L’elisir d’amore di Gaetano Donizetti al Teatro La Fenice

Opera

VENEZIA - Venerdì 29 ottobre, alle ore 19.00, ottavo appuntamento operistico della Stagione lirica 2010, andrà in scena al Teatro La Fenice L’elisir d’amore, melodramma giocoso in due atti di Gaetano Donizetti su libretto di Felice Romani, in una ripresa del fortunato allestimento firmato nel 2003 da Bepi Morassi, Gianmaurizio Fercioni e Vilmo Furian.

Il trentacinquenne direttore genovese Matteo Beltrami dirigerà Orchestra e Coro del Teatro La Fenice (maestro del Coro Claudio Marino Moretti) e un triplo cast che comprenderà Désirée Rancatore in alternanza con Beatriz Díaz e Roberta Canzian nel ruolo di Adina, Celso Albelo in alternanza con Enrico Iviglia e Javier Tomé Fernández in quello di Nemorino, Roberto De Candia in alternanza con Marco Filippo Romano e Alessandro Sessolo in quello di Belcore, Bruno de Simone in alternanza con Elia Fabbian e Alessio Potestio in quello del dottor Dulcamara e Oriana Kurteshi in alternanza con Arianna Donadelli in quello di Giannetta.
La prima di venerdì 29 ottobre 2010, trasmessa in diretta da Rai Radio3, sarà seguita da dieci repliche, sabato 30 (turno C) e domenica 31 (turno B) alle ore 15.30, martedì 2 novembre (turno D), mercoledì 3 (fuori abbonamento), giovedì 4 (turno E) e venerdì 5 (fuori abbonamento) alle 19.00, sabato 6 e domenica 7 (fuori abbonamento) alle 15.30, martedì 9 e mercoledì 10 (fuori abbonamento) alle 19.00.
Il cast delle recite del 5 e del 10 novembre sarà formato dai vincitori del XL Concorso internazionale per cantanti Toti Dal Monte che si è svolto dal 21 al 26 ottobre 2010 presso il Teatro Comunale di Treviso: Javier Tomé Fernández, Alessandro Sessolo, Alessio Potestio e Arianna Donadelli.
 
Presentato il 12 maggio 1832 al Teatro alla Canobbiana di Milano, il melodramma giocoso L’elisir d’amore segnò la definitiva consacrazione di Donizetti in quella piazza che, nonostante il lusinghiero trionfo di Anna Bolena (Teatro Carcano, 26 dicembre 1830), non gli aveva risparmiato critiche e incomprensioni per Ugo conte di Parigi (Teatro alla Scala, 13 marzo 1832). Proprio in quanto abituato agli alti e bassi milanesi, Donizetti si dimostrò titubante di fronte al felice esito della prima dell’Elisir, esprimendo la propria incredulità al suo mèntore e maestro Giovanni Simone Mayr ed arrendendosi all’evidenza dell’ormai conquistata stima dei milanesi solo dopo qualche tempo.
Già coinvolto in una contrapposizione al partito belliniano che lo aveva visto nel fastidioso ruolo del ‘perdente’, Donizetti contava comunque caldi estimatori nel capoluogo lombardo, fra i quali Alessandro Lanari, impresario del Teatro alla Canobbiana, ancora oggi ricordato – insieme ai vari Barbaja, Merelli, Jacovacci – come una delle personalità più importanti nella promozione del melodramma ottocentesco italiano. Fu proprio Lanari a cercare Donizetti, presente a Milano per Ugo conte di Parigi, e a proporgli di collaborare con il medesimo librettista, ma su un lavoro comico. Il librettista, già allora salutato come il più colto e fine in attività, era Felice Romani, che con L’elisir d’amore avrebbe fornito uno dei propri saggi più riusciti e che già aveva al suo attivo titoli quali i rossiniani Il turco in Italia e Bianca e Falliero o i belliniani I Capuleti e Montecchi, Il pirata, La straniera e La sonnambula. Per la fretta, Romani attinse direttamente, e dichiaratamente, al libretto francese Le philtre (1831) di Eugène Scribe (musicato da Auber) che, per giudizio universalmente condiviso, ne venne non poco migliorato. Per quanto pesasse l’urgenza dei tempi di lavoro, sembra comunque priva di fondamento la leggenda secondo la quale Donizetti compose la partitura in soli quindici giorni, come del resto lascia intuire la singolare raffinatezza della strumentazione.
Il fiuto di Lanari non venne smentito, e fin dalla prima L’elisir d’amore è divenuto un classico dell’opera ottocentesca. Un classico, in verità, un po’ atipico, giacché non condivide con la stragrande maggioranza delle grandi opere d’epoca romantica l’appartenenza al genere serio. Per contro è interessante evidenziare che nemmeno le coordinate della tradizionale opera comica sono in grado di renderne conto appieno, e che il sottotitolo «melodramma giocoso» non corrisponde perfettamente ai concreti contenuti della trama ed ai caratteri espressivi della musica. Più correttamente L’elisir d’amore sarebbe infatti da ascrivere a quel genere intermedio, via via definito come opera semiseria o comédie larmoyante, che dalla seconda metà del Settecento fino all’Ottocento inoltrato – con titoli quali Cecchina o sia La buona figliola, Nina pazza per amore, La gazza ladra – si era fatto principale veicolo d’identificazione borghese, ponendo in primo piano la serietà del contenuto sentimentale, inteso come edificante strumento di commozione.
Con l’eccezione del ciarlatano Dulcamara, che fin dallo ‘sdottoreggiante’ e verboso esordio in versi sdruccioli appare in tutto e per tutto riconducibile alla categoria del basso buffo settecentesco, l’assimilazione di toni sentimentali consentì a Donizetti e Romani un’umanizzazione dei caratteri, da intendersi come superamento delle tipologie settecentesche ancora ben presenti al pubblico italiano grazie alla circolazione dei capolavori comici di Rossini. Emblematici della diversa opzione donizettiana sono la malinconica aria conclusiva di Adina Prendi, per me sei libero ed il canto spianato che caratterizza il ruolo di Nemorino come tenore di grazia, circa il quale è forse superfluo rammentare il più celebre brano dell’opera, il cantabile Una furtiva lacrima.

Stagione lirica 2010

Dal 29 ottobre al 10 novembre 2010

Venerdì 29 ottobre, alle ore 19.00, sabato 30 e domenica 31 ottobre ore 15.30, martedì 2 novembre, mercoledì 3, giovedì 4 e venerdì 5 novembre, ore 19.00, sabato 6 e domenica 7 novembre, ore 15.30, martedì 9 e mercoledì 10 novembre, ore 19.00

Teatro La Fenice, Campo San Fantin 1965, San Marco - VENEZIA

L’elisir d’amore

melodramma giocoso in due atti di Gaetano Donizetti su libretto di Felice Romani

Bepi Morassi: regia

Gianmaurizio Fercioni: scene e costumi

Vilmo Furian: luci

 

Orchestra e Coro del Teatro La Fenice

diretta da Matteo Beltrami

maestro del Coro Claudio Marino Moretti

Cast: Désirée Rancatore, Beatriz Díaz, Roberta Canzian: Adina

Celso Albelo, Enrico Iviglia, Javier Tomé Fernández: Nemorino

Roberto De Candia, Marco Filippo Romano, Alessandro Sessolo: Belcore

Bruno de Simone, Elia Fabbian, Alessio Potestio: dottor Dulcamara

Oriana Kurteshi, Arianna Donadelli: Giannetta

Info: www.teatrolafenice.it