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Stagione Teatrale 2009-2010

11/03/2010 - 20:30
14/03/2010 - 16:00

Ordinamento

3

Luogo Evento

Teatro Sociale - TRENTO

Referente

Centro Servizi Culturali S.Chiara

E-mail

Telefono

Numero verde: 800 013952

Descrizione

Stagione Teatrale 2009-2010

Dall'11 al 14 marzo 2010, orre 20:30

domenica 14 marzo solo alle ore 16:00

di Carlo Goldoni
regia Toni Servillo
scene Carlo Sala
costumi Ortensia De Francesco
luci Pasquale Mari

Teatri Uniti / Piccolo Teatro di Milano - Teatro
d'Europa

Biglietti: Centrale € 25,00
Centrale ridotto € 21,50
Laterale € 23,50
Laterale ridotto € 20,50
Loggione + palchi laterali dietro I, II e III ord. € 12,00
Gruppi scuola € 8,50 

 

Tre commedie, una sorta di ˝miniserie del Settecento˝, per raccontare la triste educazione sentimentale di quattro giovani, Vittoria, Giacinta, Leonardo e Guglielmo,colti nel momento dei folli preparativi per le vacanze,poi nel turbinio di vicende che li travolge sul luogo della villeggiatura, infine nell'ora del ritorno in città. Goldoni pone al centro della propria esperienza teatrale l'indagine spietata dell'uomo medio italiano, le cui manchevolezze e miserie costituiscono il tessuto di una classe da sempre latitante nel nostro paese, la borghesia. La Trilogia racconta una vacanza dalla vita che si rivela essere nient'altro che il contenitore di tutto l'orrore,le noie e le isterie della vita stessa. Ma racconta anche qualcosa di più terribilmente contemporaneo: il desiderio di esserci piuttosto che di essere.


12/03/2010 - 20:45

Ordinamento

3

Luogo Evento

Teatro Comunale, Corso del Popolo 20 - Monfalcone (GO)

Referente

Biglietteria del Teatro

E-mail

Telefono

0481790470

Descrizione

Stagione Teatrale 2009-2010/ contrAZIONI

Venerdì 12 marzo 2010,
ore 20.45

Ecce robot! Cronaca di un’invasione

scritto, diretto e interpretato da Daniele Timpano

ispirato liberamente all’opera di Go Nagai

Una produzione amnesiA vivacE in collaborazione con Armunia Festival Costa degli Etruschi

 


09/03/2010 - 20:45
16/03/2010 - 16:00

Ordinamento

4

Luogo Evento

Teatro Verdi, via dei Livello 32 - PADOVA

Referente

E-mail

Telefono

049/87770213-8777011

Descrizione

Stagione Teatrale 2009-2010

Dal 9 al 14 marzo 2010, ore 20:45

domenica 14 marzo solo alle ore 16:00

Non si sa come

da Luigi Pirandello

di Nicola Fano e Sebastiano Lo Monaco

con Sebastiano Lo Monaco
e con Pier Luigi Misasi, Barbara Begala, Giuseppe Cantore
con la partecipazione di Maria Rosaria Carli
musicisti: Giovanni Zappalorto, Stefano Lenci, Alessandro Maietta, Lucio Villani, Maurizio

Scene di Giacomo Tringali
Costumi di Cristina Darold

Una produzione Sicilia Teatro

Sicilia Teatro

Biglietti: Platea: interi 30 euro; ridotti 27; giovani 15; 1° ordine: interi 26 euro; ridotti 24; giovani 12; 2° ordine: interi 22 euro; ridotti 19 e giovani 10; galleria: interi: 10 euro, ridotti: 8, giovani

Su una nave da crociera degli anni Trenta c’è una compagnia di comici di Rivista che ogni pomeriggio prova numeri nuovi da proporre la sera ai croceristi. Due coppie e un tecnico-amministratore formano il gruppo guidato da un uomo che gli altri chiamano il Conte: forse ha un passato aristocratico ma se lo ha, è certamente un passato decaduto. Presto si viene a scoprire che in realtà, le due coppie sono legate anche da un incastro di segreti: in passato i ruoli si sono incrociati e ognuno dei due uomini ha consumato una passione con la moglie dell’altro. Forse si amano ancora così, intersecando la loro realtà con le loro aspirazioni e i loro destini. Forse no. Di certo il Conte si diverte a chiosare realtà, aspirazioni e destini. Il tutto tra una prova e l’altra, tra una canzone e l’altra, tra un pezzo musicale e l’altro, nel vitale ripetersi della loro vanità comica. Fino al colpo di scena finale, quando i tradimenti intrecciati saranno rivelati e la realtà apparirà troppo pesante per essere trasformata in fantasia filosofica, com’è abitudine del Conte


Musical
TRIESTE - Avenue Q, con le musiche e liriche di Robert Lopez e Jeff Marx (che hanno scritto anche il concept originale), i testi di Jeff Whitty e con la traduzione e la regia di Stefano Genovese è uno show “senza peli sulla lingua”: lo avvertono i produttori, italiani e preparatissimi.


15/03/2010 - 21:00
16/03/2010 - 21:00

Ordinamento

0

Luogo Evento

Teatro Remondini - Bassano del Grappa (VI)

Referente

IAT Informazioni e Accoglienza Turistica

E-mail

Telefono

0424524351
0424217819I

Descrizione

Stagione Teatrale Città di Bassano - I Tanti Volti del Teatro

Lunedì 15 e martedì 16 marzo 2010, ore 21:00

di Home e Sauvajon

regia di Ennio Coltorti

con Debora Caprioglio e Corrado Tedeschi

e con Mino Manni e Gloria Bellicchi 


10/03/2010 - 20:30

Ordinamento

4

Luogo Evento

Politeama Rossetti, Viale XX Settembre, 45 - TRIESTE

Referente

Teatro Stabile del Friuli-Venezia Giulia

Telefono

0403593511

Descrizione

Stagione Teatrale 2009-2010

Mercoledì 10 marzo 2010, ore 20:30

 

Gioele Dix - Dixplay

di Gioele Dix
con la partecipazione di Bebo "Best" Baldan
regia di Giancarlo Bozzo

Una produzione Bananas

Biglietti: interi da 13 € a 29 €

 


09/03/2010 - 21:00
11/03/2010 - 21:00

Ordinamento

0

Luogo Evento

Teatro Nuovo Verona,

Referente

Fondazione Atlantide Teatro Stabile di Verona

Telefono

0458006100

Descrizione

Stagione Teatrale 2009-2010 - Divertiamoci a Teatro

Dal 9 all'11 marzo 2010, ore 21.00

di W. Shakespeare

adattamento di Pier Mario Vescovo

regia di Paolo Valerio e Pier Mario Vescovo

con  Natalino Balasso e Stefania Felicioli

e con Linda Bobbo (Gremio), Ursula Joss (Falso Vincenzo al pianoforte), Silvia Masotti (Tranio), Marta Meneghetti (Bianca), Lucia Schierano (Grumio), Carla Stella (Battista), Antonella Zaggia (Ortensio) e Camilla Zorzi (Lucenzio).

Teatro Stabile di Verona

Incontriamoci con l'attore
Giovedì 10 Marzo 2010 ore 17.00
nel Foyer del Teatro Nuovo
(entrata dal cortile di Giulietta) incontrano il pubblico veronese
All’incontro sarà presente l’Editore Alessandro Tusset della Casa Editrice Elzeviro.
Ci sarà la possibilità inoltre di acquistare il libro dello spettacolo “La bisbetica domata”, traduzione e adattamento di Pier Mario Vescovo. Edizioni Elzeviro.
“Una speciale Bisbetica domata che Piermario Vescovo (docente di letteratura teatrale italiana all’università Ca’ Foscari di Venezia) ha tradotto dall’inglese in lingua veneta.”

Nell’allestimento firmato da Paolo Valerio e Piermario Vescovo, a ricoprire il ruolo di  Petruccio, protagonista maschile della commedia, sarà Natalino Balasso attore veneto noto al pubblico per le molteplici interpretazioni teatrali, cinematografiche e televisive.
Al suo fianco, la bisbetica Caterina sarà interpretata da Stefania Felicioli, attrice veneziana di grande carattere, apprezzata da pubblico e critica, che ha lavorato con i più grandi registi italiani, tra i quali De Bosio, Castri e la Comencini.

In collaborazione con Amici del Castrum Accademia del teatro in lingua veneta presidente Ada Marcantoni.


10/03/2010 - 21:00

Ordinamento

3

Luogo Evento

Teatro Comunale Luigi Russolo, Corso Martiri della Libertà, 14 - Portogruaro (VE)

Referente

Arteven - Circuito teatrale Regionale

Telefono

Descrizione

Stagione Teatrale 2009-2010- Spettacoli di Danza 09/10

Mercoledì 10 marzo 2010, ore 21.00

Sonata No.1 G-dur BWV 1027
1    JENIN, 3 aprile 2002             Adagio
2    SARAJEVO, 5 febbraio 1994        Allegro ma non tanto
3    KABUL, 5 marzo 2007            Andante
4    TEL AVIV, 1 giugno 2001             Allegro moderato

Sonata No.2 D-dur BWV 1028
5    SREBRENICA, 11 luglio 1995        Adagio
6    ISTANBUL, 15 novembre 2003        Allegro
7    GAZA, 6 luglio 2006            Andante
8    BESLAN, 1>3 settembre 2004       

I cani di Sarajevo (video, 1994) di Adriano Sofri    Allegro

Sonata No.3 g-moll BWV 1029
9    BAGHDAD, 20 Marzo 2003        Vivace
10  BENTALHA, 23 settembre 1997        Adagio
11  RWANDA>KIGALI, 7 aprile 1994         Allegro

Compagnia Virgilio Sieni

Sonate Bach - di fronte al dolore degli altri

coreografia e regia Virgilio Sieni
musica J.S. Bach Tre Sonate per violoncello e pianoforte (BWV 1027, 1028, 1029)
con Simona Bertozzi, Ramona Caia, Massimiliano Barachini, Csaba Molnàr
immagini video tratte da “I cani e i bambini di Sarajevo” (1994) di Adriano Sofri
costumi Giulia Pecorari, luci Virgilio Sieni, tecnico luci Luisa Giusti
responsabile allestimento Eugenio Marrè Brunenghi, organizzazione Daniela Giuliano, Davide Grassi

Sono 11 coreografie che deflagrano nel gesto del dolore e della pittura, e ci rammentano altrettanti avvenimenti tragici accaduti nei conflitti recenti: Sarajevo, Kigali in Rwanda, Srebrenica, Tel Aviv, Jenin, Baghdad, Istanbul, Beslan, Gaza, Bentalha, Kabul.
11 date emblematiche raccolte intorno agli 11 brani che compongono le 3 Sonate di J.S.Bach. Fotografie di corpi che si diluiscono attraversando la dinamica e la figura, cercando un approccio irrisolvibile all’orrore.
La danza qui afferma lo sforzo di evocare da queste macerie di esistenza una bellezza impossibile e paradossale, da cesellare con lo strumento etico e politico per eccellenza: il gesto.
L’attenzione torna quindi alla questione del corpo, al suo significato, alla sua complessità e attualità.
La sola risposta che si offre è ancora quella rivolta allo sguardo del pittore del ‘300: la sublimazione della tragedia nella trasfigurazione artistica senza commento, che  coinvolge insieme l’umano e il sacro, il singolare e l’universale. Le 11 danze che si succedono hanno l’aspetto di ballate; allo stesso tempo sono una continua dedica in memoria, riferita agli eventi che segnano iconograficamente il tessuto coreografico.

 


10/03/2010 - 21:00

Ordinamento

3

Luogo Evento

Teatro S. Antonio - Montecchio Maggiore (VI)

Referente

Arteven - Circuito teatrale Regionale

Telefono

Descrizione

Stagione Teatrale 2009-2010

Mercoledì 10 marzo 2010, ore 21:00

Un progetto di teatro civile clownesco di Giuliana Musso
Con Beatrice Schiros, Gianluigi Meggiorin, Giuliana Musso
Ricerca e Drammaturgia Giuliana Musso
Regia Massimo Somaglino

“È evidente che non c’è idea – per quanto strana essa possa essere- che gli uomini non siano disposti ad accettare con gioia, se soltanto riesce a distoglierli anche in minima misura dalla coscienza della loro finitezza, se soltanto alimenta la speranza in una qualche forma d’immortalità”.
                                                       Norbert Elias, La solitudine del morente

TANTI SALUTI vuole esplorare, attraverso una ricerca di stampo sociologico, il tema del morire ai nostri tempi. Abbiamo raccolto testimonianze e racconti dai principali protagonisti dell’evento: medici, infermieri, familiari e morenti. Abbiamo visitato i teatri del morire: ospizi,  ospedali, hospice, case. Indagato le sue nuove declinazioni: cure palliative, accanimento terapeutico, protocolli di rianimazione, eutanasia…
TANTI SALUTI porta in scena tre clown e a loro consegna il non dicibile, il racconto delle paure e dei desideri, degli smarrimenti, dei dubbi, delle soluzioni paradossali e assurde che mettiamo in atto di fronte alla morte. Unici oggetti di scena: tre nasi rossi e una cassa da morto.

Alcuni cenni sulla ricerca:

È a tutti evidente come la morte sia stata, nel corso del nostro recente processo di civilizzazione, progressivamente allontanata dalle pratiche della vita comune. Così come la nascita anche la morte non avviene più nelle case, ma negli ospedali dove è possibile delegare ai medici e alle figure professionali la cura, l’assistenza e l’accompagnamento dei nostri ultimi giorni. Nascere, morire. Abbiamo depositato nelle mani guantate di lattice dei professionisti gli attimi supremi della nostra esistenza, quegli attimi che forse ci possono far intravedere il mistero che siamo, il senso che cerchiamo.
Ma il sistema medico legale ha maglie molto strette,  non riesce a contemplare la variabile umana: la medicina deve vincere sempre, sempre e ad ogni costo ( a mia nonna 86enne e inferma da dieci anni fu amputata una gamba per evitarle una setticemia che l’avrebbe condotta alla morte, morì un paio di mesi dopo, prima che le potessero amputare anche l’altra) e davanti alla morte non ha gesti o parole, nè protocolli di com-prensione, com-passione. Inquadrati nel ruolo dei familiari, all’interno dell’istituto nosocomiale, a noi vivi è consentito di  continuare a nutrire ad oltranza la speranza nella guarigione per non dover mai considerare, vivendolo, il senso del congedo.

“Contenere la morte all’interno del cerchio della vita, dare valore alla cura dei morenti, impare ad accompagnare al congedo i nostri cari, a partecipare, ad esserci come individui e come società d’uomini, è un progetto che porterà benessere a tutti. Un progetto di felicità.”
Raffaele Mantegazza. Pedagogia della morte.

Se è vero che di fronte alla morte abbracciamo la vita a quali smarrimenti ci porterà il narcisistico delirio di immortalità di questa nostra epoca?
“Life is now”. Ed eccoci in un tempo libero dall’idea della morte e di conseguenza anche dal senso del limite. Abbiamo lasciato una valle di lacrime assediata dal pensiero nero dell’inferno per trasferirci nella valle della cosmesi collettiva dove “io valgo” se sono giovane e bello sempre, sempre forte e vincente. Nella terra dell’ottimismo noi non invecchiamo, non ci ammaliamo e non moriamo mai. Ecco perché siamo disposti a tutto pur di non intersecare la prova evidente della nostra vulnerabilità e finitezza.

“Che sentimento ha costui di ciò che fa, se può cantare mentre scava una tomba?”
William Shakespeare, Amleto, atto V scena I.

Chi ci può condurre attraverso le sabbie mobili di queste contraddizioni e paradossi se non un clown? Chi può rappresentare le nostre paure senza terrorizzarci e proporci un sano “memento mori” senza trasformarci tutti in monaci trappisti? Ridere di questi argomenti è necessario, utile, illuminante. Non è forse ridicola fino alle lacrime la nostra stupida pretesa d’immortalità? Si ride del pannolone per incontinenti per sopportarne meglio l’idea, si ride della morte per non finire nella trappola del horror vacui che ci può paralizzare a tal punto da non riuscire più a vivere. Ridere per sdrammatizzare, per riconoscerci e fare banda, per stemperare il nichilista “tanto si deve morire” che toglie senso alla vita stessa. E poi abbracciare il pensiero della nostra fine con un sorriso ci  può aiutare ad infondere alla nostra esperienza di vita e di morte una leggerezza densa e consolatrice. Infine: ridere perché l’opera artistica possa, di fronte alla morte, balbettare senza vergogna.

 


10/03/2010 - 21:00

Ordinamento

3

Luogo Evento

Teatro Comunale Romano Pascutto - San Stino di Livenza (VI)

Referente

Arteven - Circuito teatrale Regionale

Telefono

Descrizione

Stagione Teatrale 2009-2010

Mercoledì 10 marzo 2010, ore 21:00

di Samuel Beckett

traduzione di Carlo Fruttero

regia di Lorenzo Loris
con Gigio Alberti, Mario Sala, Giorgio Minneci, Alessandro Tedeschi, Davide Giacometti
scene di Daniela Gardinazzi
costumi di Nicoletta Ceccolini
consulenza musicale di Andrea Mormina
luci di Luca Siola
fonica e video di Fabio Cinicola

Teatro Out Off - Teatro Stabile di Innovazione

Dopo l’apprezzata messa in scena di “Finale di partita” nel 2003, Lorenzo Loris si misura con il capolavoro beckettiano attrezzandosi come sempre, ma forse in questo caso con maggior consapevolezza e attenzione, a restituire il testo nella sua potente e devastante forza teatrale, cercando, come il regista stesso afferma “dentro le regole che Beckett impone” la libertà della propria interpretazione.

E’ indubbio che attenendosi in modo ferreo alle regole che Beckett ci segnala si pensi di avere poca libertà di interpretazione, ma se si segue la sua gabbia di indicazioni si finisce per immagazzinare un tale bagaglio di informazioni che diventa quasi naturale costruire una regia senza dover rinunciare alla propria libertà creativa.
Quando abbiamo messo in scena  “Finale di Partita” nel 2003, abbiamo cercato di tenere conto delle indicazioni introduttive al testo ma anche dell’ interesse che Beckett aveva nei confronti dei ritratti dipinti da Giorgione. Lo studio di questi quadri ci ha permesso di illuminare la scena in un modo singolare, restituendo la sensazione di trovarci di fronte a uomini immersi nell’ antro nero e buio della loro coscienza.
Questo era in linea con quello che Beckett raccontava nel testo, ma nello stesso tempo ci offriva anche un ampio margine di intervento dal punto di vista creativo.

Nel rapporto tra Pozzo e Lucky la critica del primo dopoguerra aveva individuato il kapò aguzzino che infieriva contro l’ebreo indifeso, mentre Estragone e Vladimiro sembravano i testimoni attoniti di un orrore incommensurabile.
E in quello spazio desertificato i due “clochard” erano diventati il simbolo di un’umanità sterminata dove all’uomo non restava che attendere un domani migliore.
Dopo mezzo secolo da allora, nelle nostre metropoli multietniche “Aspettando Godot” può rappresentare l’emblema di una società in cui l’uomo vive una dimensione spersonalizzante e raggiunge il paradosso di sentirsi solo in mezzo alla moltitudine.

Lorenzo Loris, dalle note di regia
Sinossi
Due uomini vestiti come vagabondi, Estragone e Vladimiro, si trovano sotto un albero in una strada di campagna. Un certo Godot ha dato loro appuntamento ma senza precisare Il luogo e l'orario. I due non sanno neanche esattamente chi sia questo Godot, ma credono di poter rimediare qualcosa di caldo da mangiare e un letto dove dormire all'asciutto. Mentre attendono passa sulla stessa strada una strana coppia di personaggi: Pozzo, un proprietario terriero, e il suo servitore, Lucky, tenuto al guinzaglio dal primo.  Estragone e Vladimiro sono incuriositi dall'istrionismo del padrone e spaventati dalla miseria della condizione del servo. Pozzo e Lucky riprendono il loro cammino. Intanto è calata la sera e Godot non si è fatto vivo. Arriva però un ragazzo che riferisce loro che il signor Godot non può venire. Arriverà sicuramente domani. I due prendono in considerazione l'idea di suicidarsi, ma rinunciano. Poi pensano di andarsene, ma restano. Vladimiro ed Estragone attendono pazientemente sotto l'albero l'arrivo di Godot. Vedono passare Lucky e Pozzo, che nel frattempo è diventato cieco.  Sull'albero notano che sono spuntate due o tre foglie. Pozzo e Lucky se ne vanno. Arriva il messaggero a dire che Godot anche stasera non potrà venire ma verrà sicuramente domani.

Samuel Beckett è considerato l’autore che più ha innovato il teatro del Novecento sia per quanto riguarda la forma del dramma che i suoi contenuti divenendo un riferimento imprescindibile per tutto il teatro contemporaneo. Il punto di unione fra le diverse opere di Beckett è la solitudine dell'uomo moderno che si trova ad affrontare la perdita di dio in una condizione di rassegnazione, potenza e ignoranza incolmabili, e senza avere assolutamente modo di comunicare con qualcuno. Waiting for Godot, il suo capolavoro, è stato rappresentato per la prima volta a Parigi nel 1953 e nel ‘69 gli valse il Premio Nobel per la letteratura .

Lorenzo Loris, regista storico della compagnia Out Off, nel suo lavoro ha realizzato un confronto sempre più serrato con i massimi esponenti del ‘900 (Jean Genet, Samuel Beckett, Arthur Miller, Harold Pinter). Questo confronto lo ha portato ad affrontare i grandi autori del passato (Maurice Maeterlinck, Henrik Ibsen, Marivaux,  Carlo Goldoni, Henrik Ibsen) con l’obiettivo di mettere in sintonia, le parole dell’autore con la nostra contemporaneità.


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