Massive Attack, luci ed ombre tra la pioggia a Piazzola sul Brenta

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Piazzola sul Brenta (PD) - Diversi interrogativi poneva la recente tournèe dei Massive Attack ai fans di vecchia data del gruppo di Bristol: in primis la resa live di un gruppo nato dalle ceneri del collettivo Wild Bunch e quindi più a suo agio tra le pareti dello studio di registrazione e tra i woofers dei sound system che su un palco.

Secondariamente il reale peso di Daddy G, reduce da un congedo parentale, in una band che si era ridotta sul precedente 100th Window ad un progetto solista di Robert Del Naja aka 3D; infine, last but not least, il reale stato di salute artistica di un gruppo che ha marchiato a fuoco gli ultimi due decenni della musica pop, ma il cui insegnamento musicale è stato assorbito e superato da diverse schiere di giovani epigoni.  Diciamo subito che la suggestiva cornice dell’Anfiteatro Camerini di Piazzola sul Brenta  nell’ambito della rassegna Piazzola Live Festival – Festival dell’Alta Padovana, ci ha mostrato molte luci anche se offuscate da qualche ombra e da qualche nuvola che si è trasformata in una pioggia che non ha scoraggiato il pubblico formato in gran parte da aficionados tra i quali si poteva comunque scorgere qualche fighetto d’ordinanza attratto più dall’evento che dalla musica in sé. I Massive Attack ne sono quindi usciti bene grazie ad un impianto scenografico fatto di schermi su cui apparivano giochi di luce alternati a scritte e simboli che delineavano la nostra società, rappresentandone tragedie e vuoti gossip. Decisa invece è risultata la sterzata dal vivo verso una dimensione live suonata da un gruppo classico di musicisti che ha relegato Daddy G e 3D al ruolo di cantanti o direttori d’orchestra, i quali hanno ridotto al massimo l’utilizzo di quei campionamenti e di quegli effetti che sono da sempre stati la cifra stilistica della band. Per questo motivo il concerto è vissuto sui brani del nuovo disco, mentre del vecchio repertorio hanno fatto la parte del leone i brani di Mezzanine, il difficile terzo album che ne vide appunto accentuare quella dimensione rock – new wave che sembra essere il nuovo corso del gruppo. Dal concerto di Piazzola l’influenza della musica black è apparsa infatti ridotta rispetto al passato: il gusto del groove che ha fatto la fortuna dei Massive Attack rimane, ma il rivestimento delle canzoni è più cupo e risente delle influenze di quei gruppi post punk che quasi trenta anni fa avevano ridefinito il modo di comporre musica, a partire dai concittadini Pop Group, per arrivare ai Cure, passando per gruppi elettronici come i Cabaret Voltaire. Il gruppo inglese è sembrato trovarsi a suo maggior agio in questo habitat, dato che dal vivo sono risultati più riusciti i nuovi brani, che partendo da atmosfere soffuse si sono sviluppati su pattern ritmici sostenuti e trascinanti dando al pubblico l’impressione di trovarsi di fronte ad una versione quasi progressive del gruppo trip hop conosciuto anni fa. Come detto, la musica nera è stata quasi accantonata, visto il limitato contributo di Daddy G e lo scarso stato di forma di Horace Andy, che non è riuscito ad infiammare una Angel che un tempo era un vero cavallo di battaglia dal vivo. Altra presenza coloured è stata quella della cantante Jolanda, che ha dovuto l’ingrato compito di sostituire le derive soul di Sharon Nelson, rispetto alla quale, nonostante la voce eccelsa, ha dimostrato minor anima e personalità. Solo nella storica Safe from Harm la cantante si è fatta valere, anche grazie ad una riuscita combinazione di vecchie istanze black e nuovi arrangiamenti. Meglio è risultata la bionda cantante Stephanie, che ha interpretato bene Teardrop ed è sembrata più adatta alle canzoni del nuovo album, grazie al suo timbro vocale che a tratti ha ricordato i gorgheggi di Liz Fraser. Molto trascinanti sono risultati Inertia Creeps e Risingson, caratterizzati dall’alternarsi vocale di Daddy G e 3D e da ritmi che, sovrapponendosi, hanno creato atmosfere di rara intensità. La conclusione del concerto, relegata al secondo bis, è stata affidata all’agognata (dal pubblico) Karmacoma, unica esecuzione estratta da Protection nonché ultimo retaggio di un passato che la band inglese sembra voler mettere da parte. Il messaggio dei Massive Attack pare essere proprio questo: descriviamo (affrontiamo) questi nuovi tempi cupi con nuovi suoni (strategie). Come dar loro torto?