La lingua è riflessione, amore, gioco. È giusto che ci siano delle regole, altrimenti che gioco è?. Ma questo non significa porsi delle limitazioni, perché, la regola principale è farsi capire, e per questo posso usare gli strumenti più straordinari che mi vengono in mente. Anche gli Sms che tanto spaventano i genitori, non sono che un'altra maniera di associare la ludicità alla scrittura. Dal Vangelo secondo Daniel Pennac, come dispensato ieri sera dallo stesso scrittore all'Ateneo Veneto, in una riunione-conferenza affollatissima.
L'autore francese, creatore del celeberrimo personaggio di Benjamin Malaussène, si trova in questi giorni in Italia per promuovere il suo ultimo libro, Diario di scuola, ed era stato invitato all'Ateneo dall'Ordine dei giornalisti del Veneto, per discutere di giornalismo e stato dell'informazione in generale. Una situazione paradossale, per uno che ammette candidamente che il mio rapporto con la scrittura è all'antitesi di quello di un giornalista, perché il mio rapporto con la realtà è molto differito. Sono molto lento, anche quando ero bambino a scuola ero assai lento, ed è per questo, forse che ci sono rimasto tanto a lungo!.
E l'autore ha proseguito confessando fra le risata che, se mi chiedessero di redigere un resoconto di questa serata per domani mattina, mi suiciderei!.
Non è un comunicatore di professione, Pennac, insomma, è qualcosa di ben diverso: è un artista. Per questo è apparso in difficoltà di fronte a domande sui massimi sistemi, come cosa pensa della qualità media della stampa? oppure sul rapporto fra Tv e realtà. Se l'è cavata con aneddoti, parabole, anche arguti e gustosi, come quello dell'anziano arabo che alla Tv sembra un mullah che incita i giovani durante i disordini delle banlieu parigine, quando nella realtà sta solo ammonendo il nipotino di non bruciargli di nuovo l'auto. Con qualche spunto interessante: Non è lo status della televisione, che mi preoccupa - racconta - ma quello del reale. Ogni volta che accendiamo la televisione ci vorrebbe il fantasma di Mc Luhan che ci spieghi quello che veramente succede, che non è sempre quello che l'ideologia dominante vuole che vediamo.
Non è però uomo da discorsi troppo astratti o tediosi: i momenti in cui più si trova a suo agio sono quelli in cui può parlare di sé e del suo ultimo libro che non è, come ipotizza il moderatore dell'incontro, il giornalista Beppe Gioia, un elogio del somaro, ma, spiega Pennac, un libro sul dolore. Il somaro felice è un mito creato dagli adulti. C'è il dolore dello studente che non riesce a capire, quello dei genitori che si preoccupano per il figlio e quello degli insegnanti che non riescono a cambiare le cose. In 25 anni di insegnamento non ho mai trovato un alunno considerato somaro che fosse felice di esserlo.
Moltissimi i giovani presenti fra il pubblico per conoscere il loro beniamino e che non sono rimasti delusi da un personaggio simpatico, intrigante e capace di ironizzare anche su sé stesso.
