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Un ciclone chiamato Red Hot Chili Peppers

@live!

[img_assist|nid=7465|title=|desc=|link=none|align=left|width=130|height=130]UDINE - Scattano le 22. I Red Hot Chili Peppers montano in sella al rock e accelerano. Lo stadio Friuli esplode. Il percorso musicale si snoda tra presente e passato, confluendo e divergendo in modo lineare.

Il concerto dell’anno, ospitato a Udine giovedì 28 giugno grazie alla sinergia tra Azalea Promotion e l’ente regionale, stampa nella memoria di chi c’era una notte graffiante. La band, anticipata dal gruppo spalla Wu-Tang Clan che ha spremuto rap allo stato puro, si concede per un’ora filata e circa mezz’ora di bis.

Anthony Kiedis, Flea, John Frusciante e Chad Smith sono stati travolgenti, aggressivi, energetici, trascinanti e un po’ divi. Esattamente come una rock band dev’essere e deve esprimersi.

Dopo aver sgomitato per arrivare sotto i riflettori e conquistare il successo si divertono a farsi attendere. 45 i minuti di ritardo sulla scaletta ma con una splendida performance live riescono a farsi perdonare. I 40.000 spettatori hanno riempito l’ovale dello stadio friulano in[img_assist|nid=7466|title=|desc=|link=none|align=right|width=640|height=427] modo anagraficamente trasversale. Nessun esclusivo pullulare di teen ager, a dimostrazione che oltre un ventennio di attività musicale cattura tutti. IRHCP sono una collaudata icona del rock, che riesce a contaminarsi con una miscela sapiente di giusta melodia. Sono pronti a rimanere a galla e cavalcare il successo ancora per un bel po’ di tempo. C’è da giurarci. Anche perché la loro benzina di funky, rap e rock vivo fa scuola e li trasforma in autentiche colonne del cross-over.

I peperoncini made in Usa hanno una storia ricca di colpi di scena, scandali, testi provocatori e… un numero cospicuo di successi.

Per loro il 2007 sarà un anno da ricordare visti i premi che hanno depositato in bacheca, conquistando gli American Music Awards e gli Mtv Europe Music Awards. Due nuove stellette da cucire sulla divisa del rock statunitense.

Udine ha visto l’ingresso in scena di un enigmatico Kiedis. Avvolto da un mantello con cappuccio bianco si aggrappa al microfono e, dopo aver scaldato la voce con i primi brani, si lancia nella notte del pentagramma “hot”.

La scaletta, snocciolata allo stadio Friuli, ha fuso un perfetto equilibrio di brani classici a estratti dell’ultimo lavoro in studio della band, Stadium Arcadium.

Flea al basso e tromba, John alla chitarra e Shad alla batteria hanno lasciato senza fiato il pubblico che, con le mani scottanti per gli applausi e le ugole consumate dalle grida, ha apprezzato un condensato esperienza e professionalità.
A sottolineare la musica, poche e centellinate parole. E’ una notte molto speciale per noi. Quanta bella gente c’è qui inizia la voice della band, per approdare a un classico e scontato We love you!, fino a chiudere con un “Amore, amore, amore”. Dichiarazione che non lascia dubbi. Anche perché senza l’affetto dei fan non esisterebbe il clamoroso successo del gruppo californiano.

E’ buio pesto e, alle 23.30, fanno l’ingresso sul rettangolo verde (coperto minuziosamente da teli di protezione che difendono il prato) le [img_assist|nid=7467|title=|desc=|link=none|align=left|width=427|height=640]auto private che porteranno il quartetto verso Monaco. Altra città, altro stato, altro concerto. Il sipario sulla notte dei Red Hot Chili Peppers si chiude lasciando spazio agli applausi e a un rassegnato commiato. Il fiume umano defluisce ordinatamente verso casa con una notte rock da ricordare anche se, il gruppo, non ha soddisfatto proprio tutti. Troppi pezzi di repertorio e poca energia nuova di zecca. Inoltre la durata da copione, né un minuto di più né uno di meno. Bene, cari Red Hot Chili Peppers, grazie per aver reso bollente, una tranquilla e sorniona Udine, pronta ad accogliere altri importanti eventi. See you bloody American guys!

Foto Elia Falaschi/Phocus Agency ©2007 (SIAE). Vietata la riproduzione, anche parziale.