Stagione Teatrale 2009-2010
Ordinamento
Luogo Evento
Referente
Telefono
Sito Web
Descrizione
Stagione Teatrale 2009-2010
Dall'11 al 14 marzo 2010, orre 20:30
domenica 14 marzo solo alle ore 16:00
di Carlo Goldoni
regia Toni Servillo
scene Carlo Sala
costumi Ortensia De Francesco
luci Pasquale Mari
Teatri Uniti / Piccolo Teatro di Milano - Teatro
d'Europa
Biglietti: Centrale € 25,00
Centrale ridotto € 21,50
Laterale € 23,50
Laterale ridotto € 20,50
Loggione + palchi laterali dietro I, II e III ord. € 12,00
Gruppi scuola € 8,50
Ordinamento
Luogo Evento
Referente
Telefono
Sito Web
Descrizione
Stagione Teatrale 2009-2010/ contrAZIONI
Venerdì 12 marzo 2010, ore 20.45
Ecce robot! Cronaca di un’invasione
scritto, diretto e interpretato da Daniele Timpano
ispirato liberamente all’opera di Go Nagai
Una produzione amnesiA vivacE in collaborazione con Armunia Festival Costa degli Etruschi
Ordinamento
Luogo Evento
Referente
Telefono
Descrizione
Stagione Teatrale 2009-2010
Dal 9 al 14 marzo 2010, ore 20:45
domenica 14 marzo solo alle ore 16:00
Non si sa come
da Luigi Pirandello
di Nicola Fano e Sebastiano Lo Monaco
con Sebastiano Lo Monaco
e con Pier Luigi Misasi, Barbara Begala, Giuseppe Cantore
con la partecipazione di Maria Rosaria Carli
musicisti: Giovanni Zappalorto, Stefano Lenci, Alessandro Maietta, Lucio Villani, Maurizio
Scene di Giacomo Tringali
Costumi di Cristina Darold
Una produzione Sicilia Teatro
Sicilia Teatro
Biglietti: Platea: interi 30 euro; ridotti 27; giovani 15; 1° ordine: interi 26 euro; ridotti 24; giovani 12; 2° ordine: interi 22 euro; ridotti 19 e giovani 10; galleria: interi: 10 euro, ridotti: 8, giovani
Su una nave da crociera degli anni Trenta c’è una compagnia di comici di Rivista che ogni pomeriggio prova numeri nuovi da proporre la sera ai croceristi. Due coppie e un tecnico-amministratore formano il gruppo guidato da un uomo che gli altri chiamano il Conte: forse ha un passato aristocratico ma se lo ha, è certamente un passato decaduto. Presto si viene a scoprire che in realtà, le due coppie sono legate anche da un incastro di segreti: in passato i ruoli si sono incrociati e ognuno dei due uomini ha consumato una passione con la moglie dell’altro. Forse si amano ancora così, intersecando la loro realtà con le loro aspirazioni e i loro destini. Forse no. Di certo il Conte si diverte a chiosare realtà, aspirazioni e destini. Il tutto tra una prova e l’altra, tra una canzone e l’altra, tra un pezzo musicale e l’altro, nel vitale ripetersi della loro vanità comica. Fino al colpo di scena finale, quando i tradimenti intrecciati saranno rivelati e la realtà apparirà troppo pesante per essere trasformata in fantasia filosofica, com’è abitudine del Conte
Ordinamento
Luogo Evento
Referente
Telefono
Sito Web
Descrizione
Stagione Teatrale Città di Bassano - I Tanti Volti del Teatro
Lunedì 15 e martedì 16 marzo 2010, ore 21:00
di Home e Sauvajon
regia di Ennio Coltorti
con Debora Caprioglio e Corrado Tedeschi
e con Mino Manni e Gloria Bellicchi
Ordinamento
Luogo Evento
Referente
Telefono
Sito Web
Descrizione
Stagione Teatrale 2009-2010
Mercoledì 10 marzo 2010, ore 20:30
Gioele Dix - Dixplay
di Gioele Dix
con la partecipazione di Bebo "Best" Baldan
regia di Giancarlo Bozzo
Una produzione Bananas
Biglietti: interi da 13 € a 29 €
Ordinamento
Luogo Evento
Referente
Telefono
Descrizione
Stagione Teatrale 2009-2010 - Divertiamoci a Teatro
Dal 9 all'11 marzo 2010, ore 21.00
di W. Shakespeare
adattamento di Pier Mario Vescovo
regia di Paolo Valerio e Pier Mario Vescovo
con Natalino Balasso e Stefania Felicioli
e con Linda Bobbo (Gremio), Ursula Joss (Falso Vincenzo al pianoforte), Silvia Masotti (Tranio), Marta Meneghetti (Bianca), Lucia Schierano (Grumio), Carla Stella (Battista), Antonella Zaggia (Ortensio) e Camilla Zorzi (Lucenzio).
Teatro Stabile di Verona
Incontriamoci con l'attore
Giovedì 10 Marzo 2010 ore 17.00
nel Foyer del Teatro Nuovo
(entrata dal cortile di Giulietta) incontrano il pubblico veronese
All’incontro sarà presente l’Editore Alessandro Tusset della Casa Editrice Elzeviro.
Ci sarà la possibilità inoltre di acquistare il libro dello spettacolo “La bisbetica domata”, traduzione e adattamento di Pier Mario Vescovo. Edizioni Elzeviro.
“Una speciale Bisbetica domata che Piermario Vescovo (docente di letteratura teatrale italiana all’università Ca’ Foscari di Venezia) ha tradotto dall’inglese in lingua veneta.”
Al suo fianco, la bisbetica Caterina sarà interpretata da Stefania Felicioli, attrice veneziana di grande carattere, apprezzata da pubblico e critica, che ha lavorato con i più grandi registi italiani, tra i quali De Bosio, Castri e la Comencini.
In collaborazione con Amici del Castrum Accademia del teatro in lingua veneta presidente Ada Marcantoni.
Ordinamento
Luogo Evento
Referente
Telefono
Sito Web
Descrizione
Stagione Teatrale 2009-2010- Spettacoli di Danza 09/10
Mercoledì 10 marzo 2010, ore 21.00
Sonata No.1 G-dur BWV 1027
1 JENIN, 3 aprile 2002 Adagio
2 SARAJEVO, 5 febbraio 1994 Allegro ma non tanto
3 KABUL, 5 marzo 2007 Andante
4 TEL AVIV, 1 giugno 2001 Allegro moderato
Sonata No.2 D-dur BWV 1028
5 SREBRENICA, 11 luglio 1995 Adagio
6 ISTANBUL, 15 novembre 2003 Allegro
7 GAZA, 6 luglio 2006 Andante
8 BESLAN, 1>3 settembre 2004
I cani di Sarajevo (video, 1994) di Adriano Sofri Allegro
Sonata No.3 g-moll BWV 1029
9 BAGHDAD, 20 Marzo 2003 Vivace
10 BENTALHA, 23 settembre 1997 Adagio
11 RWANDA>KIGALI, 7 aprile 1994 Allegro
Compagnia Virgilio Sieni
Sonate Bach - di fronte al dolore degli altri
coreografia e regia Virgilio Sieni
musica J.S. Bach Tre Sonate per violoncello e pianoforte (BWV 1027, 1028, 1029)
con Simona Bertozzi, Ramona Caia, Massimiliano Barachini, Csaba Molnàr
immagini video tratte da “I cani e i bambini di Sarajevo” (1994) di Adriano Sofri
costumi Giulia Pecorari, luci Virgilio Sieni, tecnico luci Luisa Giusti
responsabile allestimento Eugenio Marrè Brunenghi, organizzazione Daniela Giuliano, Davide Grassi
Sono 11 coreografie che deflagrano nel gesto del dolore e della pittura, e ci rammentano altrettanti avvenimenti tragici accaduti nei conflitti recenti: Sarajevo, Kigali in Rwanda, Srebrenica, Tel Aviv, Jenin, Baghdad, Istanbul, Beslan, Gaza, Bentalha, Kabul.
11 date emblematiche raccolte intorno agli 11 brani che compongono le 3 Sonate di J.S.Bach. Fotografie di corpi che si diluiscono attraversando la dinamica e la figura, cercando un approccio irrisolvibile all’orrore.
La danza qui afferma lo sforzo di evocare da queste macerie di esistenza una bellezza impossibile e paradossale, da cesellare con lo strumento etico e politico per eccellenza: il gesto.
L’attenzione torna quindi alla questione del corpo, al suo significato, alla sua complessità e attualità.
La sola risposta che si offre è ancora quella rivolta allo sguardo del pittore del ‘300: la sublimazione della tragedia nella trasfigurazione artistica senza commento, che coinvolge insieme l’umano e il sacro, il singolare e l’universale. Le 11 danze che si succedono hanno l’aspetto di ballate; allo stesso tempo sono una continua dedica in memoria, riferita agli eventi che segnano iconograficamente il tessuto coreografico.
Ordinamento
Luogo Evento
Referente
Telefono
Sito Web
Descrizione
Stagione Teatrale 2009-2010
Mercoledì 10 marzo 2010, ore 21:00
Un progetto di teatro civile clownesco di Giuliana Musso
Con Beatrice Schiros, Gianluigi Meggiorin, Giuliana Musso
Ricerca e Drammaturgia Giuliana Musso
Regia Massimo Somaglino
Norbert Elias, La solitudine del morente
TANTI SALUTI vuole esplorare, attraverso una ricerca di stampo sociologico, il tema del morire ai nostri tempi. Abbiamo raccolto testimonianze e racconti dai principali protagonisti dell’evento: medici, infermieri, familiari e morenti. Abbiamo visitato i teatri del morire: ospizi, ospedali, hospice, case. Indagato le sue nuove declinazioni: cure palliative, accanimento terapeutico, protocolli di rianimazione, eutanasia…
TANTI SALUTI porta in scena tre clown e a loro consegna il non dicibile, il racconto delle paure e dei desideri, degli smarrimenti, dei dubbi, delle soluzioni paradossali e assurde che mettiamo in atto di fronte alla morte. Unici oggetti di scena: tre nasi rossi e una cassa da morto.
Alcuni cenni sulla ricerca:
È a tutti evidente come la morte sia stata, nel corso del nostro recente processo di civilizzazione, progressivamente allontanata dalle pratiche della vita comune. Così come la nascita anche la morte non avviene più nelle case, ma negli ospedali dove è possibile delegare ai medici e alle figure professionali la cura, l’assistenza e l’accompagnamento dei nostri ultimi giorni. Nascere, morire. Abbiamo depositato nelle mani guantate di lattice dei professionisti gli attimi supremi della nostra esistenza, quegli attimi che forse ci possono far intravedere il mistero che siamo, il senso che cerchiamo.
Ma il sistema medico legale ha maglie molto strette, non riesce a contemplare la variabile umana: la medicina deve vincere sempre, sempre e ad ogni costo ( a mia nonna 86enne e inferma da dieci anni fu amputata una gamba per evitarle una setticemia che l’avrebbe condotta alla morte, morì un paio di mesi dopo, prima che le potessero amputare anche l’altra) e davanti alla morte non ha gesti o parole, nè protocolli di com-prensione, com-passione. Inquadrati nel ruolo dei familiari, all’interno dell’istituto nosocomiale, a noi vivi è consentito di continuare a nutrire ad oltranza la speranza nella guarigione per non dover mai considerare, vivendolo, il senso del congedo.
“Contenere la morte all’interno del cerchio della vita, dare valore alla cura dei morenti, impare ad accompagnare al congedo i nostri cari, a partecipare, ad esserci come individui e come società d’uomini, è un progetto che porterà benessere a tutti. Un progetto di felicità.”
Raffaele Mantegazza. Pedagogia della morte.
Se è vero che di fronte alla morte abbracciamo la vita a quali smarrimenti ci porterà il narcisistico delirio di immortalità di questa nostra epoca?
“Life is now”. Ed eccoci in un tempo libero dall’idea della morte e di conseguenza anche dal senso del limite. Abbiamo lasciato una valle di lacrime assediata dal pensiero nero dell’inferno per trasferirci nella valle della cosmesi collettiva dove “io valgo” se sono giovane e bello sempre, sempre forte e vincente. Nella terra dell’ottimismo noi non invecchiamo, non ci ammaliamo e non moriamo mai. Ecco perché siamo disposti a tutto pur di non intersecare la prova evidente della nostra vulnerabilità e finitezza.
“Che sentimento ha costui di ciò che fa, se può cantare mentre scava una tomba?”
William Shakespeare, Amleto, atto V scena I.
Chi ci può condurre attraverso le sabbie mobili di queste contraddizioni e paradossi se non un clown? Chi può rappresentare le nostre paure senza terrorizzarci e proporci un sano “memento mori” senza trasformarci tutti in monaci trappisti? Ridere di questi argomenti è necessario, utile, illuminante. Non è forse ridicola fino alle lacrime la nostra stupida pretesa d’immortalità? Si ride del pannolone per incontinenti per sopportarne meglio l’idea, si ride della morte per non finire nella trappola del horror vacui che ci può paralizzare a tal punto da non riuscire più a vivere. Ridere per sdrammatizzare, per riconoscerci e fare banda, per stemperare il nichilista “tanto si deve morire” che toglie senso alla vita stessa. E poi abbracciare il pensiero della nostra fine con un sorriso ci può aiutare ad infondere alla nostra esperienza di vita e di morte una leggerezza densa e consolatrice. Infine: ridere perché l’opera artistica possa, di fronte alla morte, balbettare senza vergogna.
Ordinamento
Luogo Evento
Referente
Telefono
Sito Web
Descrizione
Stagione Teatrale 2009-2010
Mercoledì 10 marzo 2010, ore 21:00
di Samuel Beckett
traduzione di Carlo Fruttero
regia di Lorenzo Loris
con Gigio Alberti, Mario Sala, Giorgio Minneci, Alessandro Tedeschi, Davide Giacometti
scene di Daniela Gardinazzi
costumi di Nicoletta Ceccolini
consulenza musicale di Andrea Mormina
luci di Luca Siola
fonica e video di Fabio Cinicola
Teatro Out Off - Teatro Stabile di Innovazione
E’ indubbio che attenendosi in modo ferreo alle regole che Beckett ci segnala si pensi di avere poca libertà di interpretazione, ma se si segue la sua gabbia di indicazioni si finisce per immagazzinare un tale bagaglio di informazioni che diventa quasi naturale costruire una regia senza dover rinunciare alla propria libertà creativa.
Quando abbiamo messo in scena “Finale di Partita” nel 2003, abbiamo cercato di tenere conto delle indicazioni introduttive al testo ma anche dell’ interesse che Beckett aveva nei confronti dei ritratti dipinti da Giorgione. Lo studio di questi quadri ci ha permesso di illuminare la scena in un modo singolare, restituendo la sensazione di trovarci di fronte a uomini immersi nell’ antro nero e buio della loro coscienza.
Questo era in linea con quello che Beckett raccontava nel testo, ma nello stesso tempo ci offriva anche un ampio margine di intervento dal punto di vista creativo.
Nel rapporto tra Pozzo e Lucky la critica del primo dopoguerra aveva individuato il kapò aguzzino che infieriva contro l’ebreo indifeso, mentre Estragone e Vladimiro sembravano i testimoni attoniti di un orrore incommensurabile.
E in quello spazio desertificato i due “clochard” erano diventati il simbolo di un’umanità sterminata dove all’uomo non restava che attendere un domani migliore.
Dopo mezzo secolo da allora, nelle nostre metropoli multietniche “Aspettando Godot” può rappresentare l’emblema di una società in cui l’uomo vive una dimensione spersonalizzante e raggiunge il paradosso di sentirsi solo in mezzo alla moltitudine.
Lorenzo Loris, dalle note di regia
Sinossi
Due uomini vestiti come vagabondi, Estragone e Vladimiro, si trovano sotto un albero in una strada di campagna. Un certo Godot ha dato loro appuntamento ma senza precisare Il luogo e l'orario. I due non sanno neanche esattamente chi sia questo Godot, ma credono di poter rimediare qualcosa di caldo da mangiare e un letto dove dormire all'asciutto. Mentre attendono passa sulla stessa strada una strana coppia di personaggi: Pozzo, un proprietario terriero, e il suo servitore, Lucky, tenuto al guinzaglio dal primo. Estragone e Vladimiro sono incuriositi dall'istrionismo del padrone e spaventati dalla miseria della condizione del servo. Pozzo e Lucky riprendono il loro cammino. Intanto è calata la sera e Godot non si è fatto vivo. Arriva però un ragazzo che riferisce loro che il signor Godot non può venire. Arriverà sicuramente domani. I due prendono in considerazione l'idea di suicidarsi, ma rinunciano. Poi pensano di andarsene, ma restano. Vladimiro ed Estragone attendono pazientemente sotto l'albero l'arrivo di Godot. Vedono passare Lucky e Pozzo, che nel frattempo è diventato cieco. Sull'albero notano che sono spuntate due o tre foglie. Pozzo e Lucky se ne vanno. Arriva il messaggero a dire che Godot anche stasera non potrà venire ma verrà sicuramente domani.
Samuel Beckett è considerato l’autore che più ha innovato il teatro del Novecento sia per quanto riguarda la forma del dramma che i suoi contenuti divenendo un riferimento imprescindibile per tutto il teatro contemporaneo. Il punto di unione fra le diverse opere di Beckett è la solitudine dell'uomo moderno che si trova ad affrontare la perdita di dio in una condizione di rassegnazione, potenza e ignoranza incolmabili, e senza avere assolutamente modo di comunicare con qualcuno. Waiting for Godot, il suo capolavoro, è stato rappresentato per la prima volta a Parigi nel 1953 e nel ‘69 gli valse il Premio Nobel per la letteratura .
Lorenzo Loris, regista storico della compagnia Out Off, nel suo lavoro ha realizzato un confronto sempre più serrato con i massimi esponenti del ‘900 (Jean Genet, Samuel Beckett, Arthur Miller, Harold Pinter). Questo confronto lo ha portato ad affrontare i grandi autori del passato (Maurice Maeterlinck, Henrik Ibsen, Marivaux, Carlo Goldoni, Henrik Ibsen) con l’obiettivo di mettere in sintonia, le parole dell’autore con la nostra contemporaneità.

