisce nel filone concettuale, le sue opere sono sempre supportate da una profonda ricerca filosofica e da un appeal estetico contemporaneo. Andrea Kvas si concentra sul disegno, che pratica con fare assolutamente libero e antitetico, spaziando dal segno più minimale della grafite a quello denso del pastello a olio, dell’acquarello e dell’acrilico. Il lavoro di Agne Raceviciute si sviluppa attraverso diversi media, ricreando, nella complessità delle opere una sorta di narrazione emotiva del proprio sentire.
Nel terzo appuntamento, dal 24 luglio al 20 agosto, i protagonisti saranno Mattia Campo Dall'Orto, Sandro Crisafi e Francesca Martinelli. I tre artisti sono accomunati da una caratteristica comune, entrambi infatti utilizzano tecniche quasi obsolete per la realizzazione delle opere: fotografia off-camera, collage, assemblaggi di oggetti trovati.

