UDINE - Qual è il linguaggio che può più di ogni altro combattere l’omologazione e scardinarla? Il cinema, il teatro o la televisione? E qual’è il ruolo dell’arte in una società che ha dimenticato la classicità, l’antichità, la
polis e soprattutto l’arte della comunicazione teatrale?
Questi gli interrogativi che
I giganti della montagna, ultima, incompiuta opera di Luigi Pirandello, pone al pubblico ancora oggi, riproponendo, nella lettura scenica di Federico Tiezzi, la magia di una dialettica metateatrale classica, ma incredibilmente attuale.
I giganti è un’opera che sa di fiaba, un dramma arcaico che mescola elementi di vita reale e visioni d’aldilà, fino a spingere i protagonisti-attori a chiedersi dove sia la verità. Per la Compagnia Sandro Lombardi, mettere in scena questo testo oggi significa soprattutto legarlo alla contemporaneità, alla società attuale, alla storia di una terra martoriata come la Sicilia, per misurare la distanza che ci separa da un testo che è ormai un classico, un mondo non lontano ma definitivamente perduto. Questa opera riesce ad esporre allo stesso tempo una visione profetica della situazione in cui il teatro si trova attualmente. I Giganti sono i protagonisti invisibili del testo, rappresentano il potere nella sua materialità, possiedono i mezzi di produzione ed esercitano un controllo impalpabile attraverso la manipolazione delle coscienze. Ilse, interpretata da Iaia Forte, e Cotrone, interpretato da Sandro Lombardi, ne incarnano l’antitesi: la prima schierandosi contro la materialità dell’arte, il secondo proponendo un’idea di teatro come mezzo magico di contemplazione del presente, delle trasformazioni della realtà e della società. La Compagnia della Contessa e gli Scalognati incarnano così il confronto tra due tribù, due ordini di realtà che “s’incontrano sotto il segno araldico della malinconia, del disordine, del marasma, della forsennata lotta per l’esistenza”. E’ nel conflitto tra questi diversi ordini di verità in
contraddizione che nasce la magia e l’attualità del testo. Lo spettacolo lo racconta utilizzando una fusione di linguaggi: recitazione, musica, arte visiva, cinema, danza; un Pirandello giocato secondo i colori e le visioni dei film di Fellini e di Pasolini per ribadire la centralità e l’insostituibilità culturale del teatro. Come è noto, Pirandello non riuscì a terminare il suo capolavoro: l’ultima parte non è stata scritta e ne resta una sommaria descrizione dovuta al figlio, che la raccolse dal padre morente. Per questo spettacolo, Federico Tiezzi ha affidato a Franco Scaldati il compito di immaginare un possibile finale dell’opera, archetipo attraverso il quale è possibile discendere nei meandri più profondi delle suggestioni teatrali. Il drammaturgo siciliano utilizza allo scopo una “lingua dell’anima”, un idioma teatrale intriso di dialetto ma al tempo stesso concreto e fisico, attraverso il quale immaginare un fuori scena in cui due testimoni raccontano in “presa diretta” quanto accade in scena. L’opera di Scaldati reinventa Pirandello, mescolando al tono classico che tutti conosciamo, la freschezza e il tono moderno di una novità assoluta.
Teatro Contatto 2008-2009 - disordine ScenAperta 2008-2009
Lunedì 16 e martedì 17 febbraio 2009, ore 21:00
Teatro Palamostre, Piazzale Paolo Diacono, 21 – UDINE
I giganti della montagna
di Luigi Pirandello,
con un finale di Franco Scaldati
regia Federico Tiezzi
con Andrea Carabelli, Silvio Castiglioni, Roberto Corradino, Marion D’Amburgo, Iaia Forte, Clara Galante, Aleksandar Karlic, Sandro Lombardi, Ciro Masella, Alessandro Schiavo, Massimo Verdastro, Debora Zuin
scene/luci Pier Paolo Bisleri, Gianni Pollini
foto Marcello Norberth
costumi Giovanna Buzzi
produzione una produzione Teatro di Roma, Compagnia Sandro Lombardi, Teatro Metastasio – Stabile della Toscana
Martedì
17 febbraio 2009, ore 17 Udine, Teatro Palamostre Incontro del progetto "Pirandello" per ScenAperta Sandro Lombardi e la compagnia incontreranno il pubblico Conduce Mario Brandolin
ingresso libero
Info:CSS Udine
info@cssudine.it
http://www.cssudine.it