Deep Purple, la purezza del rock

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PORDENONE - Cinquemila persone hanno popolato il Palazzetto dello Sport di Pordenone venerdì sera. Un pubblico eterogeneo, formato da genitori, figli e forse nipoti ha acclamato per due ore senza sosta i mitici (termine mai più appropriato) Deep Purple.

L’evento era atteso da tempo in città e ha regalato uno dei momenti memorabili della stagione musicale di questo 2007 che ormai sta per finire. La band capitanata da una delle voci più autorevoli del rock anni ’70, Ian Gillan, ha infiammato il Palazzetto friulano regalando momenti di vera emozione. Un hard rock di vecchio stampo ma ancora attualissimo anche per le orecchie dei giovani fans abituati, purtroppo, a ben altre sonorità. L’hard rock allo stato puro insomma, come dovrebbe essere, da maestri del genere, che anche se non più giovani hanno entusiasmo da vendere.

Oltre al già citato Gillan, la band ha visto sul palco la chitarra di Steve Morse, il basso di Roger Glover ma soprattutto la batteria dell’incredibile Ian Paice, un musicista da brividi. A scaldare la platea è Into the fire, mitico pezzo che fa ancora venire la pelle d’oca, seguito dai maggiori successi di una delle band più grande degli anni ’70. Rapture of the deep, Mary Long, Kiss Tomorrow, Lazy, Highway star pezzi che appena intonati hanno registrato l’ovazione del pubblico. A questi i grandi Depp Purlple hanno alternato gli assoli dei vari musicisti che nel medley di Arley, il tastierista, hanno raggiunto uno dei momenti memorabili del concerto. C’è da dire che, come già fatto notare da molti, l’acustica non era delle migliori ma i nostri sono riusciti ad incantare tutti grazie al loro carisma e alla loro bravura.

Il momento clou, atteso da tutti con fremito, è stato chiaramente uno: Smoke on the water, la hit più conosciuta e più rifatta del gruppo, pezzo mitico che ogni vero rocker deve conoscere… non solamente perché è la sigla del programma (?) Lucignolo. La chiusura è affidata alla splendida Black night, un pezzo degli esordi che è una pietra miliare nella storia del rock. Alla fine uscendo si ha la sensazione di aver assistito a un evento difficile da dimenticare, e fa tenerezza ricordare le facce dei tanti non più giovani fans che alle note di alcuni pezzi ritornavano ragazzi con gli occhi lucidi. Chissà se fra trent’anni anche i gruppi rock di oggi sapranno infiammare le platee come i Deep Purple, intanto noi ci teniamo loro e credetemi a volte è meglio così…