Teatro Treviso
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Stagione Teatrale 2009-2010
Sabato 13 marzo 2010, ore 16:00 e ore 21:00
Associazione Etnica Music
Spettacolo di Flamenco
danza e coreografia di Cristina Benitez
musiche di Riccardo Ascani
Intimo, essenziale e ricercato, lo spettacolo indaga gli stati d’animo femminili. I diversi strumenti in scena diventano elementi narrativi, come l’ abanico – ventaglio – che come un fiore rappresenta la grazia e l’armonia delle forme nei movimenti più lenti, o la bata de cola - abito lungo con strascico, che sottolinea le curve, l’orgoglio, la consapevolezza di sé e la sensualità femminili. La danza si fonde con la musica in una immersione estatica nel mondo gitano spagnolo, fino condividerne la sensibilità e la visione ora drammatica, ora dolce e romantica, ora gioiosa ma sempre intensa della vita.
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Stagione Teatrale 2009-2010
Giovedì 4 e venerdì 5 marzo 2010, ore 20:45
tratto dal testo di Miguel de Cervantes
musiche di Daniele D’Angelo
progetto e regia di Franco Branciaroli
"Don Chisciotte è un enorme trattato sull'imitazione: così come lui imita i cavalieri, io imito i cavalieri della scena". Con questa premessa Franco Branciaroli, dopo l'originale edizione di Finale di partita in cui il protagonista parlava con la voce dell'ispettore Clouseau, si prepara al nuovo spettacolo tratto dal testo di Miguel de Cervantes. Branciaroli sarà infatti impegnato nel doppio ruolo di Don Chisciotte e Sancho Pancia, cui darà, imitandole, le voci di Vittorio Gassman e Carmelo Bene. Il vagabondare verbale, divertente e commovente insieme, dei due mattatori ripercorrerà alcune delle scene più celebri del grande romanzo picaresco del siglo de oro spagnolo. "Li immagino nell'aldilà - spiega ancora Branciaroli - mentre confessano che avrebbero sempre voluto mettere in scena il libro più d'avanguardia che ci sia, il Don Chisciotte. Li faccio parlare e così, accanto accanto ai personaggi dell'Hidalgo e di Sancho, riprenderanno vita anche i loro dialoghi, i loro battibecchi, il loro immaginario". Ecco dunque che le "maschere verbali" dei due grandi protagonisti della scena teatrale italiana, daranno anche occasione di ritrovare atmosfere di un Gran teatro che non c'è più e che lo stesso Branciaroli, che con Bene ha recitato ai suoi esordi, ha preso per la coda: "Erano due avversari irriducibili - continua l'attore-regista - ma anche, al fondo, due artisti che si stimavano. E questa è una cosa che mi commuove". E divertimento con un pizzico di nostalgia sarà infatti la temperatura emotiva dello spettacolo. Il finale? Non è una vera fine, cosa che sarebbe pertinente solo con il mondo dell'aldiqua, mentre nel tempo eterno i nostri due mattatori, e idealmente Branciaroli con loro, possono ripetere all'infinito, variandola e reinventandola, la rappresentazione. E così è.
"... Il procedimento corrisponde a un nascondermi. L'ho già fatto con Finale di partita di Beckett dove ho adottato i toni del doppiatore italiano dell'ispettore Clouseau alias Peter Sellers. Come se escludessi i miei mezzi vocali. Ancora di più col Don Chisciotte evocante Gassman e Bene (o con Gassman e Bene che evocano il Cavaliere della Mancha e Sancio) in definitiva plasmo le voci degli altri, voci diventate mitiche, nobilmente manieristiche. Non è un caso che loro due siano riproducibili, reinventabili (è molto difficile riprodurre me, che non ho nulla di particolare a livello di gola), e va aggiunto che il nostro è un momento in cui non si può più granché affermare una voce, per il semplice motivo che in realtà non ti stanno più ad ascoltare. Un gruppo di persone decide cosa è giusto e cosa non lo è (e questo andrebbe bene se le opzioni e i culti fossero davvero giusti: purtroppo sono spesso sbagliati), e queste persone sono tutto l'apparato decisionale coalizzato (dal critico ai direttori di teatro). La conseguenza è che la povera arte del teatro continua a pedalare a vuoto, il ricambio è costituito da fallimenti, e non c'è spazio per un contropotere. Allora ho sentito la tentazione di portare in scena i potenti: vedetevela con loro, con Gassman e Bene. Non è proprio esclusivamente un omaggio: è anche, quindi, una specie di resa dei conti. Ossia, l'omaggio è ovvio, perché reputi alti coloro cui ti riferisci per mettere a segno la resa dei conti. Però è come se dicessi anche: bene, questi sono i miti che avete codificato, e io mi ci confronto, e questo produce anche l'idea teoretica di un Chisciotte che si trova nella condizione in cui mi trovo io, che deve parlare con/per voce altrui, che non vive una condizione romantica con slanci ideali ma subisce il destino d'un disgraziato alle prese con un mondo che non lo vuole, che non ha niente a che fare con lui. Il Cavaliere dalla triste figura impersona la deriva, l'ultima spiaggia cui viene costretto oggi il teatro. Rischiamo non più di vedere un'osteria come fosse un castello, ma di vedere un'osteria come fosse il teatro... ".
Franco Branciaroli
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Giovedì 4 marzo 2010, ore 21:00
un omaggio ad Antonio Ruiz Soler
Compagnia Antonio Marquez
Musiche Salvador Bacarisse, Isaac Albéniz, Edouard Lalo Padre Soler, Reveriano Soutullo y Juan Vert
Danzatori Antonio Márquez,Trinidad Artíguez, Eva Leiva,Joana Flores, Mercedes Recio, Verónica Soriano, Elena Miño, David Sánchez, Daniel Fernández, Francesco Bucchi, Víctor Rodríguez, Alberto García
Coreografía Antonio Márquez
Testo Eva Leiva
Luci Álvaro Estrada Scene Antonio Márquez. Inmaculada Martín y Luís Callejón
Disegno costumi Eva Leiva Costumi J.L. Gonález, Dolores Ortiz, Encarna Ortiz
Tecnico Álvaro Estrada, Sergio Chaparro, Ángela Rodríguez
Coordinatore tecnico Álvaro Estrada
La compagnia
Compañía Antonio MárquezFondata nel 1995 con l’intento di recu-perare, potenziare ed approfondire le autentiche radici del Baile Español, la Compagnia ottiene immediato succes-so in patria, dove presenta nelle mag-giori città spettacoli di grande interes-se: “Movimiento Perpetuo”, spettacolo di debutto (Siviglia, ’95); “Reencuentros” del ’96 (coreografia di José Granero e musica di Emilio de Diego, debutto a Valencia in dicembre); “Il Cappello a tre punte” di Manuel de Falla nel ’97, che inaugura il Teatro Real de Madrid.
Altri importanti riconoscimenti atten-dono Márquez sia in Spagna che in Italia nel 1998, mentre la Compagnia continua a rappresentare “El Sombrero de Tres Picos” in una nuova produzione, toccando importanti festival quali “Ma-drid en Danza”, Sintra in Portogallo, il Festival de Jerez, Barakaldo e così via. Ma il riconoscimento più bello del ’98 è senz’altro la “Mención de Honor en el Libro de Oro de la Historia del Ballet de Cuba”, per la sua brillante esibizione al 30° Anniversario del Festival de L’Avana. Nel 2000 la Compagnia è in tournèe tra Svizzera, Italia, Grecia, Portogallo, Giappone, Panama, Francia e Spagna. Mentre altri importanti premi di danza le vengono assegnati, la Compagnia arriva all’Opéra di Parigi con “Reen-cuentros”, “Zapateado” e “Movimiento Flamenco”, ottenendo grande successo di pubblico e di critica. Anche il 2001 si apre con un grande tour internazio-nale che comprende Italia, Portorico, Brasile e Ungheria. Nel dicembre del-lo stesso anno, dopo vari mesi di pre-parazione, debutta al Teatro di Madrid “Boda Flamenca” con musica di Diego Franco e coreografia di Antonio Már-quez, Matilde Coral e Currillo, riscuo-tendo un grande successo di critica e pubblico. Subito dopo la compagnia parte per una tournée in Israele, Bu-dapest, Francia e Montecarlo, parteci-pando all’opera “Il Barbiere di Siviglia”. Nel gennaio 2002, grazie all’enorme successo ottenuto nel 2001, la Com-pañia Antonio Márquez è nuovamente invitata dall’Opéra National de Paris-Opera de Bastille. E ancora una volta il consenso del pubblico e della critica è stato sorprendente. Forte di questo ri-sultato, il 28 gennaio 2002 la Compañia Antonio Márquez ha iniziato una lunga tournée negli Stati Uniti, su invito della Columbia Artists Management. La Com-pagnia ha poi fatto tournèe in Brasile, Italia, Francia e Spagna, dove è stata ospitata nuovamente dal Teatro Real di Madrid, nel dicembre 2002, con il pro-gramma “Carmen” e “Boda Flamenca”. Nel marzo 2003 ottiene il Primo Premio all’interno del Festival Internacional de Danza di Jerez. Da quell’anno diviene Compagnia residente della Comuni-dad de Madrid a Villaviciosa de Odón. Nell’anno 2005 fa tournee nuovamente in Italia, Spagna ed in Giappone con lo spettacolo “El Sombrero de Tres Picos” di Manuel de Falla e “Bolero” di Ravel, ottenendo dovunque grande succes-so ed in Spagna il Premio della Critica come i due migliori spettacoli all’inter-no del Festival di Jerez. In Italia Anto-nio Marquez viene insignito del Premio Positano “Leonid Massine” per l’arte e la danza con la motivazione”Anche il flamenco ha la sua Stella”. Nello stesso anno debutta al Teatro di Madrid la sua nuova creazione “La Vida Breve” da Ma-nuel de Falla. Nel 2007 la Compagnia arriva nuovamente in Italia portando in scena”Giuseppe Verdi” con l’Orche-stra del Teatro Lirico g. Verdi di Trieste, diretta dal M° Hirofumi Yoshida. Nel corso del 2008 la Compagnia si è esi-bita al Festival di Jerez ed in alcuni dei più prestigiosi festival di danza d’Italia, tra i quali ricordiamo Invito alla danza a Roma, La Versiliana, E’ Grand’Esta-te a Parma, Taormina Arte e Vigna-le Danza, ed in Brasile e Giappone.
Antonio Márquez
Nato a Siviglia nel 1963, è già Primo Bal-lerino al Ballet Nacional de España nel 1982, sotto la direzione di José Antonio Ruiz; intepreta con questa compagnia molti ruoli principali, nel “Cappello a tre punte”, nel “Bolero de Ravel”, in “Ritmos” e molte altre produzioni.Dal 1991 è Pri-mo Ballerino al Ballet Español de Ma-drid, di José Granero, dove interpreta, tra le altre coreografie, “Reencuentros”. Di nuovo con il Ballet Nacional de España dal 1993 in qualità di Artista Ospite, compare in quell’anno in un brano del “Cappello a tre punte” nel-la trasmissione televisiva sui grandi miti maschili “Los Divinos”, prodotta da RAI e TVE e ripresa praticamente in tutto il mondo. L’anno dopo inter-preta Carmelo in “El Amor Brujo” di Manuel De Falla, con la coreografia di Victor Ullate, ed altri importanti ruoli, tra cui “La Oración del Torero”, dedicato a Ortega Cano (musica di Joaquin Tu-rina e coreografia di Victoria Eugenia). Nel 1995 fonda la sua Compagnia, con cui ha ottenuto straordinari riconoscimenti internazionali. Prosegue nel frattempo anche la sua attività di ballerino e core-ografo, che lo vede curare coreografie dell’opera “Carmen” sia per l’Opera di Montecarlo che per il Teatro Nazionale di Atene, e dell’opera “Don Chisciot-te” per l’Opéra di Parigi. Nel corso del 2001, infine, ha ottenuto in Italia impor-tanti riconoscimenti e premi, mentre in Brasile il suo spettacolo, cui hanno assistito 40.000 persone a Rio de Janei-ro, è stato inserito nel “Libro de los Re-cords” per il grande seguito di pubblico. Ormai divo da folle oceaniche, so-prattutto quando interpreta alcu-ni ruoli come Don José in Carmen, di lui è stato scritto moltissimo. Per la sua apparizione italiana nel lu-glio 2001 al Teatro Romano di Verona, Sergio Trombetta su “La Stampa” ha detto:“Ballerino dotato di una tecnica su-blime, sulla scena sembra preda di una forza animalesca che lo rende capace di tutto…Antonio Márquez fa flamenco-flamenco, travolgente, animalesco ed eccessivo…è un tipo che accalappia le platee, soprattutto femminili, con la sua presenza magnetica, l’intensità della sua danza.
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Teatro dei Rinnovati - Stagione teatrale 09/10
Sabato 27 febbraio 2010, ore 21:00
In guisa dei commedianti dell’Arte
da Pierre Augustin Caron de Beaumarchais e Cesare Sterbini
regia di Benoît Roland
Compagnia Teatroimmagine
Si tratta di un’opera leggera e buffa. Già nella scrittura del
libretto - datato 1816 - riconosciamo subito sotto le vesti di
Bartolo il nostro “Pantalone de’ Bisognosi”: avaro, sospettoso,
eternamente innamorato d’una fanciulla tanto più giovane. E
Figaro, non somiglia al nostro simpatico Arlecchino, sempre
pronto a seminare intrighi attorno a lui? Il Conte d’Almaviva ci
ricorda tanto Florindo, l’innamorato dell’ “Arlecchino servitore
di due padroni” e Rosina è la classica giovane innamorata. Don
Basilio, maestro di musica, sapientone e corruttibile, somiglia
stranamente al nostro panciuto Dottor Balanzone…
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Sotto le stelle del cabaret 2010
Sabato 20 febbraio 2010, ore 21:00
di Marco Bazzoni
Biglietti:
Prezzi poltronissima intero € 26.00 ridotto € 23.00
Platea e galleria intero € 23.00 ridotto € 20.00
Loggia intero € 15.00 ridotto € 12.00
La follia suggerita da Marco Bazzoni offre un divertente spunto per guardare la società in tutte le sue contraddizioni: uno spettacolo che cerca di affrontare attraverso i suoi monologhi la realtà, o quello che ci viene propinato come tale, con il sorriso sulle labbra, l'allegria delle canzoni e con la convinzione che ridere sia l'unico modo per resistere.
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Martedì 9 febbraio 2010, ore 20:.45
di Renato Simoni
con Dorotea Aslanidis, Nicoletta Maragno, Giancarlo Previati, Massimo Somaglino, Lino Spadaio, Pino Costalunga, Eleonora Bolla, Maria Grazia Plos, Michele Casarin, Andrea Pennacchi
regia Damiano Michieletto
Teatro Stabile del Veneto Carlo Goldoni - La Contrada Teatro Stabile di Trieste - Teatri S.p.A.
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Stagione Teatrale 2009-2010
Lunedì 1° e 2 febbraio 2010, ore 20.45
Luca Zingaretti
legge
La Sirena
dal racconto Lighea di Giuseppe Tomasi di Lampedusa
drammaturgia di Luca Zingaretti
con musiche dal vivo composte da Germano Mazzocchetti
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Stagione Teatrale 2009-2010
Giovedì 21 e venerdì 22 gennaio 2010, ore 20.45
regia di Damiano Michieletto
scene e costumi di Paolo Fantin
con Dorotea Aslanidis, Nicoletta Maragno,
Giancarlo Previati, Massimo Somaglino,
e Lino Spadaro, Pino Costalunga, Eleonora Bolla, Maria Grazia Plos,
Michele Casarin, Andrea Pennacchi
siamo in un paese del Veneto, di cui è sindaco il conte Cesare, autoritario ed egoista in casa come fuori. La sua volontà è la sola che conti, per cui le sue decisioni non ammettono obiezioni di sorta. Si sente superiore in tutto, anche nell’ambito della morale, motivo per cui rifiuta al povero Marasca il posto di maestro comunale, perché colpevole di aver tollerato troppo a lungo in casa la moglie adultera prima di scacciarla. Allora questi gli rivela che anche lui, vent’anni prima, avrebbe dovuto fare la stessa cosa. La rivelazione lo ferisce nel profondo, distruggendo la sua sicurezza e il suo orgoglio. Comincia allora ad indagare con allusioni e sottintesi per conoscere la verità, finché la moglie Eva, uscendo dal suo stato di soggezione, confessa di aver cercato l’amore in un altro uomo poiché nel marito aveva trovato solo un tiranno. Cesare cerca allora sostegno nella vecchia madre e si sforza di cambiare atteggiamento verso gli altri: ma oramai tutto è inutile, continuare a vivere per lui non ha alcun senso.
Dopo Nina, no far la stupida di Arturo Rossato e Gian Capo prodotto nel 2006, la felice edizione di Quando al paese mezzogiorno sona di Eugenio Ferdinando Palmieri nel 2008 e il riallestimento de La base de tuto di Giacinto Gallina, prosegue dunque l’impegno a ridare voce al migliore repertorio teatrale veneto: nessun intento nostalgico, ma la necessità di valorizzare le punte di eccellenza della drammaturgia veneta per restituire vita sul palcoscenico ai moltissimi testi (poco o mai rappresentati) che costituiscono non solo il patrimonio di una antica tradizione teatrale, ma soprattutto hanno la forza e la vitalità per continuare a parlare, divertire ed emozionare gli spettatori contemporanei.
Damiano Michieletto, veneziano, si è diplomato in regia teatrale presso la Scuola d’Arte Drammatica “Paolo Grassi” di Milano e si è laureato in Lettere moderne presso l’Università “Cà Foscari” di Venezia. Le sue esperienze registiche iniziate all’interno della scuola milanese sono continuate sia nella prosa sia nella lirica. Nella prosa ha diretto La Betia di Ruzante per la compagnia Ar.Co di Venezia, I dialoghi ruzantiani per la Compagnia Avogaria, Una ballata del mare salato per la Compagnia Piccionaia-Carrara, il monologo L’ultimo volo interpretato da A. Albertin e il monologo Il Friuli di Pasolini interpretato da L.Altavilla. Ha diretto Amadeus di P. Shaffer presso il Teatro Franco Parenti di Milano. Ha lavorato per il Teatro Stabile del Vento dirigendo Quando al paese mezzogiorno sona di E. F. Palmieri e Nina, no far la stupida assieme a P.Donin. Nella lirica ha debuttato nel 2003 con Svanda Dudak al Wexford Festival Opera (allestimento vincitore dell'Irish Time Award come Best Opera 2003). Nel 2004, per il Rossini Opera Festival, ha firmato la regia de Il trionfo delle belle di S.Pavesi e Il piccolo spazzacamino per il Luglio Musicale di Trapani. Nel 2005 ha firmato la regia de Il barbiere di Siviglia a Firenze (Maggio Formazione) e di Falstaff con l'English Touring Opera. Collabora abitualmente con l’Orchestra Verdi di Milano con la quale ha realizzato numerosi spettacoli per bambini. Per la stagione 2005/6 ha messo in scena il musical di M.Tutino La bella e la bestia al Teatro Comunale di Modena e in estate la produzione Il barbiere di Siviglia è stata in tournée a Shanghai. Ha lavorato negli USA per la Yale Opera presso la Yale University (L’impresario in angustie, Cimarosa) ed ha lavorato in Spagna al Festival Mozart de La Coruña dove ha messo in scena Il dissoluto punito di R.Carnicer. Per l’edizione 2006 del Pergolesi Spontini Festival ha messo in scena Li finti filosofi, farsa musicale di Spontini in ‘prima’ moderna. Nel 2007 ha diretto L’italiana in Algeri al Teatro Olimpico di Vicenza ed è tornato al Rossini Opera Festival con La gazza ladra. Per questa produzione ha vinto il Premio nazionale della critica musicale “Franco Abbiati” 2008. Recentemente ha lavorato al Teatro Carlo Felice di Genova curando la regia de Il cappello paglia di Firenze di Nino Rota, ha diretto il musical Jackie O. di M.Daugherty per il Teatro di Lugo di Romagna e il Comunale di Bologna, Il paese del sorriso al Festival dell’Operetta di Trieste, Lucia di Lammermoor al Teatro dell’Opera di Zurigo, Romeo et Juliette, al Teatro La Fenice, Il ratto del serraglio al Teatro San Carlo di Napoli.
siamo in un paese del Veneto, di cui è sindaco il conte Cesare, autoritario ed egoista in casa come fuori. La sua volontà è la sola che conti, per cui le sue decisioni non ammettono obiezioni di sorta. Si sente superiore in tutto, anche nell’ambito della morale, motivo per cui rifiuta al povero Marasca il posto di maestro comunale, perché colpevole di aver tollerato troppo a lungo in casa la moglie adultera prima di scacciarla. Allora questi gli rivela che anche lui, vent’anni prima, avrebbe dovuto fare la stessa cosa. La rivelazione lo ferisce nel profondo, distruggendo la sua sicurezza e il suo orgoglio. Comincia allora ad indagare con allusioni e sottintesi per conoscere la verità, finché la moglie Eva, uscendo dal suo stato di soggezione, confessa di aver cercato l’amore in un altro uomo poiché nel marito aveva trovato solo un tiranno. Cesare cerca allora sostegno nella vecchia madre e si sforza di cambiare atteggiamento verso gli altri: ma oramai tutto è inutile, continuare a vivere per lui non ha alcun senso.
Dopo Nina, no far la stupida di Arturo Rossato e Gian Capo prodotto nel 2006, la felice edizione di Quando al paese mezzogiorno sona di Eugenio Ferdinando Palmieri nel 2008 e il riallestimento de La base de tuto di Giacinto Gallina, prosegue dunque l’impegno a ridare voce al migliore repertorio teatrale veneto: nessun intento nostalgico, ma la necessità di valorizzare le punte di eccellenza della drammaturgia veneta per restituire vita sul palcoscenico ai moltissimi testi (poco o mai rappresentati) che costituiscono non solo il patrimonio di una antica tradizione teatrale, ma soprattutto hanno la forza e la vitalità per continuare a parlare, divertire ed emozionare gli spettatori contemporanei.
Damiano Michieletto, veneziano, si è diplomato in regia teatrale presso la Scuola d’Arte Drammatica “Paolo Grassi” di Milano e si è laureato in Lettere moderne presso l’Università “Cà Foscari” di Venezia. Le sue esperienze registiche iniziate all’interno della scuola milanese sono continuate sia nella prosa sia nella lirica. Nella prosa ha diretto La Betia di Ruzante per la compagnia Ar.Co di Venezia, I dialoghi ruzantiani per la Compagnia Avogaria, Una ballata del mare salato per la Compagnia Piccionaia-Carrara, il monologo L’ultimo volo interpretato da A. Albertin e il monologo Il Friuli di Pasolini interpretato da L.Altavilla. Ha diretto Amadeus di P. Shaffer presso il Teatro Franco Parenti di Milano. Ha lavorato per il Teatro Stabile del Vento dirigendo Quando al paese mezzogiorno sona di E. F. Palmieri e Nina, no far la stupida assieme a P.Donin. Nella lirica ha debuttato nel 2003 con Svanda Dudak al Wexford Festival Opera (allestimento vincitore dell'Irish Time Award come Best Opera 2003). Nel 2004, per il Rossini Opera Festival, ha firmato la regia de Il trionfo delle belle di S.Pavesi e Il piccolo spazzacamino per il Luglio Musicale di Trapani. Nel 2005 ha firmato la regia de Il barbiere di Siviglia a Firenze (Maggio Formazione) e di Falstaff con l'English Touring Opera. Collabora abitualmente con l’Orchestra Verdi di Milano con la quale ha realizzato numerosi spettacoli per bambini. Per la stagione 2005/6 ha messo in scena il musical di M.Tutino La bella e la bestia al Teatro Comunale di Modena e in estate la produzione Il barbiere di Siviglia è stata in tournée a Shanghai. Ha lavorato negli USA per la Yale Opera presso la Yale University (L’impresario in angustie, Cimarosa) ed ha lavorato in Spagna al Festival Mozart de La Coruña dove ha messo in scena Il dissoluto punito di R.Carnicer. Per l’edizione 2006 del Pergolesi Spontini Festival ha messo in scena Li finti filosofi, farsa musicale di Spontini in ‘prima’ moderna. Nel 2007 ha diretto L’italiana in Algeri al Teatro Olimpico di Vicenza ed è tornato al Rossini Opera Festival con La gazza ladra. Per questa produzione ha vinto il Premio nazionale della critica musicale “Franco Abbiati” 2008. Recentemente ha lavorato al Teatro Carlo Felice di Genova curando la regia de Il cappello paglia di Firenze di Nino Rota, ha diretto il musical Jackie O. di M.Daugherty per il Teatro di Lugo di Romagna e il Comunale di Bologna, Il paese del sorriso al Festival dell’Operetta di Trieste, Lucia di Lammermoor al Teatro dell’Opera di Zurigo, Romeo et Juliette, al Teatro La Fenice, Il ratto del serraglio al Teatro San Carlo di Napoli.
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Venerdì 18 dicembre 2009, ore 21:00
Lo schiaccianoci
balletto in due atti
musiche di Caikovskji
coreografie di Yuri Gregorovich
Teatro dell'Opera della Repubblica Moldova
Atto II°
Nel secondo atto si trovano nel Regno dei Dolci. La Fata Confetto, che vi regna, li intrattiene eseguendo un assolo. Poi ballano coppie da tutto il mondo, vari specie di fiori e di dolciumi. Il principe presenta Clara alla Fata Confetto e con lei balla un magnifico passo a due. Alla fine Clara e il principe salutano tutti i Dolci e ripartono.
Al mattino Clara si sveglia e si accorge che è stato solo un sogno.

