Ernani: la purezza del melodramma e l’essenzialità superiore della messinscena

Opera

[img_assist|nid=11195|title=|desc=|link=none|align=left|width=130|height=130]TRIESTE - Dramma lirico in quattro atti Ernani, scritto dal librettista Francesco Maria Piave e tratto dal dramma Hernani di Victor Hugo, è da considerarsi uno dei tantissimi capolavori musicali del sempreverde Giuseppe Verdi. Capolavoro forse di fama minore, che dopo quasi trent’anni torna sulle assi del Teatro Verdi di Trieste per regalare rare emozioni al fortunato pubblico presente in sala.

Ambientato nel 1519 nei castelli tra le montagne d’Aragona e con finale a Saragozza, racconta la storia di Ernani, un bandito innamorato di Elvira (ricambiato), che deve strappare la sua amata alle nozze programmate con suo zio, Don Ruy Gomez De Silva. Tra molti colpi di scena e cambi d’identità, egli dovrà vedersela anche contro un altro pretendente, Don Carlo re di Spagna e con le leggi d’onore del codice cavalleresco a cui tutto, all’epoca, doveva sottostare. Un melodramma popolato di archetipi puri del genere come il bel tenebroso perseguitato dal destino e dai malvagi, il vendicatore, la fanciulla imbevuta d’un amore autodistruttivo e il cattivo per eccellenza.

Quest’opera rappresenta uno spartiacque nella carriera del compositore perché determinò il passaggio da un operismo di dimensioni corali […] ad un operismo imperniato sull’individualità dei personaggi. […] L’importanza della scelta stava […] nell’intuizione che il teatro d’Hugo era teatro d’azione, mentre i lavori[img_assist|nid=11196|title=|desc=|link=none|align=right|width=422|height=640] che noi oggi definiamo come corali comportavano, innegabilmente staticità. […] Verdi comprese che i soggetti desunti da Hugo erano già fortemente caratterizzati in senso melodrammatico. Non richiedevano, cioè, nel trapasso dal testo originale al testo librettistico, drastiche revisioni di atteggiamento o di comportamento. (R. Celletti)

La messinscena del regista-scenografo-costumista Pier Luigi Pizzi eleva oltre la superficie le tensioni morali, spirituali e narrative della trama, seguendo costantemente le spinte vibranti musicali regalate dal Verdi, prediligendo contrasti assoluti di rosso e nero e luci tagliate che abbagliano, della passione dei personaggi, il palcoscenico o – per contrasto – lo investono delle più profonde zone d’ombra. Scenografie geometriche che prendono vita dalle luci e che vengono vissute pienamente dallo studio dei movimenti e delle disposizioni dei personaggi e costumi super sfarzosi che impreziosiscono le voci e le interpretazioni già di per sè cristalline di un cast strepitoso (R. Pellizzari – Ernani, A. Veccia – Don Carlo, I. Sim – Don Ruy, L. Moore – Elvira).

Una rappresentazione di altissimo livello, completata dalla presenza del sempre preparatissimo coro del Teatro Verdi (a detta di molti tra i primissimi per qualità a livello nazionale) e la mano sicura del maestro Stefano Ranzani.

 

Informazioni su:

www.teatroverdi-trieste.com