"Il dibattito sugli Ogm in agricoltura - spiega Morgante - investe molteplici ambiti e solleva una serie di delicate questioni: le modificazioni biotecnologiche devono essere considerate sostanzialmente differenti dalle modificazioni genetiche compiute con metodi tradizionali e per questo essere normate in maniera differente? E' corretto e vantaggioso utilizzare il principio di precauzione nelle decisioni sulle piante transgeniche? E' saggio rinunciare ad un'agricoltura più compatibile con la tutela ambientale in nome di una presunta salvaguardia della "naturalezza"? E' possibile regolamentare l'accesso a queste innovazioni tecnologiche in modo da salvaguardare i diritti degli inventori da un lato e renderle disponibili anche ai più poveri e bisognosi dall'altro? Fino a che punto la diffidenza sugli Ogm, che spesso degenera in fobia, pregiudica la diffusione di questo tipo di tecnologie che potrebbero essere risolutive dei problemi alimentari dei Paesi del Sud del mondo?".
Michele Morgante è professore ordinario di Genetica all'Università di Udine e direttore scientifico dell'Istituto di Genomica applicata. Attualmente il suo laboratorio si occupa dell'analisi dei genomi vegetali e dell'analisi della variazione di sequenza. Il suo gruppo di ricerca ha completato la creazione delle prima mappa fisica del genoma della vite e ha ormai quasi completato anche il sequenziamento del genoma della vite. Con il suo gruppo ha dato un apporto fondamentale nel mettere a punto una serie di tecnologie genomiche. Ha dato anche un importante contributo alla comprensione dei tipi di variazione genetica presenti a livello di sequenza in mais e dei meccanismi molecolari che governano tale variazione. Nel 2005 ha ricevuto la Medaglia per le Scienze fisiche e naturali della Accademia delle Scienze.
