La "serena" Teresa Salgueiro ammalia il Verdi di Gorizia

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GORIZIA – Quando le luci si sono abbassate sul palco, si è capito che si stava per assistere a un piccolo Evento. Iniziato puntualmente poco prima delle nove di sera, il concerto di Teresa Salgueiro e del Lusitânia Ensemble, ha regalato emozioni a iosa, unendo la duttilità e l’estensione vocale dell’ex voce dei Madredeus allo stile e all’eleganza degli arrangiamenti acustici.

 

È stata una carrellata di grandi classici della canzone; brani provenienti da tradizioni musicali molto diverse fra loro, come la quella ebraico-sefardita, nel caso del pezzo di apertura, che dà anche il titolo al concerto, La Serena, la canzone d’autore francese e italiana – Avec le Temps di Ferrè, La vie en Rose della Piaf, ma anche Caruso del nostro Lucio Dalla – dai brani lisboeti e delle ex colonie portoghesi, Brasile, Capo Verde, Angola a quelli ispano-americani, dove risuonano la polvere del Messico (Paloma Negra) e il nuovo tango argentino (Vuelvo al Sur). Influenze variegate, accomunate da una vibrazione comune, quella della Malinconia, umore presente anche nell’unico brano di stampo anglosassone, Unforgettable, non in scaletta ma regalato nei bis.
Teresa introduce ogni brano in un italiano passabile, per quanto fiorito di spagnolismi, aiutata dal buon Jorge Goncalves Primeiro che a vederlo, i grigi capelli ricci un po’ alla Branduardi e i movimenti a scatti, sembra un po’ il ritratto del musicista folle. È lui, che ha vissuto parecchio in Italia e perciò parla la nostra lingua, in verità la Mente del gruppo, autore degli arrangiamenti e primo violino; al suo fianco, l’altro violino di Antonio Figueiredo, il contrabbasso e il piano di Duncan Fox, il violoncello di Luis Clode, la viola di Ventislav Grigorov e le percussioni di Ruca Rebordão. Sono canzoni come detto molto conosciute, quasi tutte degli Standard soprattutto per chi abita l’area linguistica ibero-americana e portoghese; un po’ meno, forse, per noi abituati a rimpinzarci di fast food music. Si susseguono la prima composizione in assoluto del duo Vinicius-Tom Jobim Se todos fossem iguais a você, O Leãozinho di Caetano Veloso, il Mar azul portato al successo da Cesária Évora.
La Salgueiro interpreta ogni brano con bravura e convinzione; forse solo quando, visibilmente emozionata attacca Estranha forma de vida, uno dei cavalli di battaglia della regina del fado, l’irraggiungibile Amalia Rodrigues, si sente che qualcosa, un che, forse, di furore e disperazione che la grande Amalia sapeva infondere, manca. E un discorso simile vale per Mar Azul, in cui la versione della Évora resta imbattibile. Ma sono dettagli, lo spettacolo scorre via piacevolissimo per un paio d’ore, e fra i bis c’è anche un antinco canto di lavoro dei portuali di Lisbona, eseguito col solo sottofondo delle percussioni, il tamburo che segna il tempo pesante della fatica; un brano che da solo varrebbe il prezzo del biglietto.

Pubblico entusiasta per questa esclusiva regionale, che dà lustro alla stagione del Verdi di Gorizia.