Andrea Visentini – Freaking out the animal

Martedì 5 marzo, alle ore 17.00, nel Nuovo Spazio espositivo di Casso, inaugura Freaking out the animal, mostra personale di Andrea Visentini (Belluno, 1975). Quindici grandi carte realizzate tra il 2001 ed il 2012, alle quali l’artista affida la propria rappresentazione del mondo animale, o piuttosto, del mondo umano colto ed analizzato attraverso lo specchio animale, animale ritratto, e ritrattato. Nei giorni successivi all’inaugurazione, fino al 7 aprile, la mostra sarà visitabile su appuntamento.

L’animale – ammesso che di animale realmente si tratti – campeggia sempre- al centro dei disegni, acquerelli, grandi carte increspate -due, tre, quattro metri di lato- di Andrea Visentini. Questo soggetto è utilizzato, trattato, come un ritratto, o come il pretesto per un’azione di ritrazione. La posizione fisica del pittore davanti al supporto, il suo obiettivo oculare, è variabile. Talvolta, l’animale è osservato frontalmente, e dipinto per intero. Più spesso, è visto lateralmente, ne viene selezionata una parte, uno scorcio. Un dettaglio è preso, fatto proprio, sviluppato, ingigantito. O masticato –molte volte, piano- e ridigerito.

Gli animali sono creature che l’autore evidentemente stima, per vari aspetti, preferibili all’uomo. Meno problematici. Meno paranoici. Mentre l’uomo, prosaico, finge, gli animali domestici, gli animali in quiete, non subiscono l’erotica distrazione di una vana coazione a posare. Dell’uomo, vediamo noi, essi possono senz’altro costituire una metafora. Non lo sostituiscono integralmente. Piuttosto lo incarnano, fingendo di trasfigurarlo. Ma di ciò, in realtà, a Visentini importa poco. Mentre noi lo capiamo, lui si occupa d’altro. Di un’immagine pittorica, che può scaricarlo.

Di certo, rispetto all’uomo, l’animale si presta meglio al ritratto. E più docile e statico. Non scarta. Questi animali, anche i più selvatici, non sono mai selvaggi. Hanno caratteristiche sensuali meno spiccate dell’uomo, il cui sguardo inevitabilmente ammicca, e gioca, e reagisce eroticamente al tentativo di ritrazione. Nessuno di loro possiede un’identità sessuale evidente. L’identità sessuale di un qualsiasi soggetto fa intervenire nel campo un turbamento erotico-estetico, che contrasta l’azione di captazione del suo placido involucro formale. Che è quanto questo pittore vuole cogliere. L’animale, svuotato della propria esplicita sessualità, interferisce meno con le operazioni pittoriche pure. E´ un nudo oggetto in quiete, e un fatto indubitabile. Esiste fisicamente, ed è lì, fermo, inconsapevole, e proprio in ciò maggiormente disponibile.

Visentini non ama la posa. E l’uomo sbava più della bestia. A partire dalla scelta di questo preciso modello, antireattivo, l’artista procede dunque nella costruzione di un´immagine pittorica che vuole essere, in un gesto tranquillo, ricerca, analisi, studio (e delta: bacino aperto di sedimenti e segni), più che affermazione formale definitiva o lotta. Non sempre i volumi potenti, le grandi masse metazoiche, vengono precisati.

Più spesso vengono resi espressionisticamente attraverso un uso diretto e deciso, rapido all’apparenza, in realtà assai calibrato, del colore, sul quale Visentini, pur attento alla sensazione destata dai materiali pittorici, non insiste. Allo stesso modo, il suo tratto, che sa essere ben netto e sicuro nelle linee guida che definiscono la figura, si fa spesso istintivo e gestuale, evita l’eccesso di cura nelle porzioni di campitura cromatica interne alla stessa. L’entropia è dentro. Asessuare l’involucro consente di accendere le interiora senza infiammare il corpo. Il risultato è una galleria di macro-schizzi relativamente empatici, ricchi di suggestioni formali massive, e controllati.

Questa modalità di controllo è libera, e fluida. E’ una misura di concentrazione compositiva, non una sterilizzazione razionale. La tendenza a dissolvere le fisionomie animali, ad abbozzarle più che a compierle, a rimescolarne il corpo interno, viene generalmente contenuta dall’autore, che si mantiene volentieri all’interno della figurazione.

Talvolta però, accade che i musi assonnati di queste bestie che mai si muovono, mai corrono, mai scalciano né si accoppiano, vengano a perdersi quasi del tutto entro a sfocate volute di masse-colore. E queste macchie, dilatate e stese con spugne e stracci, mescolate a cascate di segni grafici, giungono a disfarsi quasi del tutto, sfociando in composizioni informali addirittura –apparentemente- frenetiche.

Gianluca D’Incà Levis

 

Scheda Evento

Quando:
Dal 5 marzo al 7 aprile 2013
Location:
Nuovo Spazio, Via Sant’Antoni 1- Erto e Casso (PN)
Contatto:
Dolomiti Contemporanee
Tel.:
0437.30685 – 0427 666068
339.6508668