Fascino tessile. Le trame “preziose” del gioiello contemporaneo

La mostra, organizzata con il patrocinio del Comune di Verona ed il contributo dell’azienda agricola Monte del Frà di Sommacampagna (VR), intende presentare ad un vasto pubblico ornamenti per il corpo che si distinguono non per un ovvio valore economico ma per la loro capacità di rivolgersi ad antri spesso dimenticati della mente e del cuore.

L’osservatore non è un fruitore passivo ma è chiamato ad interloquire ed ad osservare con occhio attento e critico per poter meglio esplorare questi nuovi paesaggi. Protagonista indiscusso è il tessuto colto nei suoi vari aspetti: all’origine in forma di baco da seta, come filo lavorato a maglia o all’uncinetto, come stoffa arrotolata, cucita con la carta e mischiata sia a metalli non preziosi che resine. Bracciali, collane, orecchini, spille sono il sapiente frutto di riscoperte abilità artigianali, di un’accesa vocazione per la sperimentazione e della volontà di superare soluzioni estetiche ormai scontate per investigare nuovi orizzonti.

Da queste sincere vocazioni nascono le numerose opere (più di ottantacinque) degli artisti-orafi: Luis Acosta, Valentina Caprini, Trinidad Contreras, Lyn Cooke, Nunzia De Feo, Joanne Haywood, Grace Hamilton, Alejandra Koreck, Yu-Ping Lin, Maria Rosa Mongelli, Mabel Pena, Sabina Tiemroth, Stella Valencia Iragorri, Liz Willis.
Queste preziose manipolazioni della stoffa testimoniano il proprio debito con le avanguardie moderne che non solo hanno trasformato un oggetto comune in opera di arte (si pensi a Duchamp) ma hanno saputo gettare i semi affinché materiali poveri, come ad esempio un pezzo di legno, potessero perdere la loro stessa fisicità per diventare parte integrante dell’opera d’arte stessa (si vedano Picasso e Mirò). Inoltre sembrano proseguire le coraggiose sfide lanciate dai “precursori” del gioiello contemporaneo: Lalique e Calder.

Il primo agli inizi del ‘900 aveva sfidato i suoi contemporanei con l’introduzione di pietre semi-preziose e sensuali smalti al posto degli onnipresenti diamanti ed il conseguente apprezzamento dell’importanza del colore, il secondo negli anni ’30 aveva saputo “nobilitare” l’ottone, un materiale fino ad allora decisamente trascurato e proporre squisite interpretazioni ispirate ad un gusto africano e tribale, capaci anche di rivalutare tale materiale. Inoltre grazie alle caratteristiche intrinseche del tessuto precedono i tempi e compiono un passò in più: diventano decisamente tattili ed estremamente confortevoli da indossare. Spingono il visitatore a porsi la domanda: <> ed a valutare le risposte quasi immediate: << Arte per il corpo (wearable art), una coraggiosa sfida verso gli aspetti meramente economici, una esperienza estetica, emotiva ed intellettuale oppure quasi un oggetto-scultura con il quale interagire grazie alla sua docilità e plasmabilità>>. La mostra non fornisce una linea di pensiero, invita lo spettatore non sbadato a riflettere.

Scheda Evento

Quando:
Dal 12 al 28 aprile 2013
Location:
Associazione Nurò - VERONA