Giorgio Diritti, il regista de L’uomo che verrà, ospite di Cinemazero

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PORDENONE - Dopo il successo recentemente riscosso al Festival Internazionale del Film di Roma, dove il suo ultimo capolavoro, L’uomo che verrà, ha conquistato il Premio del Pubblico e il Gran Premio della Giuria, arriva a Pordenone per presentare il suo film, gradito ospite di Cinemazero, il regista Giorgio Diritti.  L’incontro si terrà sabato 23 gennaio in Sala Grande a Cinemazero, alle ore 20.00, prima della proiezione del film. Giorgio Diritti consolida così il particolare legame di stima con Cinemazero, che è tutt’ora distributore unico per il Friuli Venezia Giulia del primo lungometraggio dell’autore, quello con cui si era imposto all'attenzione dei cinefili più attenti, Il vento fa il suo giro, splendida ricostruzione della vita sulle valli occitane del Piemonte, dove sopravvivono tre diverse culture: quella italiana, francese e quella occitana. In L’uomo che verrà Giorgio Diritti, regista dalla forte impronta etica, oltre che documentaristica, ha trovato l’approccio giusto a un tema delicatissimo: la strage di Marzabotto. Diritti è riuscito a portare sullo schermo questo crudele esempio della barbarie nazista, senza mai forzare la mano in direzione della retorica, ma proponendo al contrario un'umanità di fondo capace di conquistare lo spettatore sin dalle prime inquadrature. Non è un caso che, alla proiezione romana, il film sia stato salutato da diversi minuti di applausi. Nel film, realizzato anche attraverso numerose ricerche storiche, svolte nella Cineteca di Bologna, il regista sceglie lo sguardo innocente di una bambina di otto anni per raccontare la sua versione della strage di Marzabotto, l'eccidio di 770 civili perpetrato dalle truppe naziste tra il 29 settembre e il 5 ottobre del 1944 ai danni degli abitanti di Monte Sole e dintorni, a pochi chilometri a sud di Bologna. “L'impressione che volevo dare agli spettatori è di osservare la tragedia da dietro un albero, da dietro un riparo, come se fossero costretti a guardare tutto l'orrore, pur non essendo stati presi dai tedeschi” ha commentato il regista, che per girare il film ha raccolto, attraverso numerose interviste con i sopravvissuti, i racconti di chi ha vissuto direttamente quel periodo.In una guerra a rimetterci sono sempre i poveri, ricorda il film, e per questo Diritti va a dipingere il conflitto dal punto di vista dei contadini. La lingua è perciò il dialetto bolognese di quelle zone, la società di allora è ricostruita attraverso i lavori che caratterizzavano la quotidianità di questa gente. In questo, Diritti ritorna alla sua naturale propensione alla componente realistica e al senso di verità, come aveva fatto in Il vento fa il suo giro, pellicola in cui gli attori erano persone originarie del luogo, così come la lingua parlata nel film. Info: tel. 0434520404 tel.  0434.522603info@cinemazero.itwww.cinemazero.it