Concha Bonita: colori, musica e divertimento

Sipario

TRIESTE - Mi piacerebbe suggerire a Romano Prodi (o chi per lui- di scritturare, pardon, chiamare nell’Esecutivo, in qualità di Ministro della famiglia e delle pari opportunità al posto della premiata coppia Bindi in Pollastrini, Alfredo Arias, coautore (insieme a René De Ceccatty e Vincenzo Cerami) e regista di Concha Bonita, musical andato in scena fino a domenica 25 febbraio nel bellissimo Politeama Rossetti di Trieste.

Il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, non è una novità ma mi piace sottolinearlo, è sempre un punto di riferimento per la cultura di qualità in Regione e propone spettacoli ricchi di spessore, importanti nella messinscena e nei nomi coinvolti, spesso altisonanti.

Questo rappresentazione, sorta di eccellente mix tra The Rocky Horror Picture Show, Victor Victoria, Il Vizietto, Moulin Rouge! e molti altri, grazie al passaparola e alle entusiastiche critiche ricevute, nel corso delle rappresentazioni ha visto lievitare in modo esponenziale la presenza degli spettatori, che gli hanno tributato un giusto, meritatissimo successo (già unanimemente riscosso presso le platee europee dopo l’esordio parigino del 2005).

Definita una favola musicale moderna, racconta la storia di Concha che dall’Argentina è emigrata in Francia, a Parigi, in cerca di una nuova dimensione e ora lavora come vedette in vaudeville. Ma il problema è un altro: Concha in realtà era Pablo, calciatore di un certo successo professionale e amoroso, ed è stata compagno di una ragazza a cui ha dato una figlia… e ora il passato, per un attimo dimenticato, bussa alle porte. Certamente una favola, quindi, ma attualissima e ricca di implicazioni socio-politiche, sotto le apparenze del puro divertissement. Spettacolo studiato nei minimi dettagli, potente, festoso, veloce, sprizza energia positiva ad ogni istante e sa alternare i piani narrativi (malinconia/allegria, sogno/realtà) con soluzioni sempre originali e scorrevoli.

Nessun inceppamento nello svolgimento della vicenda, ma una rapidissima corsa verso la soluzione degli imprevisti. Audace nei riferimenti fisici alla sessualità, ma mai morboso o di facile scrittura, è accompagnato sul palco dalle festose note dell’ottima Orchestra Aracoelei (diretta dal bonariamente folle Enrico Arias) e interpretata in modo straordinario da tutto il cast. Attori che hanno dimostrato di saper tenere il palco in maniera totale, con doti complete che spaziano dalla recitazione pura al canto (in certi passaggi di livello operistico). Voci intonate, robuste, modulate che vanno tenute in considerazione e che sicuramente ritroveremo: Alejandra Radano (Concha), Gennaro Cannavacciuolo e Mauro Gioia (i suoi assistenti), Sandra Guido (Myriam, l’ex compagna), Sibilla Malara (Dolly, la figlia), Antonio Interlandi (Pablo, la vita precedente) e Gabriella Zanchi (Evaavabette, la coscienza di Concha).In un tripudio di suoni e bellissimi momenti musicali (per i quali va ringraziato il premio Oscar Nicola Piovani), coreografie, e nell’orgia visiva dei colori e dei sorprendenti costumi di Francoise Tournafond (ricchissimi ed elaborati in tutti i particolari), il pubblico, anche quello di una certa età normalmente meno propenso ad essere attratto da queste stranezze (musicali e sessuali), è rimasto letteralmente avviluppato e strabiliato, finendo per essere trasportato verso un’energica ovazione.

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