Ne emergerà la grandezza del fiorentino, unico, o quasi, tra i Macchiaioli a godere, già in vita, di un successo e di un mercato veramente internazionali. A suo favore giocarono, oltre all'indubbia maestria, la frequentazione dell'ambiente inglese di Firenze, i numerosi soggiorni prima in Italia e poi in Francia e Inghilterra dove entra in contatto con un ambiente artistico in pieno fermento che certamente influenzò il suo stile.
Fine intellettuale, Signorini venne riconosciuto in Italia e in Europa anche per le sue qualità di critico militante, attento a ciò che accadeva nel mondo dell'arte ma anche nella società.
Di questa attenzione al sociale, per dirla con un linguaggio d'oggi, è emblema lo splendido, fortissimo olio scelto come logo della mostra. E' la celeberrima Alzaia del 1864, dove tre giovani maschi sono raffigurati nello sforzo bruto di trascinare controcorrente, piegati dalla fatica, un naviglio che nel quadro non compare ma di cui si intuisce la resistenza oltre che l'esistenza. All'adesione all'estetica naturalistica di Proudhon si può, ad esempio, ricondurre la sua forte attenzione per emarginati e reclusi, attenzione declinata in numerose opere tra cui quella Sala delle agitate al san Bonifazio di Firenze che susciterà l'ammirazione di Degas durante la visita allo studio di Telemaco nel 1875.
Impegnato nel sociale, certo, ma allo stesso tempo raffinato dandy, frequentatore assiduo dei salotti à la page, intellettualmente snob da dichiarare la sua preferenza per "'imperfetto dell'ingegno" rispetto al perfetto della mediocrità.
Non gli mancarono i riconoscimenti ufficiali (compresa la nomina a giurato della Biennale Venezia del 1896) ma le sue affermazioni taglienti e caustiche gli crearono anche molti nemici, tanto che un redattore della "Rivista italiana", parlando di lui, ebbe a scrivere che non vi era nulla di sacro per quella bocca infernale dai bei denti d'ebano.
Passioni, successi, incomprensioni, lotte che sembravano non scalfirlo. Una apparenza che, nel privato, lasciava il posto ad una irrequietezza, ad una sotterranea insoddisfazione, ad una solitudine mitigata solo dall'affetto per la piccola Nene, ispiratrice delle più poetiche opere della maturità.
Nel 1893 sente il bisogno di riflettere sulla vicenda macchiaiola di cui era stato assoluto protagonista e pubblica Caricaturisti e caricaturati al Caffè Michelangelo, un testo essenziale di critica e storia dell'arte declinate "a modo suo", attraverso la chiave davvero inconsueta della caricatura. Tanto per non smentirsi.
Dal 19 settembre 2009 al 31 gennaio 2010
Palazzo Zabarella, Via S. Francesco, 27 - PADOVA
Telemaco Signorini e la pittura in Europa
Artisti: Jean-Baptiste-Camille Corot, Gustave Courbet, Henri de Toulouse-Lautrec, Edgar Degas, Telemaco Signorini, James Tissot
A cura del prof. Fernando Mazzocca
Vernissage: venerdì 18 settembre, alle ore 12:00 per la stampa
Mostra promossa da Fondazione Bano ONLUS, Fondazione Antonveneta, Comune di Padova, Provincia di Padova, Regione del Veneto
Info: tel. 0498753100
info@palazzozabarella.it
www.palazzozabarella.it
Nelle immagini: in vetrina Telemaco Signorini: Pascoli a Castiglioncello (particolare), 1861 Olio su cartone, cm. 31x76. Collezione privata. Courtesy Piero Dini
Telemaco Signorini L'alzaia (particolare), 1864 olio su tela, cm. 54x 173,2. Collezione privata, courtesy Jean Luc Baroni Ltd
Edgar Degas: Dans un café (L’Absinthe), 1875-1876 Olio su tela, cm. 92x 68,5 . Paris, Musée d’Orsay, legs du comte Isaac de Camondo, 1911 © RMN (Musée d’Orsay)/ Hervé Lewandowski
