La Collezione Gianni Mattioli. Il primo Novecento italiano alla Collezione Peggy Guggenheim di Venezia

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VENEZIA - Dal 13 marzo 2013, alla Collezione Peggy Guggenheim di Venezia, le sale attigue alla mostra Postwar. Protagonisti italiani, curata da Luca Massimo Barbero e dedicata a cinque grandi artisti del nostro dopoguerra, ospiteranno La Collezione Gianni Mattioli. Il primo Novecento italiano.

Alla celebre Collezione Gianni Mattioli, dal 1997 ospitata dalla Collezione Peggy Guggenheim come prestito a lungo termine, si aggiunge una selezione di capolavori dei maggiori esponenti dell’arte italiana del primo Novecento. In una sorta di antefatto di quello che fu il panorama artistico nazionale dopo la seconda guerra mondiale, vengono ora esposte alcune delle opere cardine della Metafisica e del Futurismo di inizio XX secolo, testimonianza tangibile dell’effervescenza della scena artistica di quell’epoca.

Il percorso, a cura di Philip Rylands, direttore del museo veneziano, si apre con un Ecce Puer (1906 c.) in cera di Medardo Rosso, L'anima e la sua veste (1922 c.) e La Vergine (1924) di Adolfo Wildt, opere del giovane Giorgio Morandi, compreso il suo omaggio a Cézanne, Frammento (1914), e il suo primo capolavoro Bottiglia e Fruttiera (1916), e un ritratto parigino di Amedeo Modigliani, Ritratto del pittore Frank Haviland (1914). Si prosegue con la Metafisica delle tele di Giorgio de Chirico, tra cui La Torre Rossa (1913), prima opera venduta dal giovane artista, e una serie di dipinti di Mario Sironi, come il suo Ciclista (1916), una delle prime opere chiave dell’artista, donazione di Giovanni e Lilian Pandini alla Fondazione Solomon R. Guggenheim, e una delle sue celebre Periferie urbane (1921). Si entra poi nel cuore pulsante del Futurismo con indiscussi capolavori Mattioli come Materia e Dinamismo di un ciclista (1913) di Umberto Boccioni, Mercurio transita davanti al sole (1914) di Giacomo Balla, Manifestazione interventista (1914) di Carlo Carrà, Ballerina blu (1912) di Gino Severini, nonché Mare=Ballerina (1912) di Severini, appartenente alla collezione di Peggy Guggenheim. Non mancano in mostra ben tre delle quattro sculture note di Boccioni, Dinamismo di un cavallo in corsa + case (1915), Forme uniche della continuità nello spazio (1913) e Sviluppo di una bottiglia nello spazio (1913), oltre a sue opere pre-futuriste come il Campo padovano (1903) e Controluce (1910), entrambe provenienti da collezioni private.

Il testo sovversivo di Marinetti, che si concludeva con eretti sulla cima del mondo lanciamo ancora una volta la nostra sfida insolente alle stelle, era inteso in primis come una rivoluzione letteraria (Il coraggio, l’audacia, la ribellione, saranno elementi essenziali della nostra poesia), ma allo stesso tempo incitava, attraverso la drastica rottura con la tradizione, a un radicale rinnovamento di tutti gli aspetti della cultura italiana, esortando alla velocità, al dinamismo e alla ricerca tecnologica. L’anno seguente, precisamente l’11 febbraio e l’11 aprile del 1910, cinque artisti sottoscrissero in due momenti distinti, il Manifesto dei Pittori Futuristi: Balla, Boccioni, Carrà, Russolo e Severini. I cinque firmatari sono tutti presenti con i loro capolavori all’interno della collezione Mattioli, e del riallestimento oggi alla Collezione Peggy Guggenheim.

Dal 13 marzo 2013

Collezione Peggy Guggenheim, Palazzo Venier dei Leoni, Dorsoduro 701 - VENEZIA

La Collezione Gianni Mattioli. Il primo Novecento italiano

Artisti: Umberto Boccioni, Giacomo Balla, Giorgio de Chirico, Amedeo Modigliani, Giorgio Morandi, Medardo Rosso, Gino Severini, Mario Sironi,

A cura di Philip Rylands

Orario: tutti i giorni, tranne martedì, dalle 10.00 alle 18.00 10-18. Aperto il 1° maggio

Info: tel. 0412405411

info@guggenheim-venice.it

www.guggenheim-venice.it