Lacrimevole, lacrimevole Sanremo

TeleScherni

Per ragioni contingenti, ho visto assai poco della prima serata del Festival di Sanremo, edizione restaurata, nel senso della restaurazione baudesca post-innovazioni che ha sancito ufficialmente che la kermesse ligure deve avere un piglio da narcolessia.

Del poco che ho visto, ho imbroccato: la Hunziker che canta una canzone dell’ex marito con un piglio da cornamusa bucata, e non si fa mancare la lacrimuccia dedicata alla figlia; Roby Facchinetti che duetta col figlio, e perisce artisticamente nel inane tentativo di impedirgli di stonare, finendo per steccare lui stesso; un siparietto del Dopofestival condotto da un Chiambretti sempre più imitazione di se stesso, in cui Facchinetti senior se la prende con chi lo critica per le sue defaillance, asserendo che au contraire dovrebbe essere apprezzato per i suoi errori, che lo rendono umano e vero – anche perché dovuti all’emozione di dettare col pargolo. Bellino il passaggio in cui l’ex DJ Francesco viene apostrofato con la richiesta di una spiegazione su cosa abbia intenzione di fare da grande, con tutti i sottointesi del caso, da speriamo non il cantante a veramente grandicello lo sei già, sarebbe ora che ti decidessi.

Alcune considerazioni, dettate all’ora in cui ogni cuore è un cuore di tenebra. Il Festival non si può abolire, questo è assiomatico. Ma si potrebbe abolire il Dopofestival, siparietto autocelebrativo nel migliore dei casi, teatro di scempi logici come quello della famiglia Facchinetti nei peggiori. Il Dopofestival non aggiunge nulla alle esibizioni, se non un commento stiracchiato ad uno spettacolo che non avrebbe alcun bisogno di essere commentato. La ricerca disperata della Hunziker della lacrima di commozione è stata una mossa patetica, specie per essere giunta pressoché in premessa al Festival: una sorta di captatio benevolentiae degna della Carrà della quale avremmo fatto assai volentieri a meno e che mettiamo del cassetto delle occasioni perse accanto a quella di tacere la propria invece sbandierata castità di durata annuale (peraltro, momento di vis comica di altissimo livello). Ancor più a meno avremmo fatto della presenza di Francesco Facchinetti.

Il ceruleo rampollo del Pooh tastierista è simpatico e comunicativo; possiamo anche capire che si trova inserito in un mondo in cui Luca Dorigo, un tronista della De Filippi, si definisce senza tema di smentite un uomo di spettacolo, e che quindi non veda il motivo di autocassare le proprie ambizioni canore. Ma, posto che non è automatico che il talento si trasmetta geneticamente e FF ne è la prova vivente, la pura volontà di avere un lavoro stimolante, creativo e remunerativo come il cantante non può essere sufficiente. Evidentemente, subentra allora la potenza paterna, indirizzata al sostegno contro ogni evidenza delle velleità filiali. Ma nella circostanza di un’esibizione penosa, quanto volentieri avremmo fatto a meno dello slancio da mamma tigre che difende i cuccioli che ha adoperato il vecchio orsetto Pooh.

Avremmo voluto non vederlo, perché frutto di un sostegno arrogante e non giustificato in premessa, e foriero di una posizione indifendibile nella circostanza – salvo premere sul pedale dell’amore familiare come poco prima la Hunziker, ugh e bleah (disgusto). Ecco, per chiudere, va detto che comunque il comportamento di Facchinetti Roby è l’aspetto più interessante di tutto quanto sopra. Perché emblematico di un’Italia immatura, puerile e capricciosa, che ha una caratteristica: l’incapacità di ammettere i propri errori e di accettarne le conseguenze. Come i rappresentanti del gallismo si trasmettono il comandamento Negare Sempre, così artisti, giornalisti, medici, pedagoghi ed evidentemente anche gli uomini di spettacolo debbono risultare sempre ineccepibili anche contro evidenze.

Del resto, se in preambolo parlavamo di restaurazione, ci si imbatte e dibatte anche nel cugino revisionismo: per dire, Stefania Craxi ha già fatto di suo babbo una vittima del sistema. E vogliamo che Roby Facchinetti non difenda la sua penosa esibizione ed il penoso rampollo?