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Ottavio Dantone dirige alla Fenice musiche di Campra, Wilhelm e Johann Sebastian Bach, con un omaggio a Gustav Mahler

Classica
[img_assist|nid=27951|title=|desc=|link=none|align=left|width=130|height=130]VENEZIA - Venerdì 30 aprile 2010 alle ore 20.00 e domenica 2 maggio alle ore 17.00 al Teatro La Fenice Ottavio Dantone salirà sul podio dell’Orchestra e del Coro del teatro veneziano per il decimo concerto della Stagione sinfonica 2009-2010. Specialista del repertorio barocco,
Dantone dirigerà un programma di musiche di André Campra (nato 350 anni fa nel 1660), Wilhelm Friedmann Bach (nato 300 anni fa nel 1710) e Johann Sebastian Bach, con uno speciale omaggio a Gustav Mahler, alla cui attività direttoriale è dedicata l’intera Stagione sinfonica nel 150° anniversario della nascita.
Il concerto si aprirà infatti con l’Introït dalla Messe de Requiem di André Campra, solisti i tenori Matteo Pavlica e Massimo Squizzato e il basso Roberto Bruna (tutti artisti del Coro del Teatro La Fenice), quarta tappa di un ciclo sinfonico-corale iniziato lo scorso anno con il War Requiem di Britten e proseguito in novembre con il Requiem di Bruno Maderna e a Pasqua con quello di Mozart. Seguirà la Suite aus den Orchesterwerken von Johann Sebastian Bach di Gustav Mahler, ovvero la rielaborazione approntata da Mahler nel 1909 di brani dalle Suite per orchestra n. 2 e n. 3 BWV 1067-1068 di Johann Sebastian Bach per un ciclo di «concerti storici» da lui diretti alla Carnegie Hall con la New York Philharmonic.
La seconda parte del programma proporrà il Concerto per clavicembalo, archi e basso continuo in fa minore di Wilhelm Friedmann Bach, il più anziano dei figli di Bach, con lo stesso Ottavio Dantone solista al clavicembalo, e si concluderà con la Suite per orchestra n. 4 in re maggiore BWV 1069 di Johann Sebastian Bach, nella sua versione originale.
La pomeridiana di domenica 2 maggio rientra nelle iniziative «La Fenice per la città» e «La Fenice per la provincia», rivolte ai residenti nel comune e nella provincia di Venezia in collaborazione con le Municipalità del Comune e l’amministrazione provinciale di Venezia.
 
Nato ad Aix-en-Provence nel 1660 e morto a Parigi nel 1744, André Campra è uno dei compositori più rilevanti tra quelli che operarono in Francia tra la morte di Lully e l’affermazione di Rameau. Attivo anche in campo teatrale con numerosi opéra-ballet e tragédie en musique per l’Opéra, dedicò alla musica sacra la prima e l’ultima parte della sua carriera, lasciando numerosi mottetti, tre libri di cantate e due messe, di cui una da requiem. Di quest’ultima non è purtroppo rimasta traccia dell’autografo, motivo per il quale, in mancanza di altri documenti, rimangono ancora oggi ignote la destinazione originale e l’esatta datazione. L’organico usato da Campra è composto da una sezione orchestrale formata da archi, flauti, fagotti, organo e basso continuo, più un coro a cinque voci, cui si aggiunge un gruppo di cinque solisti. L’Introito che apre la messa – che prevede nella parte centrale «Te decet hymnus» l’intervento delle voci solistiche maschili – presenta già tutte le caratteristiche principali della composizione, basata su un perfetto equilibrio tra il rigore delle strutture formali e il carattere essenzialmente intimo delle diverse sezioni del testo.
Scritte in un periodo di tempo ancora non ben definito compreso fra il 1720 e il 1739, le quattro Suite per orchestra BWV 1066-1069 di Johann Sebastian Bach – le uniche arrivate a noi di una serie sicuramente assai più ampia – più che lavori appartenenti a un progetto unico sono probabilmente composizioni occasionali destinate a eventi di intrattenimento alla corte di Köthen (dove Bach fu Kapellmeister dal 1717 al 1723) o alla Thomasschule di Lipsia (dove Bach insegnò dal 1723 in poi). Ognuna di esse è organizzata secondo una struttura consolidata da Bach sulla base di una tradizione risalente alla seconda metà del Seicento, quando alcuni musicisti tedeschi avevano dato nuova linfa vitale alla musica del ballet de cour francese ordinando le danze che lo componevano in una sequenza stabile e codificata. Sparite dal repertorio settecentesco subito dopo la morte dell’autore, le Suite furono fra le composizioni chiave della Bach Renaissance ottocentesca fin dal 1830 quando il giovane Mendelssohn eseguì la Terza al pianoforte davanti a Goethe, per non parlare della celebre trascrizione per violino e pianoforte di August Wilhelmj (1871) che procurò all’Air della stessa suite l’appellativo di Aria sulla quarta corda. Anche Gustav Mahler ne realizzò nel 1909 una rielaborazione, nota come Bach Suite o Suite aus den Orchesterwerken von Johann Sebastian Bach, che propose più volte fra il 1909 e il 1911 in una serie di historical concert negli Stati Uniti con la New York Philharmonic. Mantenendo quasi inalterato l’organico strumentale bachiano (con un’orchestra che, benché allargata, rispetta la distribuzione delle parti originali e l’uso del clavicembalo nel basso continuo), Mahler operò invece un’originale selezione dei movimenti della sua Bach Suite, traendo dalla Suite n. 2 i primi due brani – l’Ouverture in si minore e il Rondeau e Badinerie, sempre in si minore, accostati a formare una sorta di Gavotta prima e seconda – e dalla Suite n. 3 gli altri due  – il celebre Air in re maggiore (l’Aria sulla quarta corda) e le due Gavotte, anch’esse in re maggiore.
Accostata alla rielaborazione mahleriana delle Suite n. 2 e n. 3, Ottavio Dantone proporrà a conclusione di serata la versione originale bachiana della Suite n. 4, organizzata in cinque movimenti: Ouverture, Bourrée I e II, Gavotte, Menuet I e II e un movimento finale intitolato Réjouissance, a prova del carattere festivo della composizione.
Attribuito dall’editore Sikorski a Wilhelm Friedmann Bach (1710-1784), il più anziano dei figli di Bach, ma secondo altri studiosi composto da Carl Philipp Emanuel (1714-1788) o da Johann Christian (1735-1782) – gli altri due figli del genio di Eisenach che hanno avuto un’importante ruolo nella storia della musica –, il Concerto per clavicembalo, archi e continuo in fa minore è un brano di grande qualità che s’impone per l’immediatezza dell’invenzione e l’intensità del discorso musicale. Articolato in tre movimenti –  Allegro di molto, Andante, Prestissimo –, il Concerto presenta molte delle caratteristiche del cosiddetto stile empfindsamer (sentimentale, sensitivo), versione severa e passionale dello stile galante che si sviluppò verso la metà del Settecento soprattutto nel Nord della Germania caratterizzandosi per una gestione dell’invenzione musicale inquieta e irregolare condotta per mezzo di un uso della forma libero e imprevedibile.

 
Stagione sinfonica 2009-2010

Venerdì 30 aprile 2010, ore 20:00 e domenica 2 maggio 2010, ore 17:00

Teatro La Fenice, Campo San Fantin, 1965 - VENEZIA

L'Orchestra e Coro del Teatro La Fenice
maestro del Coro Claudio Marino Moretti

direttore Ottavio Dantone

esegue

André Campra, Messe de Requiem: Introït
Matteo Pavlica, Massimo Squizzato tenori
Roberto Bruno basso

Johann Sebastian Bach, Suites per orchestra n. 2 e n. 3 BWV 1067-1068 rielaborazione di Gustav Mahler

Wilhelm Friedmann Bach, Concerto per clavicembalo, archi e basso continuo in fa minore
Ottavio Dantone clavicembalo

Johann Sebastian Bach, Suite per orchestra n. 4 in re maggiore BWV 1069

Info: www.teatrolafenice.it