Psicoparty: Albanese sguazza tra i flutti della nostra società alla deriva

Sipario

UDINE - Voglio iniziare questo articolo elogiando la bravura di Antonio Albanese che, ieri sera, ci ha deliziati con la sue qualità recitative dimostrando, ancora una volta, in teatro così come in televisione e al cinema, che le sue capacità di adattamento trasversale ai vari ruoli/registri proposti, hanno un immutato spessore nel confronto con i vari prosceni a sua disposizione.

Ora brillante, ora riflessivo, sempre spontaneamente e convincentemente a cavallo della macchina-spettacolo cucitagli addosso da Michele Serra, ha tenuto in piedi e donato spessore ad una serie di scenette dal sapore non sempre originale e particolarmente acuto.Si è riso e tanto, il pubblico si è divertito e sicuramente ha anche riflettuto su vari argomenti proposti, di stretta attualità (terrorismo e paura, burocrazie, corruzione politica, modamania, …), ma lo spettacolo, analizzato con distacco e a mente lucida, aveva un che di frammentario e non sapeva sempre risolversi con una scelta di tono (umoristico e/o drammatico) del tutto convincente.

Se il buonumore ha preso il sopravvento dei presenti  portandoli, in certi momenti, a grasse risate è anche vero che gli sketch presentati non avevano nulla di nuovo, né una risoluzione insolita, ma sempre ancorata alla solida e collaudata struttura già proposta e riproposta mille e più volte: battute sui politici di turno, figli di una diffusa ignoranza, sulla lentezza delle istituzioni e sulla pochezza culturale dei giovani, fanno ancora successo, ma ce n’è ancora veramente così tanto bisogno? Sarà, ma forse certi spunti acuti potevano essere sfruttati con più forza e linearità, lasciando da parte certe banalizzazioni e certi adeguamenti comici di massa.