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Temi & Variazioni. Dalla grafia all’azzeramento e la personale di Jason Martin alla Peggy Guggenheim

Art&fatti
[img_assist|nid=18858|title=|desc=|link=none|align=left|width=130|height=130]VENEZIA - Dal 21 marzo al 17 maggio la Collezione Peggy Guggenheim ospita Temi & Variazioni. Dalla grafia all’azzeramento, a cura di Luca Massimo Barbero. Concentrandosi sui dipinti e le sculture dall’inizio del XX secolo al secondo dopoguerra presenti nel museo veneziano e impreziosita con alcuni importanti prestiti, la mostra si snoda cronologicamente dalle avanguardie storiche alle tendenze più recenti dell’arte contemporanea.
In un percorso tematico che sviluppa la presenza del segno all’interno della composizione: dalla tipografia al collage, dalle lettere ai numeri, sino al ripetersi insistente di un gesto, di un segno per arrivare infine al monocromo che conduce all’inevitabile azzeramento.
Temi & Variazioni. Dalla grafia all’azzeramento gode del sostegno della Regione del Veneto. Temi & Variazioni è una innovativa formula curatoriale inaugurata dalla Collezione Peggy Guggenheim nel 2002 con una serie di tre mostre dedicate all’arte del dopoguerra realizzate nell’arco di sei mesi da Luca Massimo Barbero. Oggi come allora, alla base del progetto espositivo di Temi & Variazioni. Dalla grafia all’azzeramento, rimane la volontà di guidare il visitatore verso una piena comprensione delle opere della Collezione Peggy Guggenheim attraverso la loro contestualizzazione storica e il dialogo con dipinti, sculture, installazioni provenienti da altre collezioni.

All’interno delle stesse sale, capolavori appartenenti alle avanguardie del primo Novecento si confrontano tematicamente con opere del secondo dopoguerra, fino a lambire i confini della contemporaneità, in un percorso espositivo che rappresenta un’occasione unica per osservare l’evoluzione di temi e segni in nuove forme espressive. Capolavori cubisti, futuristi, dadaisti e surrealisti: nello sperimentalismo dirompente di questa stagione, lettere, numeri e caratteri tipografici entrano a pieno titolo nell’opera e nella sua concezione, quali diretti prelievi di una realtà che viene[img_assist|nid=18860|title=|desc=|link=none|align=right|width=640|height=408] analizzata e restituita nella propria dimensione linguistica e comunicativa. Dalla Manifestazione interventista di Carrà, dai Merzbild di Schwitters, dalla Farmacia di Cornell, alle rivisitazioni che dagli anni cinquanta ne offrono Rotella, Spoerri, la parola tipografica struttura e definisce l’immagine come esplosione sonora che scardina la sintassi visiva. Se la lingua dialoga con il materiale e l’iconico, dal polimaterico di Braque al collage di Gris, la griglia resa assoluta dai radicali segni iterati di Mondrian genera la nuova spazialità del Neoplasticismo di Vantongerloo e si confronta con l’esattezza minimalista di John McCracken.

Il grafema invade in maniera evocativa le superfici plastiche e pittoriche di Tunnard, Licini e Bonfanti, sino a diventare scrittura muta e compulsava: talvolta la pittura stessa si fa scrittura diretta sulla tela o sul supporto, come nelle opere di Scanavino, Novelli, Mirko, Pomodoro, talvolta investiga i fondamenti e le reciprocità dei differenti codici visivi, come avviene negli Alfabeti e nelle Impronte di Manzoni, nelle linee di Griffa, nelle frasi luminose di Merz e Nannucci, nelle panchine della Holzer, nei disegni di Tremlett.

Scrittura è anche geometria, che dagli elementi primi della visione di Albers e Nigro, si articola nelle trame e nelle esplorazioni percettive di Morellet, Nangeroni, Vasarely, sino alle indagini del Gruppo Zero e dell’arte cinetica. La grafia è anche colore, che si traduce negli spazi lirici, intermittenti, visionari di Tancredi, Tobey, Accardi, Dorazio, Ciussi, Aricò. In altri casi invece, grafia e scrittura si trasformano in un alfabeto simbolico e astratto, facendosi apostrofi, punti, sino a violare, visivamente e fisicamente, il supporto e diventare buchi e tagli nelle tele di Fontana, Dadamaino, Opalka o come accade nelle opere delle nuovissime generazioni di artisti rappresentati nella mostra da De Marchi e Arcangelo Sassolino. Da questo ripetersi ossessivo di un simbolo o di un segno, si giunge alla necessità del loro azzeramento, attraverso una sorta di tabula rasa che comporta sia la purezza della materia sia il suo rarefarsi attraverso superfici minimali e totalmente monocrome: da Castellani a Bonalumi, da Vianello a Charlton, il monocromo scrive l’infinito attraverso il finito, nell’articolarsi di pagine pittoriche e plastiche dense di tutta la concretezza e fisicità della propria relazione con lo spazio che le circonda.

Nell’ambito della mostra, sarà la personale dedicata all’artista britannico Jason Martin, Vigil/Veglia, a rappresentare questo grado zero della pittura attraverso una serie di circa dieci opere, alcune delle quali espressamente realizzate per la mostra [img_assist|nid=18861|title=|desc=|link=none|align=left|width=640|height=640]veneziana. Tra i più interessanti pittori della generazione degli Young British Artists, Martin è stato chiamato dal curatore a presentare una sequenza di monocromi dalla texture raffinata e luminosa, sempre in bilico tra pittura e scultura, ottenuti con pennellate dense e ripetute di olio, gel acrilico o materiali misti, su superfici di alluminio, acciaio inox e perspex, ai fini di creare uno spazio vibrante in cui si trovano a convivere le infinite possibilità del dipingere.

Attraverso movimenti rotatori e slittamenti materici che, condensandosi in linee e cerchi, raggiungono l’effetto di translucenza e dinamismo, l’artista britannico ricrea sulla superficie monocroma riflessi e onde di luce e colore naturali. Attingendo alla tradizione dell’Espressionismo astratto americano e della Minimal art, l’atto del dipingere diventa per Martin una combinazione tra gestualità espressionista e rigore concettuale, con l’aggiunta di una fisicità, dovuta al movimento del corpo, che permette di stendere il colore e donare nuova vita e intensa energia alla superficie pittorica.

Nel 1997, ancora giovanissimo, Martin prende parte alla ormai celeberrima collettiva degli scalpitanti Young British Artists Sensation: Young British Artists from the Saatchi Collection, ospitata negli spazi della Royal Academy di Londra, e successivamente spostata a Berlino e New York e nel 1999 è invitato ad esporre alla Biennale d’Arte Contemporanea di Liverpool. Nel 2001 partecipa alla mostra Figure astratte, a Palazzo Rospigliosi a Roma, e l’anno successivo alla mostra L’ultima cena, ospitata a Castel dell’Ovo a Napoli. Nel 2004 espone in occasione di Monocromos. De Malevich al presente, allestita negli spazi del Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía, a Madrid. La mostra Vigil/ Veglia è resa possibile grazie alla collaborazione con la Galleria Mimmo Scognamiglio Milano-Napoli.

Dal 20 marzo al 17 maggio 2009

Collezione Peggy Guggenheim, Dorsoduro 701 -VENEZIA

Temi & Variazioni. Dalla grafia all’azzeramento

&

Jason Martin - Vigil/Veglia

Artisti: Carla Accardi, Josef Albers, Agostino Bonalumi, Georges Braque, Carlo Carrà, Alan Charlton, Carlo Ciussi, Joseph Cornell, Dadamaino, De Marchi, Piero Dorazio, Lucio Fontana, Giorgio Griffa, Juan Gris, Jenny Holzer, Osvaldo Licini, Piero Manzoni, Jason Martin, John McCracken, Mario Merz, Piet Mondrian, Carlo Nangeroni, Roman Opalka, Arnaldo Pomodoro, Mimmo Rotella, Arcangelo Sassolino, Emilio Scanavino, Kurt Schwitters, Daniel Spoerri, Tancredi, Mark Tobey, David Tremlett, John Tunnard, Victor Vasarely, Gruppo Zero

A cura di Luca Massimo Barbero

Vernissage: venerdì 20 marzo, alle ore 17.00 alla presenza dell’artista Jason Martin

Info: tel. 0412405411

info@guggenheim-venice.it

www.guggenheim-venice.it

 

 

Nelle immagini: Carlo Carrà Manifestazione interventista 1914

Maurizio Nannucci Changing Place, Changing Time, Changing Thoughts, Changing Future, 2003

Jason Martin, Primavera, 2007

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