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Inaugurato ai Magazzini del Sale lo spazio progettato da Renzo Piano per la Fondazione Emilio e Annabianca Vedova

Art&fatti
[img_assist|nid=20625|title=|desc=|link=none|align=left|width=130|height=130]VENEZIA - E' stato inaugurato questa mattina, alla presenza del sindaco di Venezia, Massimo Cacciari, in un antico squero alle Zattere, a pochi passi dai Magazzini del Sale, lo spazio espositivo permanente, progettato da Renzo Piano, che il Comune ha restaurato e messo a disposizione della Fondazione Emilio e Annabianca Vedova, che oltre a ospitare le opere di Emilio Vedova, verrà utilizzato come centro di ricerca culturale e artistica, rivolto soprattutto ai giovani.

Dopo essersi detto felice per la conclusione di una “avventura” pensata molti anni fa assieme a Emilio e Annabianca Vedova, la creazione cioè di una Fondazione e di uno spazio espositivo che avesse cura dell’opera dell’artista e la facesse conoscere al meglio, il sindaco si è soffermato sull’annuncio di Alfredo Bianchini, il presidente della neo costituita Fondazione, per rilevare la necessità che Venezia utilizzi spazi per promuovere l’attività creativa dei giovani, con un impegno di formazione e di educazione, che pure fu di Vedova, capace di azzardare il giudizio anche sul “nuovo” e non limitandosi a un passato già giudicato: un impegno che per la Fondazione – ha concluso – è assolutamente centrale, accanto alla promozione delle opere di Vedova.
Ai Magazzini del Sale il pubblico verrà in contatto con un’idea,[img_assist|nid=20626|title=|desc=|link=none|align=right|width=640|height=640] un’azione espositiva del tutto nuova, nata durante gli incontri tra Vedova e Renzo Piano, frequenti sin dagli anni ’80. In tutte queste chiacchierate, c'era sempre l'idea – ricorda Renzo Piano - che quel luogo, un po’ magico, quella caverna, quell’imponente Magazzino poteva diventare un giorno la casa per le sue opere.
L'ha sempre immaginato anche se non ne abbiamo parlato molto ed era ovvio che non si trattava di mettere le opere come si fa normalmente… L’idea era nell'aria e non dimentichiamo che i Magazzini sono stretti e lunghi per cui era sensato immaginare che laggiù sul fondo e un po’ nascosto nella penombra ci fosse il magazzino e da questo, come per magia, venissero le opere che dovevano apparire secondo una certa sequenza. Da lì l'idea della mobilità, per cui non è lo spettatore che va all'opera ma è l'opera che va allo spettatore.
Infatti, grazie ad un sofisticato ed innovativo dispositivo robotizzato unico nella sua concezione e realizzato da Metalsistem, le opere vengono prelevate dal loro “deposito” in fondo al Magazzino e lentamente presentate, una per una. Sospese ad una navetta dotata di bracci mobili e orientabili scendono lungo le antiche capriate e raggiungono la loro postazione, dominando lo spazio, a differenti altezze, all’interno di un campo di luce. Il visitatore avvicina i quadri percorrendo un lungo piano inclinato in legno che evoca il ponte di una nave. Le opere ritornano poi nel loro deposito per lasciare il passo ad un’altra serie. Le tele verranno alternate secondo cicli che nel tempo consentiranno al pubblico di conoscere, seguendo percorsi diversi, l’intero lavoro di Vedova, con la possibilità anche del confronto con altri autori ed con altri progetti espositivi.
Se ben ricordo – racconta Germano Celant – tutte le volte che visitavo lo studio ed Emilio voleva mostrarmi nuovi quadri, mi faceva sedere, andava in una stanza vicina e lentamente tirava fuori i dipinti che disponeva sulla parete per essere visti. A volta i dipinti si accumulavano uno sull’altro, con un effetto di sovrapposizione spettacolare. Di fatto il progetto ricostruisce questo rituale, quasi personale ed intimo, portandolo alla scala del pubblico, soltanto che ora i quadri sono mostrati uno di seguito all’altro, senza interferenze tra loro, come in studio. Vivono un movimento, che è parimenti spettacolare, quasi che le nuove mani di Emilio, senza alcuno sforzo, li portassero in scena.
Il Magazzino è il luogo dove l’architetto ed il pittore si incontrano. Secondo le parole di Massimo Cacciari “lo spazio di Piano ‘ascolta’ l’idea del Continuum di Vedova. Nessun oggetto da ‘contemplare’ separatamente. Ogni opera è elemento imprescindibile dell’insieme e deve essere compresa percorrendo con la mente e col corpo lo spazio che l’architettura crea.
Il progetto rispetta l’originario carattere del Magazzino - messo a disposizione della Fondazione dal Comune di Venezia - lungo più di sessanta metri e largo nove, con le pareti in mattoni interrotte da poderosi contrafforti e lo scheletro ligneo della copertura, mentre lo spazio viene “invaso” dalla presenza dinamica dei quadri: … le mie non sono creazioni – diceva Vedova – ma terremoti, i miei non sono quadri, ma respiri…. Si tratta di un progetto che porta a conclusione la storia di un legame che viene da lontano.
Infatti ricorda il Presidente Bianchini, Vedova alle Zattere volle abitare e vi ha abitato per cinquant’anni con Annabianca. Ora vi ritorna con la sua opera nel grande Magazzino del Sale, per continuare da qui il suo rapporto dialettico col mondo.
I Magazzini o Saloni del Sale, come anche lui li chiamava, sono presenti nella vita del Maestro sin dalle sue prime esperienze espressive. Tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70 vi tenne per qualche tempo il suo studio; li difese appassionatamente dalla volontà di trasformarli in una piscina; nel 1984 uno dei Magazzini fu una delle sedi della grande mostra antologica che Venezia gli dedicò.
Alla realizzazione del progetto hanno contribuito Maurizio Milan come coordinatore della parte ingegneristica e Alessandro Traldi come coprogettista. Giunge così a compimento la prima fase dell’attività della Fondazione Emilio e Annabianca Vedova che, costituita per volontà del Maestro stesso ha in questi anni svolto un lavoro di studio e valorizzazione della sua opera, coordinato dal Direttore Fabrizio Gazzarri, anche attraverso importanti mostre a Roma, Venezia e Berlino.