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Lorenzo Mattotti: Il fumetto è libertà, è sogno

Immortalia

[img_assist|nid=4227|title=|desc=|link=none|align=left|width=101|height=130]Basta poco: una matita, un foglio bianco e si possono mettere in scena i propri sogni… Originario di Brescia, Lorenzo Mattotti è un artista di calibro internazionale: illustratore, disegnatore e autore di fumetti, tra i quali Alice Brum Brum, Spartaco, Doctor Nefasto, Stigmate, Jeckyll & Hyde e Fuochi, pubblicato nel 1984, considerato il suo capolavoro. Ha collaborato con riviste prestigiose tra cui "The New Yorker", "Le Monde", "Il Corriere della Sera", "La Repubblica", "Il sole 24 ore", "Vogue", "Vanity" e molte altre. Dal 1998 vive e lavora a Parigi.

Connessomagazine.it: - La sua caratteristica è la distorsione - deformazione anatomica dei personaggi… è un modo per proiettare all’esterno i tormenti interiori, un senso di disagio, di non adattamento alla realtà?

Lorenzo Mattotti: - La distorsione è una cosa cui non faccio caso, viene fuori seguendo certe emozioni…forse è una mia visione distorta della realtà, che essendo soggettiva da adito a distorsioni di per sé.
Può darsi che la deformazione venga fuori aiutata anche dall’utilizzo del colore… che porta delle trasformazioni…
Lo sguardo soggettivo inevitabilmente mette in atto delle distorsioni.

Connessomagazine.it: - Ho letto che durante la lunga carriera, dal fumetto all’illustrazione, ha immagazzinato nei suoi lavori la forza espressiva delle avanguardie pittoriche…

Lorenzo Mattotti: - Magari…! Nei miei lavori ho utilizzato molte[img_assist|nid=4225|title=|desc=|link=none|align=right|width=449|height=640] cose che non sono proprie della cultura del fumetto, e che fanno parte più del linguaggio pittorico, poi dipende molto dalle storie che si devono affrontare; diciamo che il mio amore per la pittura e per l’immagine mi porta ad utilizzare delle forme che non sono strettamente legate al mondo del fumetto.

Connessomagazine.it: - Dopo le storie di Nefasto e Fuochi è iniziato il grande salto… ha raccontato in un’intervista che proprio con la realizzazione di Fuochi è avvenuta anche la svolta sul suo modo di concepire il fumetto…

Lorenzo Mattotti: - Si, Fuochi ha segnato una svolta, un crocevia, e per me è stato anche un punto d’arrivo: prima di questo lavoro avevo fatto tutto un lungo cammino attraverso l’utilizzo del bianco e nero, con Fuochi ho iniziato a raccontare una storia anche con il colore, attraverso la materia grassa del colore…è la storia che mi ha fatto conoscere anche all’estero.

Connessomagazine.it: - Mi sembra che poi ci sia stato nei suoi lavori un ritorno al bianco e nero…

Lorenzo Mattotti: - Non ho mai lasciato il bianco e nero, lavorare con il colore è abbastanza faticoso, e ad un certo punto avevo bisogno di staccare, disintossicarmi e di fare storie più lunghe, cosa che non era poi così usuale in quegli anni, si parla di fine anni ’80.
Lavorando con il bianco e nero si ha un rapporto più diretto con la storia. È quasi un bisogno fisico di leggerezza…

Connessomagazine.it: - Differenze e affinità tra cinema e fumetto?

Lorenzo Mattotti: - E’ un discorso un po’ complesso… il fumetto è sempre stato influenzato dal cinema
Adesso se analizziamo nella struttura narrativa ci sono cose in comune visto che sono entrambi composti da immagini, dai dialoghi, da una sceneggiatura.
Il fumetto è fatto però di immagini “ferme” e in questo segue [img_assist|nid=4226|title=|desc=|link=none|align=left|width=483|height=640]tutto un altro tipo di logica, il rapporto con il lettore è completamente diverso.
Al cinema lo spettatore è totalmente coinvolto dallo schermo, dal suono, dalle immagini: assiste. C’è un impegno più grosso da parte del lettore dei fumetti, si lascia più spazio all’interpretazione…
In questo momento il cinema mi sembra molto influenzato dal fumetto…probabilmente favorito dall’utilizzo della nuova tecnologia digitale…ma bisogna stare attenti, non sempre i fumetti portati sul grande schermo rendono al meglio.
Comunque il cinema mi affascina ed è stato per me una miniera di evocazioni e di magie, soprattutto negli anni ’60 – ’70.
Ora sto collaborando alla realizzazione di un cartone animato ma l’approccio è molto differente, bisogna porsi tutta una serie di problematiche diverse.
Certo è un continuo “incrociarsi” tra i due linguaggi…
La cosa bella del fumetto è che con pochi soldi si possono mettere in scena i propri sogni, il fumetto mantiene un lato intimo, semplice… basta una matita ed un foglio bianco e si possono fissare i propri sogni.
Trovo che questa sia una grandissima libertà, soprattutto in un periodo di appiattimento della creatività come questo, dove il mercato cerca di livellare, di regolarizzare e di codificare tutto.

Connessomagazine.it: - E’ riuscito a mantenere una certa libertà nei lavori che le hanno commissionato?

Lorenzo Mattotti: - A me sembra di sì, anche se si è sempre comunque influenzati, ho la fortuna di essere molto indipendente.
Quando chiedono di me, chiedono anche delle mie storie… che sono molto personali. Per fortuna, non dovendo vivere con il lavoro del fumetto, posso permettermi qualche lusso, una certa libertà espressiva. Si, mi sento abbastanza libero.
A volte bisogna decidere se rischiare o seguire la corrente…

Connessomagazine.it: - Quale tra i suoi lavori la rappresenta di più?

Lorenzo Mattotti: - Il lavoro che mi soddisfa di più, cioè quello che tento sempre di conquistare… a volte si hanno delle paure… quando riesco ad affrontarle, mi sento ancora vivo e contento, mi sento soddisfatto.