Massimo Popolizio è Cyrano de Bergerac al Giovanni da Udine

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UDINE – Sognatore come Don Chisciotte, spavaldo come D’Artagnan, romantico come Romeo, malinconico come Amleto. Ecco il biglietto da visita di Cyrano de Bergerac, anima gentile e incapace di compromesso, in scena al Teatro Nuovo con il grande Massimo Popolizio, già applaudito a Udine per Copenhagen e Ritter Dene Voss, da mercoledì 24 a domenica 28 febbraio.   C’è un che di platealmente teatrale nel Cyrano, non per nulla scritto su misura da Edmond Rostand per le corde versatili di un celebre attore francese di fine Ottocento, Coqueline, che vi voleva la confluenza di vari generi: il dramma storico, la commedia, il dramma eroico, la tragedia. Il tutto, inoltre, decorato di rime come un fiume in piena, in tempi in cui trionfava la prosa e il gioco metrico sapeva ormai di antiquariato posticcio. Ma il falso dichiarato in costume, pennacchi e spade guascone, per quanto svalutato con arricciato sussiego da molta critica ufficiale, è diventato invece banco di prova privilegiata di robusti benianimi del pubblico: Cervi, Micol, Branciaroli, Proietti, Depardieu sul grande schermo o Modugno in versione musicale. In effetti, è teatralmente stimolante anche la bruttezza, con tanto di naso chilometrico, del protagonista Cyrano, costruito come un puzzle di citazioni d’autore e un palinsesto, anche parodico, di magnifiche parti per attori versatili. In un folto ensemble artistico diretto da Daniele Abbado, tocca ora a Massimo Popolizio, superlativo attore di scuola ronconiana, rivestire di modernità disincantata il personaggio double face del poeta-spadaccinio tutto naso e rima. E dare corpo e voce al Cyrano che ancora ci esprime, simbolo esemplare dell’eroe puro che la vita sconfigge ma l’utopia eleva all’immortalità. Il nostro Cyrano –  racconta, infatti, lo stesso Popolizio – non ha un pennacchio, perché abbiamo scelto di evitare lo stereotipo del cavaliere con spada, stivalone e cappello svolazzante, ma lo spirito della parola resta: “pennache”, in francese, significa anche grinta e coraggio. Quindi, in punto di morte, Cyrano porterà con sé la sua grinta e il suo coraggio. Aggiunge, poi, Abbado: Cyrano di Rostand è un testo complesso e ingannevole. Evoca una tradizione di teatro popolare, ricco di enfatica spettacolarità. Allude a una convenzione teatrale infarcita di luoghi comuni, quasi fosse un melodramma. Nei mesi di preparazione allo spettacolo, lavorando con Massimo Popolizio, ci siamo detti da subito che tutto questo non andava preso alla lettera. Siamo partiti dal mettere in discussione alcuni snodi del testo: cosa succedeva se si eliminavano i mondi che costellano la figura di Cyrano? La società composita del primo atto, la rosticceria con i cuochi, la folla, i giornalisti del secondo atto, la carrozza e le surreali vivande dell’accampamento militare, il convento del quinto atto? Cyrano si staglia come figura di poeta utopista e rivoluzionario, uomo solo in lotta contro la volgarità e ipocrisia.   Dal 24 al 28 febbraio 2010, ore 20:45 domenica 28 febbraio, solo alle 16:00  Stagione Teatrale 2009-2010 Teatro Nuovo Giovanni da Udine, via Trento 4 - UDINE Cyrano de Bergerac di Edmond Rostand regia di  Daniele Abbado con Massimo Popolizio, Stefano Alessandroni, Roberto Baldassari, Luca Bastianello, Giovanni Battaglia, Luca Campanella, Dario Cantarelli, Simone Ciampi, Andrea Gherpelli, Marco Maccieri, Elisabetta Piccolomini, Mauro Santopietro, Gabriella Riva, Carlotta Viscovo Compagnia/Produzione: Teatro di Roma   Info: tel. 0432248418 www.teatroudine.it