Connessomagazine.it: - Dottoressa Nonino, quando ha iniziato ad interessarsi delle problematiche dell’etnia Rom e quale motivazione L’ha spinta a farlo?
Antonella Nonino: - Vorrei fare solo una breve premessa, ho accettato di fare intervista sui Rom per connessomagazine.it ma ne ho rifiutate diverse altre, in quanto non sono mai i Rom a parlare dei Rom ma è sempre qualcun altro a prendere la loro voce. Ritengo questo fatto un ulteriore meccanismo di emarginazione verso questa minoranza etnica ed ho quindi voluto arginarla il più possibile. Ritornando al quesito iniziale, ho iniziato a occuparmi delle problematiche di questo popolo in occasione della mia Tesi di laurea in Lettere e Filosofia. Ho svolto una tesi in antropologia culturale ed ho scelto come argomento la scolarizzazione dei bambini rom, utilizzando come metodo di rilevazione dei dati l’osservazione etnografica. Per 6 mesi ho osservato quotidianamente 18 allievi rom di una scuola elementare frequentanti diverse classi. Nonostante i minori rom siano cittadini italiani, la loro scolarizzazione è una delle più complesse.
Connessomagazine.it: - Qual è lo svantaggio più increscioso dell’appartenere ad una minoranza rom?
Antonella Nonino: - A mio avviso il problema maggiore non risiede tanto nell’essere Rom, quanto nell’abitare in un campo. L’insediamento di Via Monte Sei Busi è un appendice della periferia di Udine in evidente stato di degrado sociale ed ambientale. E’ un enclave etnica e culturale al di fuori dello spazio e del tempo. Il campo risale al secondo dopo guerra. Le prime famiglie erano esuli istriani in cerca di un rifugio.
Connessomagazine.it: - Ma questa gente non vuole o non può puntare verso condizioni di vita più accettabili?
Antonella Nonino: - La maggior parte di queste persone non conosce parametri migliori di vivibilità e nemmeno li ricerca. Alcuni sono anche usciti dal campo, hanno comprato un terreno, però il massimo che sono riusciti ad edificare è stato un fabbricato. Nonostante la forte condizione di precarietà, sono comunque persone che non giocano un ruolo di vittima.
Connessomagazine.it: - Quante persone abitano attualmente nel campo?
Antonella Nonino: - Centotrenta. Non tutti hanno, però, ancora la residenza, nonostante abitino nel campo da più di 8-9 anni. Se consideriamo, invece, tutta la provincia di Udine sono circa 1800, anche se è piuttosto difficile formulare una cifra precisa, in quanto ci sono Rom che per timore di pregiudizi e discriminazioni preferiscono non manifestare la loro appartenenza.
Connessomagazine.it: - Tradizionalmente i rom erano dediti ad attività come la lavorazione del rame, l’affilatura di coltelli, l’allevamento ed il commercio di cavalli. Gli abitanti del campo svolgono un qualche lavoro all’esterno?
Antonella Nonino: - Si, diversi uomini lavorano in fabbrica e continuano comunque ad abitare nella roulotte. Se hanno liquidità preferiscono destinarla all’acquisto di una Mercedes piuttosto che investirli in una casa. Un elemento significativo questo, pronto riconfermare una mentalità propensa ad investire sullo spostarsi, piuttosto che sullo stabilizzarsi.
Connessomagazine.it: - In lingua romaní rom significa uomo-marito. Il maschio nella cultura rom gode infatti di una posizione privilegiata, mentre la donna rischia di essere doppiamente discriminata (per appartenenza ad una minoranza e per genere). Nell’insediamento di Paderno le donne come vengono trattate?
Antonella Nonino: - Sicuramente è una cultura che sottolinea l’autorevolezza dell’uomo. Per esempio, anche quando ricevono visite da qualche personalità politica si nota che sono sempre gli uomini a uscire dalle abitazioni e ad andare incontro, mentre le donne sono rimangono in disparte.
Connessomagazine.it: - Le insegnati delle scuole elementari si lamentano che i bambini rom non riescono quasi mai a terminare un anno scolastico. A suo avviso, quali strategie si potrebbero escogitare per disincentivare l’abbandono degli studi?
Antonella Nonino: - Durante il periodo della mia esperienza di 6 anni fa presso il campo, ricordo che il Comune aveva messo a disposizione un pulmino per portare i bambini a scuola e riportali a casa. Quindi paradossalmente il campo aveva il benefit del mezzo di trasporto, ma era privo di energia elettrica, acqua e spesso i bambini abitavano assieme ai genitori ed altri 5-6 fratelli in un’unica roulotte. In tali condizioni anche lo scolaro più diligente difficilmente sarebbe riuscito a trovare la concentrazione per svolgere i compiti. Comunque, c’erano e ci sono tutt’oggi delle volontarie che si recano al campo per aiutare i bambini nell’apprendimento scolastico.
Connessomagazine.it: - Ma i Rom del campo di Via Monte Sei Busi accolgono volentieri visite da parte di esterni?
Antonella Nonino: - Queste persone dividono il mondo in rom e ga?é (i non rom). I ga?é vengono generalmente accolti benevolmente. Nel campo abita anche un frate salesiano (don Federico) che non tollerando questa forte diversità sul territorio udinese, si è accampato con una sua roulotte per cercare di lenire, in prima persona, il disagio di queste famiglie. Il religioso è presidente nazionale della Pastorale dei Rom e dei Sinti.
Connessomagazine.it: - E invece un bambino italiano che torna a casa da scuola ed esclama: Mamma, papà, quest’anno il mio compagno di banco è un Rom… Cosa potrebbe sentirsi rispondere?
Antonella Nonino: - Sicuramente nell’immaginario collettivo degli italiani il termine rom è sinonimo di sporcizia, stranezza, inaffidabilità e delinquenza quindi almeno a primo impatto la notizia non sarebbe ben accolta. Forse a seguito, alcuni genitori dagli orizzonti più ampi potrebbero cogliere l’occasione per conoscere la cultura rom da una prospettiva diversa rispetto a quella lasciata comunemente passare dai media.
Connessomagazine.it: - Crede che rilevare le impronte digitali ai bambini dei campi rom possa evitare o contenere fenomeni come l’accattonaggio e la delinquenza minorile?
Antonella Nonino: - Trovo il metodo delle impronte una procedura incivile ed assolutamente non risolutiva. Rivelare le impronte ad un bambino rom equivale a dire il minore X appartiene al gruppo etnico X. Tale pratica diverrebbe quindi una schedatura etnica.
Connessomagazine.it: - Secondo lei, un bambino rom nato e cresciuto in un campo, dotato di capacità personali di un certo rilievo, che possibilità ha di riscattarsi e di costruirsi una posizione sociale dignitosa?
Antonella Nonino: - A questo proposito potrei riportare l’esperienza positiva di una ragazza nata e cresciuta nel campo di Udine, divenuta ricercatrice universitaria in geopolitica. La giovane sinta ha tutt’oggi familiari che abitano in accampamenti nomadi.
