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Arteven

06/03/2010 - 21:00

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0

Luogo Evento

Teatro E. Peroni, Piazza del Popolo, 24 - S. Martino Buon Albergo (VR)

Referente

Arteven - Circuito teatrale Regionale

Telefono

Descrizione

Stagione Teatrale 2009-2010

Sabato 6 marzo 2010, ore 21:00

Il misantropo

di Molière

traduzione di Cesare Garboli

Regia Alberto Giusta

Scene e Costumi Laura Benzi, Luci Sandro Sussi

Con Antonio Zavatteri, Massimo Brizi, Alberto Giusta, Alessia Giuliani, Barbara Moselli, Federico Giani, Alex Sassatelli, Francesca Masella

Compagnia Gank

Il Misantropo è una commedia in 5 atti, scritta e rappresentata nel 1666 ed è uno dei capolavori dell'arte di Molière. L'intreccio è piuttosto semplice, l'interesse sta tutto nell'analisi del carattere dei personaggi e nella descrizione dell'ambiente.
Alceste un giovane nobile e sincero fin troppo, detesta le convenzioni di un mondo fasullo e finto e vorrebbe fuggire e isolarsi da quel mondo ma vi è legato dall'amore per Celimene.
Nella scena che apre la commedia, Alceste rivela subito allo spettatore il suo carattere. Dialogando con l'amico Filinto egli spiega le cause che gli fanno aborrire i rapporti umani. Tutti sono falsi ed ipocriti e pur di seguire le convenzioni sociali sono disposti a mentire, a sostenere di provare sentimenti che in realtà non nutrono e per opportunismo elargiscono sorrisi ovunque. Questo indigna profondamente Alceste che dichiara di detestare tutto il genere umano.
Molière ribadisce la necessità di essere se stessi in un mondo in cui prevalgono le convenzioni e le formalità, dove non è possibile coltivare sentimenti veri. Ma ecco la vera capacità psicologica di Molière: dopo avere sostenuto questo ci informa che tutta la ragione non sta dalla parte di Alceste.
Cosa saremmo se fossimo puri ma isolati? Nulla di nulla!
Quando Alceste esclama “ io odio tutti gli uomini” l'amico gli risponde “ nel mondo occorre una virtù praticabile, a furia di saggezza si può meritar biasimo. La perfetta ragione fugge ogni estremo e vuole che si sia savi con moderazione”.
Il concetto di “virtù praticabile” vorrei fosse il pilastro del mio lavoro di regista e del lavoro degli attori che con me collaborano: le sfumature arricchiscono, le estremizzazioni creano soltanto solchi profondi; un uomo non è solo uno, è un'infinità di occasioni per stupire chi lo sta ad osservare.
Alberto Giusta


06/03/2010 - 21:00

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Luogo Evento

Teatro Comunale, viale Bassani, 28 - Thiene (VI)

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Arteven - Circuito teatrale Regionale

Telefono

Descrizione

Stagione Teatrale 2009-2010 - Rassegna di Cabaret

Sabato 6 marzo 2010, ore 21:00

I sevan gnoms - Seven in condotta

La ferrea collaborazione scuola-casa di una volta, dove un bruttovoto faceva saltare la cena e una nota si traduceva in venti affettuose cinghiate paterne, non c’è più e la famiglia media italiana, divisa,allargata, confusa e irresponsabile si ricompone in uno straordinario momento di unità solo saltando addosso al povero maestro, (adessopure unico, cioè solo), che ha azzardato mettere in dubbio la buona educazione e l’intelligenza del figliolo. Poi ad aggravare le cose cisi è messo anche internet e allora si vedono filmati di studenti che incendiano banchi, divelgono rubinetti, vessano i più deboli. e tutti chegridano allo scandalo, che invocano il 5 in condotta, che si chiedono quale sarà la scuola del futuro, quella senza libri di testo e senza insegnanti ?Si imparerà la Divina Commedia grazie a un microchip impiantato nel cervello? a queste domande la politica non sa rispondere, la psicologiatentenna, la sociologia indugia e l’unica risposta seria la possono dare proprio i Seven gnoms.


05/03/2010 - 21:00

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Luogo Evento

Cinema Teatro Giardino, via Roma 68 - San Giorgio delle Pertiche (PD)

Referente

Arteven - Circuito teatrale Regionale

Telefono

Descrizione

Cinema Teatro Giardino - Rassegna di Prosa

Venerdì 5 marzo 2010, ore 21:00

Synagosyty

di Gabriele Vacis e Aram Kian

con Aram Kian e Francesca Porrini

scenofonia Roberto Tarasco

scene e costumi Lucio Diana

regia Gabriele Vacis

Fondazione Teatro Regionale Alessandrino

Un paio d’anni fa mi è capitato in mano un libro intitolato Seconde generazioni. Una ricerca della Fondazione Agnelli. Quel libro dice che le seconde generazioni sono un nodo strategico: numerose esperienze nazionali indicano che con esse si compie un passo cruciale e per molti versi irreversibile del percorso di adattamento fra immigrati e società ricevente.
Leggevo quel libro mentre le banlieue francesi venivano messe a ferro e fuoco e le stazioni di Madrid e di Londra saltavano per mano di figli di immigrati, nati nel paese che aveva accolto i loro padri. E leggevo quel libro mentre incontravo un attore molto bravo: Aram Kian.
Aram è nato in Italia. Sua madre è italiana, suo padre iraniano. Una sera gli ho chiesto: tu sei di seconda generazione, perché non vai in giro a mettere a ferro e fuoco le periferie di Milano o di Roma? Ci sono domande che non vogliono risposte, ma storie. Aram ha cominciato a raccontarmi la sua. Una storia malinconica e allegra, comica e tragica, come ogni vita. E mentre raccontava io pensavo che quella storia assomigliava persino alla mia, che ho quasi vent’anni più di lui e che sono nato a Torino, ma da padre bergamasco e da madre veneta, gli immigrati degli anni Sessanta… Perché in fin dei conti, in un modo o nell’altro, siamo tutti seconda generazione.
(Gabriele Vacis)

 
 
 


04/03/2010 - 20:45
05/03/2010 - 20:45

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Luogo Evento

Teatro Accademico - Castelfranco Veneto (TV)

Referente

Arteven

Telefono

Descrizione

Stagione Teatrale 2009-2010

Giovedì 4 e venerdì 5 marzo 2010, ore 20:45

tratto dal testo di Miguel de Cervantes
musiche di Daniele D’Angelo
progetto e regia di Franco Branciaroli

"Don Chisciotte è un enorme trattato sull'imitazione: così come lui imita i cavalieri, io imito i cavalieri della scena". Con questa premessa Franco Branciaroli, dopo l'originale edizione di Finale di partita in cui il protagonista parlava con la voce dell'ispettore Clouseau, si prepara al nuovo spettacolo tratto dal testo di Miguel de Cervantes. Branciaroli sarà infatti impegnato nel doppio ruolo di Don Chisciotte e Sancho Pancia, cui darà, imitandole, le voci di Vittorio Gassman e Carmelo Bene. Il vagabondare verbale, divertente e commovente insieme, dei due mattatori ripercorrerà alcune delle scene più celebri del grande romanzo picaresco del siglo de oro spagnolo. "Li immagino nell'aldilà - spiega ancora Branciaroli - mentre confessano che avrebbero sempre voluto mettere in scena il libro più d'avanguardia che ci sia, il Don Chisciotte. Li faccio parlare e così, accanto accanto ai personaggi dell'Hidalgo e di Sancho, riprenderanno vita anche i loro dialoghi, i loro battibecchi, il loro immaginario". Ecco dunque che le "maschere verbali" dei due grandi protagonisti della scena teatrale italiana, daranno anche occasione di ritrovare atmosfere di un Gran teatro che non c'è più e che lo stesso Branciaroli, che con Bene ha recitato ai suoi esordi, ha preso per la coda: "Erano due avversari irriducibili - continua l'attore-regista - ma anche, al fondo, due artisti che si stimavano. E questa è una cosa che mi commuove". E divertimento con un pizzico di nostalgia sarà infatti la temperatura emotiva dello spettacolo. Il finale? Non è una vera fine, cosa che sarebbe pertinente solo con il mondo dell'aldiqua, mentre nel tempo eterno i nostri due mattatori, e idealmente Branciaroli con loro, possono ripetere all'infinito, variandola e reinventandola, la rappresentazione. E così è.

"... Il procedimento corrisponde a un nascondermi. L'ho già fatto con Finale di partita di Beckett dove ho adottato i toni del doppiatore italiano dell'ispettore Clouseau alias Peter Sellers. Come se escludessi i miei mezzi vocali. Ancora di più col Don Chisciotte evocante Gassman e Bene (o con Gassman e Bene che evocano il Cavaliere della Mancha e Sancio) in definitiva plasmo le voci degli altri, voci diventate mitiche, nobilmente manieristiche. Non è un caso che loro due siano riproducibili, reinventabili (è molto difficile riprodurre me, che non ho nulla di particolare a livello di gola), e va aggiunto che il nostro è un momento in cui non si può più granché affermare una voce, per il semplice motivo che in realtà non ti stanno più ad ascoltare. Un gruppo di persone decide cosa è giusto e cosa non lo è (e questo andrebbe bene se le opzioni e i culti fossero davvero giusti: purtroppo sono spesso sbagliati), e queste persone sono tutto l'apparato decisionale coalizzato (dal critico ai direttori di teatro). La conseguenza è che la povera arte del teatro continua a pedalare a vuoto, il ricambio è costituito da fallimenti, e non c'è spazio per un contropotere. Allora ho sentito la tentazione di portare in scena i potenti: vedetevela con loro, con Gassman e Bene. Non è proprio esclusivamente un omaggio: è anche, quindi, una specie di resa dei conti. Ossia, l'omaggio è ovvio, perché reputi alti coloro cui ti riferisci per mettere a segno la resa dei conti. Però è come se dicessi anche: bene, questi sono i miti che avete codificato, e io mi ci confronto, e questo produce anche l'idea teoretica di un Chisciotte che si trova nella condizione in cui mi trovo io, che deve parlare con/per voce altrui, che non vive una condizione romantica con slanci ideali ma subisce il destino d'un disgraziato alle prese con un mondo che non lo vuole, che non ha niente a che fare con lui. Il Cavaliere dalla triste figura impersona la deriva, l'ultima spiaggia cui viene costretto oggi il teatro. Rischiamo non più di vedere un'osteria come fosse un castello, ma di vedere un'osteria come fosse il teatro... ".
Franco Branciaroli
 


04/03/2010 - 20:45

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0

Luogo Evento

Teatro Comunale - Mirano (VE)

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Arteven

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Descrizione

Stagione Teatrale 2009-2010

Giovedì 4 marzo 2010, ore 20:45

con
Nada, voce
Rita Marcotulli, pianoforte
 

Lo spettacolo ha come protagoniste Nada, una delle più note cantanti italiane, e Rita Marcotulli, una delle pianiste italiane più richieste a livello internazionale.
La collaborazione tra Nada e Rita Marcotulli nasce qualche anno fa con uno spettacolo dedicato alla musica e ai testi di Piero Ciampi. Un incontro tra due interpreti di diversa natura musicale, ma con la stessa voglia di sperimentare e ricercare attraverso nuove esperienze artistiche.
Terra e anima dà vita a una nuova intesa che parte da una riflessione sulla vita.
Il quotidiano, a volte pesante, peregrinare sulla terra ci consente di scoprire, nel bene e nel male, la leggerezza dell'anima. Suoni, parole, emozioni raccontate e improvvisazioni divengono musica e canto, espressione dello spirito.


04/03/2010 - 21:00

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Luogo Evento

Teatro Accademico - Conegliano (TV)

Referente

Arteven

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Descrizione

Giovedì 4 marzo 2010, ore 21:00

un omaggio ad Antonio Ruiz Soler

Compagnia Antonio Marquez

Musiche Salvador Bacarisse, Isaac Albéniz, Edouard Lalo Padre Soler, Reveriano Soutullo y Juan Vert
Danzatori Antonio Márquez,Trinidad Artíguez, Eva Leiva,Joana Flores,  Mercedes Recio, Verónica Soriano, Elena Miño, David Sánchez, Daniel Fernández, Francesco Bucchi, Víctor Rodríguez, Alberto García
Coreografía Antonio Márquez
Testo Eva Leiva
Luci Álvaro Estrada Scene Antonio Márquez. Inmaculada Martín y Luís Callejón
Disegno costumi Eva Leiva Costumi J.L. Gonález, Dolores Ortiz, Encarna Ortiz
Tecnico Álvaro Estrada, Sergio Chaparro, Ángela Rodríguez
Coordinatore tecnico Álvaro Estrada

Questa nuova, importante produzione di Antonio Marquez è un atto d’amore nei confronti di una figura leggendaria per la danza spagnola come Antonio Ruiz Soler, scomparso nel 1996 e noto in tutto il mondo come “Antonio el bai-larìn”. Figura poliedrica e geniale, Ruiz ha gettato le fondamenta del grande rinnovamento stilistico e coreografi-co che ha coinvolto  la danza spagnola negli ultimi decenni. Per un incredibile incrocio di percorsi umani e artistici, il personaggio di “Antonio” da vecchio è interpretato in questa sorta di “Opera Flamenca” dal grande Paco Romero, il maestro di Antonio Marquez stesso e a sua volta allievo di Antonio Ruiz; anche grazie a questo “tocco”, l’interpretazio-ne di Marquez è semplicemente indi-menticabile per passione interpretativa e coinvolgimento emotivo. Com’è stato detto in Spagna, il “duende”, lo spirito sottostante ad ogni vera interpretazione flamenca, sembra toccare qui con il suo vivo fuoco tre generazioni di straordina-ri artisti. La traiettoria artistica di Ruiz viene ricostruita con passione e affet-to a partire da un effervescente caffè di Sevilla, passando per le esperienze americane e cinematografiche, mo-strando la sua passione per l’insegna-mento della sua arte che ha potuto met-tere a profitto dopo il ritorno in Spagna nel periodo in cui fu direttore artistico del Ballet Nacional. Le musiche hanno in questo spettacolo un ruolo centrale: oltre a pezzi di flamenco puro come la coreografia del poema di Lorca “Pren-dimiento de Antoñito el camborio”, o le danze condotte al solo suono di tacchi e nacchere, emergono brani selezionati tra il meglio della musica classica spa-gnola: “Leyenda” di Bacarisse; “Sonata” di Padre Soler, “Sevilla” e “Córdoba” di Albéniz, il “Zapateado” di Sarasate e “La leyenda del beso” di Soutullo y Vert. “Antonio”, che vede impegnati in scena quindici danzatori e danzatrici, arriva per la prima volta in Italia, sull’onda del grandissimo successo ottenuto in Spagna e nelle prime tournée interna-zionali.

 

La compagnia
Compañía Antonio MárquezFondata nel 1995 con l’intento di recu-perare, potenziare ed approfondire le autentiche radici del Baile Español, la Compagnia ottiene immediato succes-so in patria, dove presenta nelle mag-giori città spettacoli di grande interes-se: “Movimiento Perpetuo”, spettacolo di debutto (Siviglia, ’95); “Reencuentros” del ’96 (coreografia di José Granero e musica di Emilio de Diego, debutto a Valencia in dicembre); “Il Cappello a tre punte” di Manuel de Falla nel ’97, che inaugura il Teatro Real de Madrid.
Altri importanti riconoscimenti atten-dono Márquez sia in Spagna che in Italia nel 1998, mentre la Compagnia continua a rappresentare “El Sombrero de Tres Picos” in una nuova produzione, toccando importanti festival quali “Ma-drid en Danza”, Sintra in Portogallo, il Festival de Jerez, Barakaldo e così via. Ma il riconoscimento più bello del ’98 è senz’altro la “Mención de Honor en el Libro de Oro de la Historia del Ballet de Cuba”, per la sua brillante esibizione al 30° Anniversario del Festival de L’Avana. Nel 2000 la Compagnia è in tournèe tra Svizzera, Italia, Grecia, Portogallo, Giappone, Panama, Francia e Spagna. Mentre altri importanti premi di danza le vengono assegnati, la Compagnia arriva all’Opéra di Parigi con “Reen-cuentros”, “Zapateado” e “Movimiento Flamenco”, ottenendo grande successo di pubblico e di critica. Anche il 2001 si apre con un grande tour internazio-nale che comprende Italia, Portorico, Brasile e Ungheria. Nel dicembre del-lo stesso anno, dopo vari mesi di pre-parazione, debutta al Teatro di Madrid “Boda Flamenca” con musica di Diego Franco e coreografia di Antonio Már-quez, Matilde Coral e Currillo, riscuo-tendo un grande successo di critica e pubblico. Subito dopo la compagnia parte per una tournée in Israele, Bu-dapest, Francia e Montecarlo, parteci-pando all’opera “Il Barbiere di Siviglia”. Nel gennaio 2002, grazie all’enorme successo ottenuto nel 2001, la Com-pañia Antonio Márquez è nuovamente invitata dall’Opéra National de Paris-Opera de Bastille. E ancora una volta il consenso del pubblico e della critica è stato sorprendente. Forte di questo ri-sultato, il 28 gennaio 2002 la Compañia Antonio Márquez ha iniziato una lunga tournée negli Stati Uniti, su invito della Columbia Artists Management. La Com-pagnia ha poi fatto tournèe in Brasile, Italia, Francia e Spagna, dove è stata ospitata nuovamente dal Teatro Real di Madrid, nel dicembre 2002, con il pro-gramma  “Carmen” e “Boda Flamenca”. Nel marzo 2003 ottiene il Primo Premio all’interno del Festival Internacional de Danza di Jerez. Da quell’anno diviene Compagnia residente della Comuni-dad de Madrid a Villaviciosa de Odón. Nell’anno 2005 fa tournee nuovamente in Italia, Spagna ed in Giappone con lo spettacolo “El Sombrero de Tres Picos” di Manuel de Falla e “Bolero” di Ravel, ottenendo dovunque  grande succes-so ed in Spagna il Premio della Critica come i due migliori spettacoli all’inter-no del Festival di Jerez. In Italia Anto-nio Marquez viene insignito del Premio Positano “Leonid Massine” per l’arte e la danza con la motivazione”Anche il flamenco ha la sua Stella”. Nello stesso anno debutta al Teatro di Madrid la sua nuova creazione “La Vida Breve” da Ma-nuel de Falla. Nel 2007 la Compagnia arriva nuovamente in Italia portando in scena”Giuseppe Verdi” con l’Orche-stra del Teatro Lirico g. Verdi di Trieste, diretta dal M° Hirofumi Yoshida. Nel corso del 2008 la Compagnia si è esi-bita al Festival di Jerez ed in alcuni dei più prestigiosi festival di danza d’Italia, tra i quali ricordiamo Invito alla danza a Roma, La Versiliana, E’ Grand’Esta-te a Parma, Taormina Arte e Vigna-le Danza,  ed in Brasile e Giappone.

Antonio Márquez
Nato a Siviglia nel 1963, è già Primo Bal-lerino al Ballet Nacional de España nel 1982, sotto la direzione di José Antonio Ruiz; intepreta con questa compagnia molti ruoli principali, nel “Cappello a tre punte”, nel “Bolero de Ravel”, in “Ritmos” e molte altre produzioni.Dal 1991 è Pri-mo Ballerino al Ballet Español de Ma-drid, di José Granero, dove interpreta, tra le altre coreografie, “Reencuentros”. Di nuovo con il Ballet Nacional de España dal 1993 in qualità di Artista Ospite, compare in quell’anno in un brano del “Cappello a tre punte” nel-la trasmissione televisiva sui grandi miti maschili “Los Divinos”, prodotta da RAI e TVE e ripresa praticamente in tutto il mondo. L’anno dopo inter-preta Carmelo in “El Amor Brujo” di Manuel De Falla, con la coreografia di Victor Ullate, ed altri importanti ruoli, tra cui “La Oración del Torero”, dedicato a Ortega Cano (musica di Joaquin Tu-rina e coreografia di Victoria Eugenia). Nel 1995 fonda la sua Compagnia, con cui ha ottenuto straordinari riconoscimenti internazionali. Prosegue nel frattempo anche la sua attività di ballerino e core-ografo, che lo vede curare coreografie dell’opera “Carmen” sia per l’Opera di Montecarlo che per il Teatro Nazionale di Atene, e dell’opera “Don Chisciot-te” per l’Opéra di Parigi. Nel corso del 2001, infine, ha ottenuto in Italia impor-tanti riconoscimenti e premi, mentre in Brasile il suo spettacolo, cui hanno assistito 40.000 persone a Rio de Janei-ro, è stato inserito nel “Libro de los Re-cords” per il grande seguito di pubblico. Ormai divo da folle oceaniche, so-prattutto quando interpreta alcu-ni ruoli come Don José in Carmen,  di lui è stato scritto moltissimo. Per la sua apparizione italiana nel lu-glio 2001 al Teatro Romano di Verona, Sergio Trombetta su “La Stampa” ha detto:“Ballerino dotato di una tecnica su-blime, sulla scena sembra preda di una forza animalesca che lo rende capace di tutto…Antonio Márquez fa flamenco-flamenco, travolgente, animalesco ed eccessivo…è un tipo che accalappia le platee, soprattutto femminili, con la sua presenza magnetica, l’intensità della sua danza. 


04/03/2010 - 21:00

Ordinamento

0

Luogo Evento

Teatro Antonio Vivaldi - Jesolo Lido (VE)

Referente

Arteven

Telefono

Descrizione

Stagione Teatrale 2009-2010

Mercoledì 3 marzo 2010, ore 21:00
   
di Neil Simon adattamento Mario Scaletta

regia di Patrick Rossi Gastaldi

con Gianfranco D'angelo e Ivana Monti
e con Simona D'Angla e Mario Scaletta

Una produzione Giga

Michael Hut famoso sceneggiatore di Hollywood in crisi. Divorziato da 18 anni. Ha una compagna, Hilary - con la quale divide saltuariamente la sua casa - che tenta con amore inutilmente di spronarlo per farlo ritornare alla brillantezza di un tempo. Neanche Ted il suo migliore amico - un vicino di casa invadente e con evidenti problemi di identità sessuale, e forse segretamente inna-morato di lui - riesce a smuoverlo dalla pigrizia creativa nella quale Michael si crogiola. Pur di non far niente… è disposto a tutto. All'improvviso arriva nella sua vita come un uragano Jenny, sua figlia che non vedeva da 18 anni. La ragazza vuole fortissimamente due cose: fare l'attrice e soprattutto riconquistare il rapporto con il padre. 18 anni sono tanti, la vita li ha cambiati entrambi. Jenny lo mette di fronte alle sue responsabilità di padre, pian piano si insinua nella sua vita con la naturalezza e l'entusiasmo di una ragazzina; gli ridipinge casa, gliela rimette in ordine e dopo i primi momenti di smarrimento e di fastidio per quello tsunami inaspettato il padre comincia ad essere affascinato dalla gioiosa vitalità della figlia fino ad esserne del tutto conquistato. A poco a poco abbandona la sua pigrizia esistenziale e attraverso divertenti e infuocati scontri verbali con la figlia e con l'onnipresente amico Ted riaffiorano ricordi, episodi, responsabilità di un passato che fino ad allora aveva ostinatamente cercato di cancellare. Ricomincia a scrivere e a vedere tutto sotto una nuova luce compresi i rapporti indolenti che fino ad allora aveva avuto con la sua compagna Hilary e con il suo migliore amico Ted. Michael ha ritrovato l'entusiasmo di vivere ma soprattutto sua figlia. Ma quando il padre comincia ad abituarsi a questa nuova vita e alla gioiosa presenza della figlia, la ragazza decide che è il momento di ritornare a casa dalla madre con la quale ha sempre vissuto e che l'ha sempre capita e guidata. Jenny riesce persino a far parlare i due genitori per telefono. Al momento della separazione tra padre e figlia, Jenny vedendo negli occhi del padre una profonda delusione, gli dice la famosa frase che ha sentito più volte dall'amico Ted "se mi vuoi fammi un fischio" . Una commedia che affronta il tema attualissimo dei rapporti padri-figli con sentimento ironia e soprattutto grande divertimento.

 

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03/03/2010 - 20:45

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3

Luogo Evento

Teatro Comunale - TREVISO

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Arteven - Circuito teatrale Regionale

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Descrizione

Stagione Teatrale 2009-2010 - Spettacoli di Danza

Mercoledì 3 marzo 2010, ore 20:45

CCN Ballet de Biarritz

coreografia di Thierry Malandain

musica Wolfgang Amadeus Mozart, Franz Schubert, Gustav Mahler

Dopo una carriera d’interprete svolta presso l’Opéra di Parigi, il Ballet du Rhin e il Ballet Théâtre Français di Nancy, Malandain fonda la compagnia Temps Présent che dirige per dodici anni, ottenendo numerosi riconoscimenti. Nel 1998, anno della fondazione del Centre Chorégraphique National-Ballet Biaritz, ne è nominato direttore dal Ministro della cultura Catherine Trautman. Malandain è l’autore di una sessantina di coreografie molte delle quali ormai entrate nel repertorio di altre compagnie di balletto. Anche le sue incursioni nel teatro lirico risultano importanti, come le collaborazioni con Robert Fortune, Peter Busse, Alberto Fassini, Jean-Louis Pichon, Frédéric Pineau. Nel 2000 è nominato Cavaliere delle Arti e delle Lettere dal Ministro della Cultura francese, e dal 2001 al 2004, è direttore artistico del Festival di Danza “Le Temps d’Aimer” che si svolge in settembre a Biarritz. Nel 2004 viene nominato ai «Benois de la Danse» presso il Teatro Bolshoi di Mosca e nel 2005 riceve a Bilbao le Prix Culture de la Fondation Sabino Arana; l’anno seguente viene nuovamente nominato ai «Benois de la Danse» per L’Envol d’Icare, creazione per il Ballet de l’Opéra National de Paris. Nel 2008 crea, in coproduzione con l’artista spagnolo Manolo Valdés Le Portrait de l’infante/L’amour sorcier: una coproduzione Grand Théâtre de la Ville de Luxembourg, Théâtre de Saint – Etienne, Grand Théâtre de Reims, l’ONDE Velizy Villacoublay e CCN Ballet Biarritz/Thierry Malandain.


03/03/2010 - 21:00

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3

Luogo Evento

Teatro Mattarello, Via Mazzini, 22 - Arzignano (VI)

Referente

Arteven - Circuito teatrale Regionale

Telefono

Descrizione

Stagione Teatrale 2009-2010

Mercoledì 3 marzo 2010, ore 21:00

testi e liriche di Alan Jay Lerner
musiche di frederic Loewe
traduzione e adattamento di Corrado Abbati
direzione musicale di Marco Fiorini

Compagnia Corrado Abbati

Vorrei danzar con te, la notte e il di così e stringerti a me.
Vorrei cantar con te, vorrei sognar con te perché sei tu l’amor…

Sognare, amare, cantare, danzare: ecco gli elementi distintivi che diventano linea guida di questa nuova edizione di “My Fair Lady”.
Nella prefazione a “Pigmalione”, il testo da cui è tratta “My Fair Lady”, G.B. Shaw la presenta come una commedia didattica sull’esistenza e l’importanza della fonetica.
“Pigmalione” però è parola, “My Fair Lady” è musica (o quantomeno aggiunge la musica) ed allora l’attenzione, il baricentro di questo adattamento si sposta e si interessa non tanto ai conflitti dialettici bensì a quelli dei personaggi. Certo, si prende atto dell’esistenza della fonetica e della possibilità di far parlare una fioraia come una gran dama , ma per dimenticarsene ben presto e potersi così abbandonare alla “favola possibile” di Eliza, tifare per lei ed attendere il lieto fine. Il ritmo allora si fa più serrato, il dialogo brillante, ricco di aforismi e battute spiritose, i costumi “favolosi”, ricchi, eleganti, raffinati, i movimenti coreografici energici e corali, capaci di amplificare ora i momenti burleschi ora i momenti romantici e su tutto: la musica!
La musica di Loewe che sa essere sentimentale e romantica , briosa e trascinante, sempre vitale.  A lei, probabilmente, spetta una buona parte di quel miracolo che è “My Fair Lady”, uno dei più famosi e popolari “classici” del teatro musicale e che, fra l’altro, ha la fortuna di essere sempre giovane…. E adesso lasciatevi travolgere anche voi dalla tempesta dei sentimenti. 
(Corrado Abbati)

Il professor Higgins, noto studioso di fonetica, dopo una serata all’opera, si imbatte nella giovane fioraia Eliza Doolittle ed è a tal punto colpito dai suoi modi rozzi e dal suo parlare sgraziato, da scommettere con un suo collega e amico, il colonnello Pikering, che riuscirà a trasformare, tempo sei mesi, la cenciosa fioraia in una raffinata donna degna dell’alta società.
La giovane si trasferisce dunque in Wimpole Street a casa del professore dove la governante, signora Pearce, la renderà presentabile con abiti nuovi e un bel bagno caldo.
Il padre di Eliza, il gaudente Alfred, amante delle buone bevute in compagnia, saputo dell’interesse del professore per la figlia, si presenta per sfruttare la situazione e scroccare qualche sterlina.
Higgins è comunque favorevolmente impressionato da quest’uomo e, a modo suo, lo aiuterà.
Hanno dunque inizio le laboriose lezioni volte a far perdere alla ragazza le terribili inflessioni dialettali.
Dopo un primo fallito tentativo di presentare Eliza in società (alle corse ad Ascot), il professore Higgins può finalmente considerare riuscita la sua opera allorché Eliza ottiene unanime apprezzamento al gran ballo della Regina di Transilvania.
Per Higgins e il suo amico colonnello Pikering, l’esperimento può così dirsi concluso ed, ignorando la ragazza, si congratulano a vicenda.
Eliza si sente oltraggiata, frustrata e incompresa. Arrabbiata e delusa abbandona la casa del professore e accetta la tenera comprensione del giovane aristocratico Freddy Eynsford-Hill che si è sinceramente innamorato di lei al ballo.
Eliza vorrebbe tornare ad essere quella che era prima dell’incontro con Higgins, ma ormai ha una nuova personalità e questa le impedisce di tornare alla vecchia vita e d’altra parte è ormai profondamente innamorata del suo maestro.
Accompagnata da Freddy vuole comunque tornare al mercato di fiori a Coven Garden ed è qui che reincontra suo padre che, diventato ricco grazie all’interessamento proprio di Higgins, decide di sposarsi e di condurre una vita borghese, ma intanto festeggia passando la notte a bere e a cantare con gli amici.
Higgins intanto è rimasto solo e soltanto adesso si accorge dell’importanza di Eliza e confessa che non può vivere senza di lei.
Eliza è ora giudice-arbitro del proprio destino: sceglierà il burbero Higgins o il tenero Freddy?
... Bèh... al cuor non si comanda! O no?


02/03/2010 - 21:00

Ordinamento

3

Luogo Evento

Teatro Sociale - ROVIGO

Referente

Arteven

Telefono

Descrizione

Stagione Teatrale 2009-2010

Martedì 2 marzo 2010, ore 21:00

Nelle lande scoperchiate del fuori

di Lella Costa, M. Cirri, G. Gallione
regia di Giorgio Gallione

con  Lella Costa

scena e videografica  di Paolo Bazzani
costume di Antonio Marras, musiche di Stefano Bollani
luci di Marco Elia

Mi piace seguire alcuni fili di narrazione, che spesso coincidono con degli autori - Shakespeare,  Eliot, Calvino. E se Alice finiva con una premonizione inconsapevole (“se c’é un tempo per dormire e uno per morire-forse c’é anche un tempo infinito per sognare”), Amleto cominciava con una sorta di parafrasi dello stesso celeberrimo verso (“Esplodere o implodere, questo é il problema”). Calvino, appunto. E ancora da Calvino, attraverso la citazione appassionata che me ne ha regalato un’amica pittrice, ha cominciato a prender forma questo nuovo spettacolo: da quella sua Euridice “altra”, che sotto lo sguardo protettivo e vagamente ottuso di un uomo assai potente - un dio, nientemeno - che proprio non se ne fa una ragione, si ostina a voler abbandonare la sicurezza di una casa per avventurarsi nelle “le lande desolate del fuori”. Folgorante a confermare (vedi Traviata) come lo sguardo maschile, quando é “buono”, a volte sappia leggerci addirittura meglio di noi stesse.
E’ questo che vorrei provare a raccontare-questo andare, incerto ma inesorabile, questo voler esplorare e partire e mettersi in gioco e capire, questo continuo sfidare e chiedere conto e pretendere rigore e rispetto e coerenza ( “il talento delle donne sperdutamente amate/l’innocenza con cui puniscono per le cose mai avverate”: anche Fossati é un buon compagno di strada...); la fatica e la leggerezza, il dolore, lo sgomento, la rabbia, i desideri, “l’arme e gli amori”-cortesie pochine, temo; la testardaggine, l’autoironia, il magonismo terminale, la sorellanza che forse é perfino più inquieta della fratellanza; la violenza, ahimé, inevitabilmente; e l’inviolabilità, anche, possibilmente. Euridice e le altre, nei secoli protagoniste o (e?) testimoni di uxoricidi impuniti e vessazioni quotidiane, di espropriazioni subdole e continue, di gesti eroici e delitti inauditi, e di quel costante, incoercibile, formidabile accanimento terapeutico nei confronti del futuro. Euridice e le altre, sicuramente non tutte ma molte - le “ragazze senza pari” che abitano, e animano, la nostra vita e la nostra memoria. E che, compatibilmente con il mondo, riescono ad essere straordinariamente creative, e irresistibilmente simpatiche.

                                                Lella Costa


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